lI Quartiere di Chiaia

 note introduttive 

 

 

 

Palazzo Reale, 2010

 

Goethe scrive nel suo “Viaggio in Italia” : “Da quanto si dica, si narri o si dipinga Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!”

Il Quartiere di Chiaia inizia da una diramazione della cinquecentesca via Toledo che sfocia a piazza San Ferdinando, al  Palazzo Reale e al Teatro San Carlo e che, svoltando ad angolo retto, si apre in via Chiaia, una  strada vivace ricca di negozi recentemente pedonalizzata, che collega come in passato, attraverso molti vicoli, o cardini, la parte orientale a monte, quella  dei  Quartieri Spagnoli, alle strade pianeggianti  che scendono verso il mare.  Imboccata la via Chiaia a destra  si incontra una ripida salita che conduce a Sant’Anna di Palazzo verso i Quartieri Spagnoli e più avanti i Gradoni di Chiaia voluti da Pedro da Toledo nell’ambito della sistemazione extra moenia, recentemente restaurati da cui, nell’alto fondale, si scorgono  la Certosa di San Martino ed il Castel Sant’Elmo. La strada di  Chiaia, inclusa nelle mura per l’espansione voluta già dal Viceré Pedro da  Toledo nel 1533,  cui lavorò dal 1592 al 1607 anche Domenico Fontana (che sistemò anche la Strada di Santa Lucia detta allora Guzmana dal viceré Enrico de Guzmàn conte de Olivares) , insisteva su un antico tracciato fluendo verso la spiaggia (chiaia) e il mare.

Lungo il suo percorso sorsero nei secoli diciottesimo e diciannovesimo importanti edifici: subito dopo il Ponte di Chiaia che unisce  la collina di Pizzofalcone alla Collina delle Mortelle (via Nicotera),  costruito già nel 1636 da Domenico Fontana e poi rifatto nel 1834, si raggiunge  sulla destra il Teatro Sannazaro. Di fronte al teatro si apre, sovrastato da un arco in una suggestiva erta di gradini, il Vicoletto di Sant’Arpino; poco oltre il secentesco Palazzo Cellamare, col suo bell’arco barocco su una breve altura. Verso la fine del XVIII secolo la Corte  Borbonica vi ospitava personalità in vista: fu abitato da Angelica Kauffmann,  da  Wolfgang Goethe, da Filippo Hackert al tempo in cui, assieme a Wilhelm Tichbein, era pittore di Corte di Ferdinando IV, fino al 1799 quando il re trasferì  frettolosameente la corte a Palermo e il Tichbein partì definitivamente da Napoli per la Grecia alla ricerca di  immagini per il suo “Omero”. Ma precedentemente vi avevano abitato Torquato Tasso e forse Michelangelo da Caravaggio, mentre nel Novecento vi ha vissuto il matematico Renato Caccioppoli.

Più oltre, dopo  rilevanti palazzi: a destra Palazzo Miranda o Medici di Ottajano del sec XVIII in cui intervennero lo Schiattarelli e Carlo Vanvitelli e a sinistra il Palazzo Caravita Sanchez de Leon detto di Sant’Arpino, costruito tra il 1786 e il 1789, la strada si diparte,  in via Filangieri e nello slargo in lieve discesa della  Chiesa di Santa Caterina verso Piazza dei Martiri e poi verso il mare. Allo sbocco di Piazza dei Martiri si apre la via Cappellla Vecchia, un tempo vasto giardino ai piedi del versante  sud-ovest del Monte Echia che conduceva alla  Cappella   risalente al X secolo che nel XV secolo divenne Abbazia, che smise di esistere nel 1788,  mentre accanto, alcuni anni prima sorgevano la Chiesa detta di Santa Maria a Cappella Nuova (oggi sconsacrata e occupata da una palestra) e più avanti il Palazzo del Marchese Sessa, dove fu l’abitazione di Lady Hamilton e di Sir William Hamilton.  Subito dopo la bella Piazza dei Martiri  col suo  Monumento ai Martiri di tante battaglie, innalzato nel 1860: quattro leoni attorno ad una più antica colonna. Attorno alla piazza si ergono i palazzi  Nunziante con i resti del bel giardino oggi quasi inesistente, Partanna, il cui restauro fu affidato al Gioffredo nel 1746 e più tardi al Niccolini quando vi andò ad abitare Lucia Migliaccio duchessa di Floridia, moglie morganatica di Ferdinando IV. Infine il Palazzo Calabritto,  nato tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, con due vasti cortili, e due portali, uno sulla piazza ed un altro sull’omonima via che scende a Piazza Vittoria e alla Villa  Comunale  tra la Riviera di Chiaia e via Caracciolo. Lateralmente a Palazzo Partanna si apre via Poerio, l’antico Vico Freddo, amena strada parallela alla Riviera, in cui troviamo una piccola Chiesa Luterana. In fondo alla strada la Chiesa di San Pasquale e nei pressi dell’omonima piazza la Chiesa Anglicana.

 Anche da piazza San Pasquale si raggiungono la Riviera e la Villa Comunale esistente già per una sistemazione a giardino alberato voluta dal Viceré Moedinacoeli nel 1697, poi sistemata con statue e fontane nel progetto di Carlo Vanvitelli  alla fine del Settecento, ultimamente impropriamente modificata, demolita la cancellata e i preziosi lumi ottocenteschi,  dalla recente sistemazione degli architetti Alessandro e Francesco Mendini. Nel suo perimetro sono stati edificati la Stazione Zoologica e Acquario Dohrn, il più antico centro per la ricerca biomarina d’Europa realizzato nel 1873; la Cassa Armonica di Enrico Alvino progettata nel 1887; il Circolo della Stampa ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale da Luigi Cosenza e Marcello Canino nel 1948; il Circolo del Tennis realizzato nel 1906 e la Casina Pompeiana, centro di mostre. La Villa Comunale termina nella Piazza Quattro Giornate.

   

 

 

La Villa Pignatelli, 2011

 

 Sulla Riviera di Chiaia,  pressappoco all’altezza di Piazza San Pasquale,  si stende il grande parco della neoclassica Villa Pignatelli . La villa voluta da John Acton, ministro di Ferdinando IV, nel 1826, acquistata poi dai Principi Aragona Pignatelli Cortes, sede di un Museo è detta oggi “La casa della Fotografia”.  Più avanti il Palazzo Caravita di Sirignano acquistato nel 1838 dal Principe Leopoldo delle Due Sicilie Conte di Siracusa che lo fece sistemare da Fausto Niccolini che vi innalzò anche un Teatro. Oggi il palazzo è sede  della Tirrenia.  Si giunge quasi alle radici di Posillipo col citare la Chiesa di San Giuseppe a Chiaia fondata dai Padri Gesuiti  tra il 1666 e il 1673.  

 Tornando a monte della piazza dei Martiri la via Chiaia svolta ad angolo retto  e, come si diceva,  prende il nome di  via Filangieri dall’omonimo palazzo in cui visse  e morì nel 1870 Saverio Mercadante e dove pose la lapide in ricordo lo stesso Gaetano Filangieri;  poco più avanti sul lato sinistro, parallela e dolcemente in discesa, con altre stradine perpendicolari dirette al mare e alla spiaggia, si diparte via Cavallerizza, una piccola strada di basoli vesuviani, una via  pullulante di negozi che conduceva alla Caserma della Cavallerizza, fondata nel XVII secolo, (oggi scuola Media Tito Livio), ai suoi giardini che quasi si confondevano col bel parco di Palazzo Roccella, distrutti dalla sistemazione urbanistica ottocentesca, oggi Museo delle Arti, il PAN.

Via Cavallerizza, attraversata da importanti strade perpendicolari al mare, via Carducci e via San Pasquale, prosegue verso la via Ascensione a Chiaia per giungere alla Chiesa dell’Ascensione voluta  nel 1622 dalla beneficenza di Michele Vaaz conte di  Mola che ne affidò la realizzazione a Cosimo Fanzago che completò il Cappellone e l’altare nel 1628. Presenza preziosa è sull’altare la tela  di Luca Giordano  raffigurante San Michele Arcangelo. Anche questa strada immettendosi in via Martucci va verso la Riviera.

Tornando in via Filangieri la strada continua con lo  scenografico Palazzo Mannajuolo,  progetto architettonico e indovinata intuizione urbanistia di Giulio Arata del 1912. Dopo le ripide ed ampie rampe Brancaccio (volute anche queste da Pedro da Toledo) che salgono precipitose  a monte, la strada prosegue assumendo il nome di  via De’ Mille  con il Palazzo Spinelli,  Palazzo d’Avalos del Vasto, dai bei giardini purtroppo in rovina,  Palazzo  Carafa di Roccella; la strada dopo l’incrocio con via Carducci diventa  via  Vittoria Colonna,  verso Piazza Amedeo, ma prima si erge la Chiesa di Santa Teresa a Chiaia, inizialmente una piccola chiesa costruita nel 1625, poi, aumentando la popolazione su quel versante fuori le mura, venne ricostruita imponente su un’ampia scalinata da Cosimo  Fanzago per incarico delle Suore Teresiane scalze; più avanti alla confluenza con via San Pasquale, sulla destra sotto le scale che conducono al Parco Margherita, l’antico Teatro Sancarluccio.  Questa è la zona più affollata di antichi palazzi o meglio ville, per la vastità dei giardini, tra queste il  grandioso complesso della Villa Reale di Ferrante d’Aragona e del figlio Alfonso II, tra la moderna via Vittorio Imbriani, presso via Cavallerizza, e via Poerio, molto più a valle, di cui oggi nella villa Bivona rimangono i resti dell’immenso parco e un rudere di fontana.

Da via Vittoria Colonna  si giunge  alla circolare Piazza Amedeo con la  Stazione della Metropolitana e quasi accanto la Funicolare di Chiaia. Dalla piazza si snodano altre tre strade:  a destra è via Torquato Tasso con  (la strada sale al Corso Vittorio Emanuele e giunge prima al Castello Aselmeyer di Lamont Young e molto più avanti  a destra, alla Cittadella Monastica di Suor Orsola Benincasa costruita attorno al 1850, oggi sede di una Università. Nel complesso sono da rilevare il Chiostro maiolicato con i giardini, la Chiesa e la Sala degli Angeli, centro di conferenze e convegni, ricca di un’Immacolata di Andrea Vaccaro e di un  San Giuseppe col Bambin Gesù di Andrea Malinconico.  Le altre strade sono via Crispi e via Martucci: via Martucci scende verso la Chiesa di Santa Maria in Portico e poi verso la Riviera accogliendo la confluenza di via Ascensione.  La Chiesa costruita nel 1720  ad opera di Domenico Vaccaro sulla vasta tenuta dei Duchi di Gravina con la trasformazione del Palazzo ducale, donato ai Padri Lucchesi nel 1646, comprendeva anche un Monastero oggi  in parte sede dell’Istituto de Sanctis.  L’ultima strada che parte da  Piazza Amedeo è la signorile via Crispi in cui assieme ad altre ville e palazzine signorili spicca l’Istituto Grenoble di architettura neorinascimentale, con suo bel giardino a monte. La strada diritta nel primo tratto, dopo il Parco Matarazzo e un’ampia curva si congiune al Corso Vittorio Emanuele su cui affaccia la Stazione di Mergellina; principia  la Galleria delle Quattro Giornate accanto  al  sepolcro di Virgilio e di Leopardi sistemato nel 1930 e la Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. Procedendo verso Piazza Sannazaro si giunge  alle radici del  Quartiere di Posillipo.

 

Maria Carla Tartarone, 7 dicembre 2011

 

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