Nella Galleria Artiaco

è tornato

Alan Charleton

 

Alan Charlton, il triangolo ed il suo grigio

 

Alan Charleton (1948, Sheffield) è di nuovo alla Galleria Artiaco con i suoi “grigi”, cui rimane fedele ormai da molti anni, definito da immagini geometriche sempre più essenziali e pure. L’artista ha portato in mostra una selezione di opere realizzate tra il 1991 ed il 2012, espressioni del suo ultimo percorso artistico. Inizialmente l’artista dipingeva sempre in monocromo, ma in vari colori, poi, nel 1969, determinò di voler fare un quadro grigio. Da allora la sua ricerca è proceduta nella stessa direzione, sebbene in continua metamorfosi, perché il quadro non è sempre uguale nel colore, il grigio può variare se l’artista vi mescola il rosa o il verde o il blu ricavando una temperatura diversa, una per ogni opera.

Costante invece l’ortogonalità: gli elementi di base, rigorosamente geometrici, vengono usati come moduli da giocare in molteplici formazioni, realizzando composizione sempre diverse. Ogni composizione col suo grigio viene disposta nella galleria, secondo la provenienza della luce, nello spazio ideale, sì che il suo colore venga esaltato.

Se riandiamo indietro nel tempo è’ una ricerca che ha spinto molti artisti, attratti dall’astrattismo, sia geometrico che concettuale: lo stesso spirito aleggiava nelle ricerche di Samuel Beckett, di Vasarely e anche di Giacometti, forse ancor più in quelle di Mondrian. E già la corrente De Stiyl aveva inteso raggiungere l’armonia attraverso l’equilibrio dei rapporti fra linea colore e superficie, da cui però Charleton ha preso già da tempo le distanze .Vi fu invece un altro pittore ad innamorarsi dell’espressione monocromatica, Yves Klein (1928-1962) che praticò il monocromo nell’ambito di “nuova pittura”. Egli, con una decisione analoga, si volse alla ricerca del blu ideale ed ebbe notevole successo nell’ottenimento del blu oltremare che prese il suo nome (1955).

L’ interazione con lo spazio è poi per Charleton l’ultimo fine: è la completezza che l’opera raggiunge nella collocazione del quadro nell’ambiente ed è il pittore stesso a volerla definire poiché l’opera e lo spazio circostante devono risultare intimamente legati e perfettamente modulati. Oggi in Galleria l’elemento che primeggia è il triangolo che sembra riflettere, insieme al suo grigio, il massimo della sintesi espressiva di Charleton. Quale sarà il seguito della ricerca?

 

 

Maria Carla Tartarone, marzo 2013

 

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