In  Santa Maria La Nova

La Pittura del Novecento

di

Andrea Cefalì  

 

 

 

Andrea Cefalì,  “Autoritratto”, 1926 ca , olio su tavola, cm. 56x33

 

L’associazione culturale Hemera presenta una personale  di Andrea Cefaly  (Cortale 1901-1986) negli spazi museali di Santa Maria la Nova.

 L’artista è rappresentato dalle sue opere lungo tutto il suo percorso, fin dagli anni giovanili in cui si sentiva preso dai grandi maestri, li studiava e li cercava con passione come quando alla Biennale di Venazia del 1948 fu folgorato dagli impressionisti in mostra che,  come può vedersi dalle opere, erano già nella sua pittura.

La  pittura di Cefalì, a olio su tela o su cartone, penetra nello spettatore con nostalgia  per la rappresentazione di un mondo appena concluso, una parte del Novecento troppo poco diffusa.

La  sicurezza del tratto, i colori forti, le pennellate decise  ci riportano ai grandi pittori, al   Felice Casorati di cui  Cefalì fu per lungo tempo allievo  e di cui rispecchia nelle  prime opere la pulizia formale come in “Cappello sulla sedia”, del 1927 o in “Composizione con frutta e bicchiere” del  1928.

 

 

 

 

Andrea Cefalì, “Figure”, olio su cartone, cm.71x60, 1953

 

Ma  già nei ritratti del 1923 e nell’ “Autoritratto”  del 1926 aveva in sé la pittura che avrebbe prodotto più tardi nei silenzi di Cortale  avvicinandosi alla metafisica di Filippo De Pisis e di  Giorgio Morandi nelle nature morte e nei vasi di fiori, ma anche esprimendo lo stato d’animo vicino agli espressionisti tedeschi nei ritratti sofferti e tracciati dal solo colore.   E’ un pittore che ben rappresenta la cultura di quei luoghi dell’Italia nascosta che oggi si cercano e che rivelano preziosi tesori conservati  purtroppo nel silenzio.

 Si può quindi ben dire, soffermandosi sulle opere di Andrea Cefaly, come innanzi tutto gli si attagli il termine di pittore del silenzio e  come l’artista abbia elaborato, nella ricerca di sé e della sua maniera, la cultura e  lo spirito del suo tempo in un’arte figurativa che rappresenta una  “mìmesi” universale. Una pittura acquisita prima da giovanissimo a Napoli, indi come s’è detto negli incontri con i grandi maestri tra gli anni 1927-28 e poi maturata in Calabria nella sua cittadina dove già il garibaldino nonno omonimo a metà Ottocento aveva fondato La Scuola di Cortale.

Pittore intenso, schivo, poco incline a partecipare alle mostre. il Catalogo ricorda quella del 1956 alla Galleria del Vantaggio di Roma presentata da Carlo Barbieri e quella alla Galleria Stefano Cairola di Milano in cui ebbe grande successo. Molti sono stati  i premi ottenuti dal pittore e molti i critici e gli storici dell’arte che si sono occupati di lui: Achille Curcio ne scrisse due monografie; Mario Monteverdi lo inserì nel suo “Annuario degli artisti Visivi Italiani”, Seletecnica 1972; Raffaele De Grada ne curò una monografia in cui lo definì “pittore dell’anticelebrazione”; e poi Carlo Barbieri, Giuseppe Sciortino, Luigi Tassoni, Giorgio Severo, Ennio Francia, Marcello Venturoli, Ugo Nebbia, Virgilio Guzzi, Valerio Mariani, tutti giunsero con la loro critica stimolante nel ritiro  di Cortale.

  Nel 2004, a ricordarne la figura,  nel Complesso Monumentale di San Giovanni di Catanzaro fu allestita l’antologica “Il Maestro Ritrovato” a cura di Vincenzo Farinella e Gianni Schiavon.

Le sue opere colpiscono, destano  interesse per l’intensità degli sguardi, per le nature morte equilibrate nello spazio, per la stesura del colore granuloso e compatto, per l’atmosfera che coinvolge lo spettatore.

 E’ un pittore che  viene  riproposto con buona ragione, moderno, di una contemporaneità figurativa nientaffatto accademica, ma che ci rimanda a ricordi profondi in un colloquio interiore nostalgico.

 

 Maria Carla Tartarone, maggio 2012

 

 

 

 

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