Il Museo Guggenheim di New York

dal 4 novembre interamente dedicato

alla retrospettiva

“Maurizio Cattelan All”

 

 

Maurizio Cattelan “Crocefissione” opera già  esposta  nella chiesa di Donnaregina al Madre

 

             Sono infelice appendo tutto e smetto” così intitola Pierluigi Panza sul Corriere della Sera del 10 ottobre l’annuncio della prossima mostra  “Maurizio Cattelan All” a New York nel famoso  Museo Guggenheim di Wright.  Ed a Paride Vitale che su Panorama del 26 ottobre  in un’ intervista  gli chiede se sia vero che andrà in pensione dopo la mostra, Cattelan conferma: ”Oltre a essere la prima, questa è l’ultima delle mie retrospettive. 140 pezzi, la mia storia, tutti insieme in un colpo solo…andranno a formare una nuova opera, un enorme carosello dove chi ruota è il pubblico, salendo la rampa circolare e le mie opere saranno appese al centro cadendo da diverse altezze”.

             Forse l’artista  intende raccogliere  le sue creature in una visiona totale e salutarle per liberarsi di questo percorso di vita, come quando, nel 1985,  si liberò dal suo lavoro in obitorio. Il che la dice lunga quanto al tormento dell’uomo, e molto rivelano le sue letture  messe in evidenza dalla curatrice della mostra e del catalogo, Nancy Spector (Corriere della Sera, 10 ottobre): ad esempio le amate pagine più satiriche e audaci di Philip Roth nel romanzo “Lamento di Portnoy” in cui il protagonista  Alexander è,  come il nostro artista, “alla continua ricerca di una via di fuga da se stesso, dal suo passato e da tutte le regole che gli sono state imposte”. Per Cattelan il lungo percorso autodidatta nel mondo dell’arte,  una ricerca della sua espressività, della sua maniera anche attraverso le personalità per lui più significative quali quelle di Duchamp o Warrol, potrebbe considerarsi come il lettino dell’analista cui si rivolge l’Alexander Portenoy di Roth.

            Per quanto riguarda la mostra-evento la giovane Nancy Spector (1981), intervistata da Francesco Bonami, si considera soddisfatta: era tempo che cercava di varare una mostra di Cattelan nel famoso Museo newyorkese; le sembra finalmente centrato il progetto migliore per esporre le opere del maestro italiano, appese  tutte insieme nella  spaziosa spirale  centrale dell’architettura di Wright. Non sarà una mostra cronologica classica: quel che è certo è che tutte le opere saranno  le originali tranne una o due opere in marmo troppo pesanti per venire appese. Rare, forse una soltanto, quelle rifiutate dai proprietari.

            Dunque Cattelan definito dalla Spector  a buona ragione “un pensatore” ci mostrerà le sue riflessioni sul mondo contemporaneo concretizzate, a mio parere, in opere che ben rappresentano lo spirito del tempo, lo Zeitgeist, come l’arte di tutti i tempi. Infatti la sua interpretazione del mondo, storicizzata in tutti questi anni - che poi non sono tantissimi, considerato che l’artista è  nato a Padova nel 1960- dimostra una visione chiara, nientaffatto superficiale, ma cruda di quel che è  la vita dell’ultimo cinquantennio nel Mondo e la rappresentazione dell’ultimo suo monumento esposto in Piazza Affari a Milano sintetizza la sua conclusione. Come già nel 2009, nell’ambito della mostra napoletana “Barock”, l’ostensione  della blasfema “Crocefissione” in Donnaregina appariva dissacrante, sarcastica ed oggi profondamente suggerita dalla realtà.

            Cattelan  dicevo, è un autodidatta, comincia la sua carriera negli anni Ottanta in varie direzioni: si dedica alla pittura e spesso combina la scultura con la performance e le sue provocazioni non cessano di sorprendere  e di scandalizzare, incidendo profondamente sulla comunità, tanto che vi sono alcuni come Jonathan P. Binstock, curatore d’arte contemporanea, che lo considerano, d’accordo con la Spector, -che lo accosta anche ad Andy Warhol e ancor più al “rephotography” Richard Prince ( il suo un rady mady colto senza remore), figure di fatto rilevanti nella sua preparazione artistica- “uno dei più grandi artisti postdadaisti  e postduchampiani” che si burla della contemporaneità in una critica  a mio vedere assai aspra.

            Cattelan promette che, per un accordo raggiunto con la Chiesa Cattolica, dopo la mostra al Guggenheim, riporterà in Polonia, a Varsavia,  Papa Wojtyla in una versione in marmo. Quella originale, una scultura in lattice, cera e tessuto, raffigura il Papa colpito da un meteorite, “La Nona Ora” del 1999, battuta da Christie’s nel 2001 per la cifra di 886 mila dollari, due miliardi di lire dell’epoca. (Negli ultimi anni queste cifre astronomiche non vengono più concepite per nessun artista contemporaneo, il mercato dell’arte sembra essersi ridimensionato). E’ di poco successiva la scritta provocatoria “Hollyvood” collaterale alla Biennale di Venezia 2001, sulla collina di Bellocampo, nella Conca d’Oro di Palermo, sopra la discarica. Oggi non scandalizzerebbe più: l’artista è anche un pensatore preveggente.

            Mentre Cattelan sembra  dunque involarsi  a nuovi progetti, forse l’organizzazione di una mostra nella casa di Leone Tolstoj come curatore, come ci riferisce ancora  Paride Vitale, la sua ultima  opera, approntata per  essere in mostra nella rotonda antistante il Museo, “Turisti”, raffigura un gruppo di placidi piccioni che non sembra vogliano volare via. E’ il vero pensiero di Cattelan?

 

Maria Carla Tartarone, 3 novembre 2011

 

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