“Al Blu di Prussia”  

“Milano-Napoli”

di

Alessandro Busci

 

 

Alessandro Busci, Piazza Plebiscito, smalto su ferro, 2011

 

Alessandro Busci  giovane  architetto, nato nel 1951,  comincia la sua carriera di artista nel 1996  con un premio nella Galleria d’Arte Suzzara di Mantova. Nel 1999  presenta nella galleria d’Arte di Antonia Jannone a Milano “Acqua sporca. Luce marrone”  una Personale, ben accolta dalla critica, che già indica qual è la direzione in cui proseguirà il giovane artista. Dello stesso anno è una sua presenza nella Collettiva  di Palazzo Cicogna a Busto Arsizio. Nel 2001 lo si vede in una Collettiva a Strasburgo e nel 2002 ancora  in una Personale, “Steel Life”,  nella Galleria  di Antonia Jannone, che ne segue il percorso con attenzione conducendolo anche a Napoli in questi giorni. In quell’anno vince il primo premio partecipando a Venezia a “La Fenice des artistes”.

Prestigiose sono ancora le mostre personali a Bordeaux,”Paisages” nel 2003 e nel 2004. Significanti della sua poetica sono i titolo delle mostre collettive cui partecipa: nel 2004 “Normali Meraviglie: Il fantastico quotidiano in 365 oggetti” ai Magazzini del Cotone  a Genova; o “Nuovo Romanticismo” nel 2006 a Cremona, e nello stesso anno la personale dal titolo “Vespertine”.

 

 

 

 

   

Alessandro Busci,” Napoli, il Porto Industriale” smalto su ferro, 2011

 

Nel 2008  cominciamo a notare la  presenza del corten  base dei suoi quadri che  ben si accomuna  al suo modo di fare pittura: base metallica distesa al suolo, pennelli e tecnica giapponesi, stesura del colore che ricorda gli artisti orientali nell’arte di costtruire la loro scrittura, colore denso e intenso, uso di acidi a ritoccare l’insieme costruito senza uso del disegno. Il pittore, nato agli albori degli anni Cinquanta  a Milano, sembra ispirarsi a quegli anni nel suo costruirsi pittore: rivede quegli artisti quasi istintivamente, persegue quelle atmosfere rinnovandole: parlo di pittori espressionisti astratti,  al seguito di Pollock, alla perenne ricerca di se stessi, come Clifford Still, Willem de Kooning, Robert Motherwell, Hans Hartung e gli orientali nella stesura dell’arte grafica o in Yan Pei Ming (alla Gamec nel 2008, “Paesaggio con pitbull”).

Quello di Busci è un espressionismo rivolto al paesaggio contemporaneo: quello delle fabbriche, degli aeroporti, degli scorci di New YorK aurorali, “Il Ponte di Broocklin”, immagini conservate nella memoria e negli scatti fotografici riportati dai  viaggi. Si può ipotizzare con Trione (Corriere della Sera, 3 febbraio), a proposito del paesaggismo contemporaneo, che “abbiamo bisogno di provare a capire come sta cambiando il gran teatro nel quale trascorriamo la nostra esistenza”.  Ed è certo, da alcuni segnali, che possano scaturire nei primi decenni  del nuovo secolo nuove avanguardie come accadde agli inizi del Novecento che, da un analogo disagio, scaturisse un proliferare di avanguardie in concomitanza altresì dell’affermarsi di nuove tecniche, in quel tempo la Fotografia oggi il Web design (cfr. la videoarte di Bruno Di Bello al PAN: “Fractalis and Other”).

 

Maria Carla Tartarone, febbraio 2012

 

 

 

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