Ricordo di

 Renato Barisani

 Maestro dell’astrattismo geometrico

 

 

Barisani “Luce nella notte”, tecnica mista su tela, 2002, 80x100

 

Nato a Napoli nel 1918, Renato Barisani muore il 3 settembre. Sono iniziate le celebrazioni del  Maestro dell’arte geometrica.

Con grande rimpianto, dopo aver incontrato pochi mesi orsono il Maestro nel cortile del Maschio Angioino, desidero ricordarlo ritornando alle sue prime espressioni artistiche.

Nel 1946 Barisani scolpisce “Un uomo seduto” rivelando già i suoi modelli, gli  espressionisti e Picasso, com'è giusto in un giovane autore del tempo. Terminata la guerra da poco, Barisani, con la diffusione della cultura europea a Napoli, scopre la sua vocazione per l'astrattismo in un concetto dell'arte come libertà totale. 

Dal “Gruppo Sud”, che aveva tentato di unire tutti gli artisti  napoletani, pur di indirizzi diversi, scaturisce  nel 1951 il “Gruppo Arte  Concreta”, astrattista-concretista,  di cui  Barisani è uno dei firmatari con De Fusco, Tatafiore e Venditti.  Vi si includono tutte le arti visuali compresa l'architettura. La visione deve essere collettiva, non vi possono esistere individualismi.

Nello stesso anno il gruppo partecipa alla mostra “Arte Astratta e Concreta in Italia”, allestita a Roma nella Galleria Nazionale d'Arte  Moderna. Sono anche gli anni della unione di intenti  con il M.A.C. (Movimento Arte Concreta) di Bruno Munari (teorico Gillo Dorfles), che a Milano propugnava di slegare i contatti con il naturalismo nella scelta di un'arte astratta che rigorosamente si affidasse alla linea, lo spazio, la forma. “Arte Concreta” aderisce  alla corrente  milanese e lo evidenzia nella Mostra del '54 nella “Galleria Medea “ di Napoli dove conferma il principio che l'arte contemporanea non intende “rappresentare” la tradizione ma “formare” una nuova concezione dell'arte per una nuova società.

Nel '57  il gruppo pubblica “Documento Sud” che rinnova gli intenti morali  e strutturali             proclamati nel '51.  “Arte Concreta”  si riunisce  ed espone prima a Napoli, “Al Blu di Prussia” di Mannaiuolo, poi a Firenze nella “Galleria Krampen” e a Milano. Intanto il M.A.C. va, nel '58, verso

l'esaurimento della sua carica riformatrice ed utopica mentre  Barisani si volge all' arte informale. 

Questo il primo periodo di Barisani, che in seguito alterna i suoi interessi tra scultura e pittura, negli anni Sessanta quando l'artista inizia a utilizzare la plastica ed il plexiglas          

Negli anni Settanta Barisani sperimenta il neon:  ecco “Cubo luminoso” del '71 e poi alla Biennale di Venezia del '72  un'opera al neon. Mentre  per il Natale dello stesso anno l'artista viene chiamato a decorare la piazza Carità a Napoli con un obelisco luminoso.

Del 1977  è una esaustiva mostra antologica a Villa Pignatelli che raccoglie testimonianze del suo lavoro col gruppo  napoletano “Geometria e Ricerca”.

Dal 1978 al 1984 il Maestro insegna all'Accademia di Belle Arti di Napoli.

Nell'88 lo troviamo partecipe di una collettiva al Palazzo Reale di Napoli, “Napoliscultura”, esclusivamente come scultore. Nelle numerose fotografie del Catalogo curato, nella parte che riguarda Barisani, da Arcangelo Izzo, troviamo immagini  retrospettive: “Energia centrifuga” in metallo del'53, “Struttura con tre piedi” in metallo ancora del '53, cui sembra ispirarsi, nello stile e nell'uso del materiale, in “Oggetto modulare” del '67, “Due moduli neri e  due moduli bianchi”, anche del '67, “Sei moduli bianchi“ de '68, cui seguono “Modulo ondulato” del '70, “Cilindro” sempre del '70, che riprenderà in“Vuoti articolati” del 2008, in mostra al Pan.

Nel 1993 gli viene assegnato il prestigioso “Premio Pollock” dalla Krasner-Pollock Fundation di New York.  Numerose sono le mostre dei primi anni  del 2000, collettive e personali sparse in Italia.

Arriviamo sinteticamente alla mostra dedicatagli dal Pan nel 2008, per i suoi Novant’anni in cui Barisani espone sedici dipinti, quattro  grandi sculture, tre sul bel terrazzo retrostante il Palazzo Roccella: “Percorso Movimentato”, in acciaio corten verniciato giallo nero e blu, “Varco” scultura in metallo grigio del 2000 e  “Salto sul bianco”, acciaio corten verrniciato,  ( tutte realizzate tra  il 1967 e il 2000).

Nella sala interna, del 2008, in trasparenza è sistemata “Vuoti articolati” in ferro nero, già citata. Attuale e attraente è la collezione di gioielli, collane ed anelli in argento e pietre dure ed altri di ottone nichelato- dorato e pietre dure, oggetti disegnati tra il 1960 e il 2006.

 

 

Barisani “Percorso movimentato”, acciaio corten verniciato

 

 

Nei quadri, (in media di cm. 80x100), da “Incursione  nel rosso” del 1992 a “Curve nel blu” e a “Deserto” del 2007, l'artista utilizza la stessa tecnica mista su tela applicata su legno,  con la stessa pennellata ed i colori meditati, distesi piatti su disegno geometrico-plastico, accesi.

Vi è presente anche il riferimento all'uso di materiali estranei alla pittura vera e propria come in “Vesuvio” del 2007 ove sono presenti residui  magmatici.

Era chiara in mostra dunque la summa di tutti gli elementi elaborati nell' intera carriera con  rigore, grande coerenza e creatività.  

 

 

 

Barisani “Vesuvio” tecnica mista, 2007, 162,5x130,5

 

Il maestro stesso infatti dichiara (Corriere del Mezzogiorno, 30 settembre 2008) che, “superata da tempo la gabbia dorata del geometrismo assoluto....ritorna piuttosto alla mutante vitalità della natura anche se appena accennata o solo sottintesa” e precisa: “ Con gli inizi degli anni Ottanta mi sono dedicato a una ricerca che si è fatta via via più pittorica, cromatica, perfino tattile. Che ha punti di contatto con la ricca produzione informale degli anni Sessanta, che dà origine a quella che io chiamo Astrazione Organica”.  

 

 

 

Barisani “Dialogo”, opera in legno, 1988

 

A questo proposito possiamo ricordare “Stabilità e dinamismo” dell' '81 ed ultimo, qui raffigurato, tratto da un' immagine di Palazzo Reale nella mostra dell' '88, “Dialogo”, scultura in legno.

Nelle opere infatti abbiamo ritrovato intatto il suo iniziale percorso, la sua poetica che si è rinnovata ciclicamente e ampliata  nelle fatiche scultoree e pittoriche, nei contatti con l'arte contemporanea europea e mondiale, fino a giungere ai risultati più recenti visibili nelle mostre degli ultimi anni: nel 2009 (“In forma geometrica”, collettiva al Maschio Angioino; “Silence”, a Carolei, in provincia di Cosenza; in “Maestri del Novecento” a Calcate presso Viterbo ); nel 2010 (“Novecento a Napoli”, nel nuovo Museo del Novecento; “Lavori in corso” al FRAC di Baronissi; “Convergenze Geometriche” alla Reggia di Caserta; “Altre contemplazioni” al LIBRA di Catania); nel 2011: (“Segni del Novecento al MAT , il Museo dell’Alto Tavoliere a San Severo; “A vida è a arte do Encontro” nell’Archivio-Laboratorio di Pestum). E nelle numerose mostre in prestigiose Gallerie private.  

 

Maria Carla Tartarone, settembre 2011

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