Antonio Barbagallo

con “Nomina Nuda Tenemus”

al MA, Movimento Aperto

Di Ilia Tufano  

 

 

 

 

Antonio Barbagallo, particolare di “Nomina nuda tenemus”

 

 La  doppia Sala del MA di Ilia Tufano si divide nell’esposizione delle opere di Antonio Barbagallo in tre momenti: il primo rappresenta in 10 lastre di ferro e cellulosa i tracciati di stelle con i loro codici identificativi; il secondo composto di 12 lastre rappresenta porzioni di cosmo e codici di stelle; il terzo in dodici lastre vuole rappresentare la cadicità degli astri e la scomparsa del loro nome: un planetrario in evoluzione la cui rappresentabilità diviene via via più vaga fino a lasciar percepire la prossima scomparsa. In “Nomina nuda tenemus” l’artista analizza la realtà che sfugge all’uomo nella contrapposizione imprescindibile con l’irrealtà, con un astrattismo ineludibile.

 Nelle opere in mostra l’artista indaga sulle strutture vitali che ci sorreggono giungendo ad esemplificare con la contrapposizione dei numeri e delle lettere alla realtà il dramma della vita dell’uomo che si sfalda e si sgretola: ormai gli studiosi hanno  riempito di simboli numerici le cartografie dei cieli, laddove nell’antichità l’uomo poteva individuare con lo sguardo le caratteristiche  che distinguevano le stelle.

 

 

 

 

 

“Nomina nuda tenemus” una delle trentadue opere in mostra

 

Volgendosi all’analisi del sistema stellare, ormai raffigurato in numeri e lettere,  l’artista riesce a rappresentare la realtà che si decompone e la solitudine dell’uomo. La sua ricerca si è volta sempre più a questi planetari misteriosi, costituiti da numeri mentre la luce si attenua, quasi come quella di una candela posta innanzi alla ricostruzione di un frammento operata dall’artista, una materia ferrosa e vagamente luminescente: è la consolazione di un barlume che lascia individuare qualcosa, una speranza anche se breve, ma prevede l’artista, la candela si spegnerà  ed anche il suo codice sparirà. La rappresentazione del dramma umano raffigurato nel dramma cosmico consente all’artista la costruzione di opere che risultano frammenti pulsanti di materia stellare con l’uso di impasti terrosi illuminati dal colore bruno ramato e interventi scultorei appena accennati sui bassorilievi che accennano,  rilevandoli dai misteriosi movimenti del cosmo, tracce di materia vibrante.   

 

Maria Carla Tartarone, gennaio 2012

  

 

 

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