AL PAN

“Oltre la Paralisi”

Una collettiva di arti visive e performative

 

 

 

Massimiliano Mirabella, “Lasciatemi stare”, stampa fotografica su dibond, 100x100, 2012

 

Il  Colletivo Urto è  un gruppo di studio, nato nel web, formato da artisti, curatori ed addetti ai lavori, presente da qualche anno al PAN con un progetto interessante: stimolare  gli artisti a produrre; esporre ed archiviare come bene di tutti le opere prodotte da artisti che vogliano partecipare alla protesta contro la paralisi dell’arte, della cultura, del progresso. Il progetto è stato accolto dall’assessorato alla cultura e Turismo del Comune di Napoli ed ha il sostegno della direttrice del Pan Marina Vergiani, nonché la consulenza di Tony Stefanucci. Il collettivo costituito da Lorenzo Mantile,  Domenico Esposito e  Giuseppina di Pasqua,  si è messo al lavoro con decisione: ha organizzato e diramato sul territorio una serie di iniziative, muovendosi anche in direzione del sostegno alla Cooperativa sociale “Occhi Aperti” del rione Scampia.  Il tema della paralisi da affrontare e superare con determinazione  è stato propagato  con un call che accoglie le proposte degli artisti pronti a rimuovere con una denuncia artistica la paralisi profonda che attanaglia il mondo contemporaneo. In pochi giorni di call sono state raccolte più di settanta adesioni venute da ogni dove, oltre i confini della Campania. Le opere giunte, che hanno imposto un duro lavoro di cernita ai rappresentanti del collettivo, sono state attentamente analizzate sia nel progetto che nella realizzazione e sono state distese attente schede critiche ed esplicative che andranno raccolte in un Catalogo. E’ stata quindi allestita la Collettiva “Oltre la Paralisi” nelle sale del piano terra e nel cortile del Pan. 

 

 

 

Sasi Menale, “Il risveglio della Sirena”, alabastro di Volterra, luce al neon 90x45, su base in legno 90x70, 2012

 

Le performances che  hanno aperto la mostra  il 10 e l’11 marzo, poi visibili in video, sono state:

- “Pathos” (c.ia Danza Flux di Chiara Alborino e Fabrizio Varriale),

- “Fabula Rasa- Progetto uno” (regia di Pino Carbone),

-“Tragedia per Manichini da Crash Test” performance di Musica e Action Painting, ideazione scenica di Luigi Morra con i Camera e Marco Matta,

- “Duo di Laptop” di Andrea Arcella e Dario Sanfilippo.

Il progetto comprende anche “Extralab”, corsi di Pittura extramediale e di tecniche extramediali condotti da Rino Squillante presso l’Accademia di Belle Arti.

La mostra che doveva chiudersi il 24 marzo, per i molteplici consensi è rimasta aperta fino al 10 aprile.   

Il gruppo di artisti in mostra è ben folto:  Angelo Barretta, Angelo Santonicola, Anna Maria Saviano, Azzurra Mozzillo, c.ia Danza Flux, Conni Celotto, Domenico Dom Barra, Emmanuele De Ruvo, Enrico Borriello (Pinasv), Fabulouskhate, Gilda Rotello, Giovanni Napolitano, Loris Lombardo, Marco Abbamondi, Marco Iannaccone, Massimiliano Mirabella, Melania Oppenheimer di Leo, Pasquale Di Donato, Peppe Esposito, Raffaele Biondi, Re:merda, Salvatore Bellella, Sasi Menale, Semmai Factory.

Le  opere, ciascuna nella maniera propria dell’artista, esprimono una doppia  visione: denunciano la paralisi e manifestano il moto di rivolgimento che  vogliono conseguire. Paralisi in quanto percepiamo l’attimo eterno della creazione artistica che manifesta l’intimo pensiero di reazione, di rivolta dell’artista. Nell’ opera vive il manifesto del superamento, del voler andare oltre, del passaggio auspicato.

La visione della mostra ben esprime l’intento del Collettivo Urto: si può scrivere di alcune opere esposte per  approfondire  il messaggio.

 

 

 

 

Loris Lombardo, “Alba”, olio su tela, 120x170, 2011-2012

 

 Nonostante l’arte contemporanea si eprima essenzialmete con materiali di riciclo, viva di street art (vedi in mostra l’opera di Salvatore Bellella, senza titolo, che si arricchisce di writing)  o di body-art si trovano ancora artisti che si esprimono con materiali tradizionali in cui ormai entra anche la fotografia e Sasi Menale costruisce il suo “Risveglio della Sirena” con alabastro di Volterra, ponendosi non solo sulla scia della scultura plastica dell’ottocento e del primo novecento di  Vincenzo Gemito, di Medardo Rosso, di Adolfo Wildt e via dicendo ma anche dei più recenti Henry Moore e Barbara Hepworth, citati da Domenico Esposito. Non dispiace affatto vedere come un’artista non dimentichi e faccia propria la cultura trasmessale trasformandola in un pensiero proprio e in un’opera intima e contemporanea.

 Così vediamo, commentati da Lorenzo Mantile, gli straordinari oli su tela di Raffaele Biondi, “Apnea” che sono una sfida ai ritratti fotografici in bianco e nero, nella fissità delle immagini di fine ottocento, ma che qui vogliono significare estraniamento, disagio, sofferenza per un mondo che non concede  adeguati contatti spirituali.

 E la “Traiettoria ottimale” di Angelo Santonicola, una tassidermia che mostra un pollo appeso con improprie enormi e incongrue ali posticce, una costruzione fa il verso agli imbalsamati  di Cattelan, un artista di successo, soprattutto dopo la mostra in cui ha appeso tutte le sue opere al Guggenheim di Nev York, che a sua volta ha raccolto ispirazioni da Duchamp e da altri artisti di successo dell’arte pover. Quindi, conclude il curatore Esposito, che valore ha l’arte di Santonicola? Quello dell’ironia, della denuncia che la sua opera riesce bene a sollevare; “ed è tanto” chiude il curatore. Ancora una forte denuncia solleva Peppe Esposito che si pone sulla scia di “Occupy Boston Tiny Tents Task Force” una protesta  americana recente  del Mobius Artist Group, cui hanno aderito altri gruppi, contro il capitalismo mondiale: nell’ambito della protesta venivano distribuite ovunque piccole tende di carta o di altro materiale. Esposito  fa propria e ripropone la denuncia nell’ambito napoletano ed ha fatto distribuire dagli studenti le sue piccole tende “Occupy Naples”. Per la mostra al Pan Esposito ha  costruito una versione site-specific di “Occupy Naples” formata da un tenda di dimensioni medie con attorno tante fotografie da distribuire al pubblico: la protesta si allarga sempre di più. Si possono ancora citare  altre opere che, come tutte del resto, intendono condurre il pubblico accorto alla consapevolezza e al superamento della paralisi: la sequenza di sei ritratti fotografici colorati e luminosi, in stile pubblicitario, di Azzurra Mozzillo, “Obeissance”, in cui il volto di una ragazza esprime nei diversi momenti una delusione prima ribelle poi con obbedienza accettata. E la figura di adolescente di Loris Lombardo, “Alba” un olio su tela, come altre immagini di adolescenti sofferenti e attoniti che l’artista usa presentarci in una trama di graffiti leggeri che percorrono la tela (molto spesso una tavola sabbiosa) e colori acrilici appena accennati, qui più nitidi e intensi.

 

   

 

 

 

Azzurra Mozzillo, “Obeissance” stampa digitale a colori su carta su pannello PVC, 2011

 

Un uomo di Leonardo “Irretito (Enmeshed)” in una grata di fil di ferro con sfilacciature di lana polverose, quel che resta della classicità remota paralizzante da sfidare, di Pasquale di Donato; i topi fuggenti e pur prigionieri in “Top-Alisi” di Marco Iannaccone; infine in “Lasciatemi stare”, stampa fotografica su dibond, un gruppo di uomini è immerso in una luce caravaggesca, di Massimiliano Mirabella e “Foot-step/stop”, le splendenti scarpette da ballo  rosa di una femminilità leziosa, di Semmai Factori.

 Non sono meno interessanti le schede dei curatori che accompagnano le opere. Il fotografo  di tutte le immagini è Paolo Varsalona.

 

 Maria Carla Tartarone, aprile 2012

 

  

 

 

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