Nella sala Carlo V
“Sulle Sponde del Mediterraneo”


 

La collettiva, formata da un numero ragguardevole di artisti noti, pittori, scultori, fotografi  e scenografi, è guidata da un progetto unico, che si richiama alla pace ed alla tolleranza.  La mostra organizzata dall’Istituto Culturale del Mezzogiorno e dall’Assessorato Ascultur Campania è patrocinata dal comune di Napoli. Per l’occasione Antonio Filippetti direttore della rivista “Arte & Carte” ha dedicato un intero numero della sua Rivista a questo “episodio”, in edizione speciale per il Forum delle Culture. L’incontro tra gli artisti mediterranei, che esprimono con la loro arte le problematiche condivise della loro terra diventa per tutti un momento di coesione rilevante: un’unica voce espressa da una molteplicità di opere, di colori, linee, strutture spaziali, tutte rispecchianti un’unica cultura, quella mediterranea costituita da classicità e sentire contemporaneo coesi dall’urgenza di una, come dice Filippetti, “comunicazione universalizzante”.

Dei quindici artisti in mostra un gran numero sono pittori che hanno esposto tele affermate  alludenti al mare come Vanni Rinaldi nella tela, dedicata a Montale, da cui emerge una sirena avvolta di azzurri sul fosco fondale del Vesuvio;  Salvatore Paladino che, insieme ai suoi personaggi marini geometrici, espone in linee morbide e colori brillanti “Tutti gli occhi del mare”; mentre Nello Petrucci nei suoi “Ciclo Coscienza” 1- 2- 3, complessi collages ed oli su tela, muove un’umanità irrequieta e confusa;  Vittorio Fortunati negli oli su tela “La luce tra le forme” 1-2-3, distende le sue trasparenze coloristiche in pacate evoluzioni con caldi colori e linee morbide; Gisela Robert accesa nei colori, astratta nelle linee, distende le sue tecniche miste tra linee decise; e l’espressionismo di Elisabetta Baldassarre emula  Schiele in “Armi” e ne “L’attrazione de castello”, olio su tela di grandi dimensioni; Michele Roccotelli ritorna al mare tra sgocciolamenti e striature, mentre per i suoi “Guerrieri della pace” preferisce la terracotta; Salvatore Oppido continua col mare e i miti, tra cui “Prometeo”, nelle xilografie a più colori stampate a mano; delle  diffuse  geometrie  Madi fanno parte le opere di Renato Milo in plexiglas più acrilico per vetro, quasi sculture.  Delle pitture fanno ancora parte le opere digitali, stampe su tela, di Gustavo Pozzo.

 Sculture ben determinate sono  quelle di Antonio Giannino, ispirate all’arte classica, seppure palesemente contemporanee, in bronzo dorato, in marmo o cemento, come l’eterea “Maternità”.  Le sculture di Francesco Alessio sembrano  ribellarsi all’impronta classica per una costruzione plastica da modello urbanistico come nell’attualissima  “Archeoloogia Industriale” o ne “La città di ferro-fortezza” del 2013. Ancora scultura con Giovanni Ariano che sperimenta diverse tecniche interessanti, dalla plastica combusta  alla tecnica mista in una visione sociale della “Comunicazione a rischio”. Pittrice e scultrice è Ilia Tufano che utilizza per le sue sculture  tecniche che vanno dalla composizione di libri preziosi in cartoncino acetato e acquerellato “Libromare”, ai fogli di  plastica mobili a formare aeree composizioni come “Il naufrago”. Ultima artista una fotografa, Grazia Lombardo, che insieme al brutto del barbone grasso e sfatto,  riprende il bello,  cercando affinità tra l’ immagine di Augusto Perez  al lavoro su una sua grande scultura e  quella di  Domenico Spinosa accanto ad una Venere classica. Gli artisti, compatti nella grandi sale della mostra, hanno sottolineato con le loro opere, come  la cultura mediterranea sia ancora espressione primaria dell’arte contemporanea.  

Maria Carla Tartarone, luglio 2013


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