Al  MANN/Museo Archeologico Nazionale

in mostra “ Mythos” di

 Tony Stefanucci  

 

 

 

 

Tony Stefanucci da  “Il Tempio del Minotauro”

 

 In mostra  al MANN dal 4 maggio è Tony Stefanucci che festeggia così i suoi ottant’anni con “Mythos”: due filoni  distinti di opere che si ispirano a due miti:  “La chapelle du Minotauree lo “Sterminator Vesuvius“.

Il primo mito, quello che interpreta il Minotauro rivela il coinvolgimento dell’artista stesso, secondo Marco De Gemmis riguarda  l’artista stesso, che per  alcuni tratti vi  si riflette.  Stefanucci, scenografo, insegnante dell’Accademia, dirige  la sistemazione delle fasi del mito del Minotauro nella “cappella” da lui progettata  con le opere da lui realizzate.  Egli si cala nella parte del Mostro della tragedia, la racconta con le sue straordinarie creazioni,  anche al computer, secondo la tecnica del nostro tempo. Il racconto si sviluppa in dieci immagini: Poseidone invia, al Re di Creta  Minosse un toro bianchissimo da sacrificare in suo nome; il Re lo ritiene troppo bello e lo sostituisce  con un altro. Il Dio non perdona Minosse e fa sì che Pasifea, moglie di Minosse e figlia del Sole si innamori del mostruoso animale. Pasifea, ironicamente rappresentata nelle vesti di una vergine rinascimentale, chiede all’architetto Dedalo di costruirle una vacca di legno in cui ella possa nascondersi finchè il toro non la veda e non si invaghisca di  lei,  montandola. 

 

 

 

Tony Stefanucci da  “Vesuvius è un Vulcano”

 

Ciò avvenne nel mito interpretato da Stefanucci e ancora: Pasifea partorì un mostruoso essere metà uomo e metà bestia, Minotauro, che fu rinchiuso nel Labirinto, opera anch’esso di Dedalo, dove il mostro divorava giovani ateniesi prigioni finché uno di loro, Teseo,  lo uccise. Stefanucci sistema nella “Chapelle du Minotaure”, da lui progettata,  una pala centrale e  dieci tavole realizzate in tecnica multipla, anche in “fotogrammi animati da gelatine e inchiostri su carte emulsionate” che ricordano le sue ricerche degli anni Cinquanta insieme a Guido Biasi come testimonia il Dizionario Nucleare in quegli anni. Certo la sua tecnica prende l’origine da quegli studi e oggi si mescola, con la fotografia, alla scultura, la pittura, il riutilizzo di materiali di scarto, insieme alla luce ed al colore, nonché alla sua esperienza di scenografo che insegna nell’Accademia d’Arte a Napoli.

Ma non è soltanto il Mito del Minotauro che Stefanucci reinterpreta, egli ci offre anche uno “pseudo reportage fotografico” della Eruzione del Vesuvio del 79. Perché lui era lì, come dichiara, a fotografare, come Plinio (che vi incontrò la morte, anch’essa raffigurata da Stefanucci), a scrivere il suo reportage sulla tragedia: le voragini, le fughe, la lava. L’intero sconvolgimento l’artista lo  ha rappresentato in dodici scatti allegorici. Le immagini sono colorate, lievemente, come nei primi scatti fotografici dell’Ottocento: un colore sfumato, alludente al bianco e nero, in un reportage ironico e affascinante. Non è mancato, per festeggiare i suoi ottanta anni, un ritratto sistemato in bella evidenza, un regalo della moglie la nota scultrice Rosa Panaro, una scultura realizzata in materiali vari   che  raffigura il  suo volto e negli occhi penetranti ne fa trasparire il carattere,

Desidero ricordare brevemente alcuni episodi significativi della vita operosa dell’artista:

 Nel 1953 è tra i membri fondatori del gruppo dei Pittori Nucleari a Napoli e a Milano, con Colucci, Biasi e Palumbo per Napoli e  con Bay, Colombo e  D’Angelo per Milano.  

Negli anni Settanta  è stato di frequente chiamato al Teatro San Carlo per gli allestimenti scenici, come scenografo e costumista.  A Napoli le sue opere si conservano  nella Galleria dei Maestri dell’Accademia di Belle Arti  e nel Museo del Novecento a Castel Sant’Elmo.  L’ultima personale è stata all’Accademia per  “La serata  d’addio” nel 2003. Tra le  tante collettive ricordo “lo Stato dell’Arte” alla Biennale di Venezia di  Vittorio Sgarbi. A commento delle molte mostre si sono espressi critici di rilievo come  Massimo Bignardi, Vitaliano Corbi, Umberto Eco,  Franco Mancini, Filiberto Menna,  Mariantonietta Picone, Mario Stefanile, Renzo Tian e molti noti giornalisti.

 

Maria Carla Tartarone, maggio 2015

 

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