al PAN/Palazzo delle Arti di Napoli

  Ana Gloria Salvia

espone le sue fotografie in

in “Archi_Cuba”

 

A.G. Salvia, Escuela Nacional de Artes Plasticas, inconclusa,1961-65, di Porro, Garatti, Gottardi

 

Al PAN è esposta una nuova interessante mostra di fotografia che ben si sposa con gli ampi spazi della dell’antico Palazzo Roccella.

La giovane fotografa Ana Gloria Salvia nata all’Avana, giunta in Europa nel 1994, vive a Parigi, dove ha perseguito un master in filologia romanza alla Sorbona; attraverso la D.A.F.NA Home Gallery è giunta al Pan per la cura di Maria Savarese. La Salvia espone un folto gruppo di fotografie in bianco e nero, con solo due  immagini che conservano un colore acceso: un rosso (Parque Deportivo) e un  ingenuo verde- turchese ( Edificio Someillan ).

La fotografa,  partendo da Primera Y B, fotografia di un’opera di architettura razionalista del 1957  colta per caso e messa da parte, si sentì poi stimolata a raccogliere le immagini della architettura cubana, quella dei grattacieli che rappresentano il mondo contemporaneo, così diverso dalle spiagge e dai piccoli assembramenti paesaggistici della tradizione cubana.  Prese così a studiare con metodo raccogliendo i dati storici, i nomi degli architetti progettisti e realizzatori di quelle architetture, trovando fabbricati già degli anni Quaranta e giungendo  fino agli anni Novanta.

Nella sua indagine la fotografa è particolarmente attratta dai dettagli che riprende e moltiplica giungendo a composizioni astratto geometriche  che mi fanno pensare  alla nascita del “Madi”,  il movimento di arte astratto-geometrica fondato da Carmelo Arden Quin, partendo dall’astrattismo geometrico di Kandinsky e di Mondrian, proprio nella America del Sud, in Argentina,  portato fino a Parigi  nel 1948 sempre da Arden Quin e poi fondato in Italia, negli anni Ottanta, da Salvador Presta.  

 

 

 

 

A.G. Salvia, Edificio Lidefonsa Somellan, 1950 di Max Borges Regio

 

Ma l’architettura che la fotografa riprende era certamente venuta dall’America del Nord ed anche dall’Europa quando Le Corbusieur imperava,  così che Fidel Castro incaricò  nel 1961 il cubano Riccardo Porro e gli italiani Vittorio Garatti e Roberto Gottardi, ancora studenti di architettura, affascinati dai maestri occidentali come Wright e Le Corbusier, di progettare e costruire all’Avana la  Escuela Nacional de Artes Plasticas, che doveva essere il più importante centro culturale del Sudamerica,  interrotto nel 1964 dal brusco arrivo dell’influenza culturale russa nell’isola, poi ripreso nel 1991 e rapidamente completato.

 

 

 

A.G. Salvia, Edificio Solimar, 1944, di Manuel Copado

 

Proprio nelle immagini giocate attraverso il ruolo della fotografia  l’artista ci comunica la personalità della sua cultura classica che attinge inconsciamente o volutamente alle geometrie astratte dei pittori avanguardisti del Novecento quando le avanguardie ricercavano espressioni nuove e la Fotografia avanzava verso nuove stagioni.  Ma non solo: ciò che scaturisce dalla ricerca della giovane artista è la rappresentazione di un astrattismo geometrico che non disdegna la  raffigurazione di elementi poveri, pezzi di mura corrose, reiterati, visioni dal basso all’alto di portici rivisitati,  di elementi architettonici ripetuti: un percorso ricco  di colte allusioni storiche reinterpretate in una visione netta in bianco e nero. In una grande immagine scorgiamo un  preziosa, unica, presenza di umanità: tre minuti personaggi sullo sfondo del mare luminoso, in un angolo, superata l’architettura di un grande arco, un ponte forse, visto dal basso.

 La mostra fotografica di Ana Gloria Salvia é un’indagine  tra la modernità, costruita da più culture in contrasto con la tradizione; protagonisti assoluti sono le architetture e  ancor più i dettagli esaltati dalla ripetitività dei giochi geometrici, un mondriano “Astratto reale”, moltiplicati e zoomati  nell’esaltazione della tecnica fotografica. 

 

 

Maria Carla Tartarone,  20 Marzo 2004 

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