Lia Rumma a Napoli e a Milano

ricorda

Ugo Mulas

  con “The Sensitive Surface” 

 

 

 

 

 

   

Ugo Mulas, ritratto e provini a contatto di Roy Linchennstein.

 

Da sabato 22 novembre è in mostra da Lia Rumma  l’opera fotografica di Ugo Mulas, una esposizione curata dalla newyorkese Tina Kukielski. L’artista nato a Pozzolengo presso Brescia nel 1928 e morto a Milano nel 1973 è stato considerato uno dei maestri del  fotogiornalismo dedito anche alla moda ed alla  pubblicità. Dagli anni sessanta in avanti, prima in America e poi, quando molti artisti giungevano da tutto il mondo in Italia, egli fotografò personalità del calibro di Jasper Johns, Alexander Calder, Andy Warhol, Marcel Duchamp e molti della transavanguardia che giunsero più tardi a Napoli presso la Galleria di Lucio Amelio.

Abbiamo visto l’opera di questo artista, riconosciuto come uno dei maestri del ritratto, anche a Villa Pignatelli in “Vitalità dell’arte. Da Marcel Duchamp a Vitalità del negativo”, nel 2011.  Abbiamo rilevato come, debuttando nel fotogiornalismo dal 1954 egli allargasse il discorso al versante artistico: la fotografia creatrice di opere d’arte.  Mulas esponeva le sue immagini fotografiche in riviste come Settimo Giorno, Rivista Pirelli,  Domus,  Vogue e soprattutto nell’Illustrazione Italiana realizzando una serie di reportage con Giorgio Zampa e collaborando anche con Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano, con preziose scenografie.  Dal 1964 al 1967 è in America dove realizza fra l’altro il libro “New York arte e persone” e conosce  la pop-art ed il new dada di Robert Rauschenberg e di Andy Warhol, collaborando poi a cataloghi ed a numerosi libri d’Arte come “Fotografare l’Arte”, con la introduzione  di Umberto Eco, dedicato allo  scultore Pietro Consagra. Per capire il complesso e accurato  lavoro di Mulas consideriamo che il libro raggiunge vari fini essenziali: documenta le opere di Pietro Consagra, raccoglie le fotografie di Mulas sull’opera dell’artista esaminato; riporta le conversazioni-confessioni di arte e di vita intervenute nei ripetuti incontri dei due protagonisti costituendosi, testimonia Eco, come ”documento sulle ambiguità, sulle difficoltà, sul dolore, sulla gioia e sulla felicità di fare arte”.

 Entrambe le mostre da Lia Rumma, a Napoli e a Milano, vogliono mettere in evidenza anche l’intenso periodo di ricerca, iniziata verso la fine degli anni sessanta, sulle potenzialità “concettuali” della fotografia e l’intensa sperimentazione  nel  periodo compreso tra il 1969 ed il 1973, mettendo in risalto, a Napoli, alcuni lavori inediti, tra cui i “provini a contatto”, ricorrenti nel suo lavoro  che  troviamo numerosi in mostra a Napoli, oltre a un  video, relativo al progetto “Campo Urbano” esposto a Como nel 1969, accanto  a ritratti fotografici anche a colori. A Milano prevalgono in mostra le “Verifiche”, nere foto stampate da negativi  vuoti, l’ultima serie di lavori realizzati nel 1973 in cui l’artista, preso dall’indagine sulla luce per lui protagonista, intendeva addirittura  verificare fino a che punto si potesse fare una fotografia utilizzando anche solo un cerino.

 

 Maria Carla Tartarone, novembre 2014

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