L’arte della Ceramica e
I giovani artisti di Anacapri
Michelangelo e Raffaello Rubino

di Maria Carla Tartarone

 

Raffaello Rubino  al lavoro con “La Vergine di Lujàn”

 La Vergine argentina  offerta al Papa il 4 settembre

Raffello Rubino con “Bottega d’Arte” ad Anacapri in via Catena, dopo che il padre Sergio, certamente colui che ha introdotto l’arte della ceramica ad Anacapri, che oggi gode di diverse botteghe, la trasferì  dal sito storico di piazza delle Boffe, questa estate era preso dalla creazione di una scultura in ceramica, offerta  poi il 4 settembre a Papa Bergoglio da Francesco Staiano, in nome degli “Amici di Capri”: “La Vergine di Lujàn”, una scultura nitida nelle linee precise, dello stesso formato, trentotto centimetri, diffuso in Argentina ed esposto nella Cattedrale di Lujàn: un’opera  preziosa, tradizionale, eseguita direi col rigore delle botteghe rinascimentali.

I figli di Sergio Rubino sono due, Michelangelo e Raffaello, battezzati in nome della grande Arte ed educati al rigore dell’artigianato tradizionale, ma forse in un moto di ribellione,  nel 1993 lasciarono l’Isola e, attraversato l’Atlantico, fondarono un Village-Studio a New York City  riuscendo ad esporre le loro creazioni al Metropolitan Museum of Art ed in numerose Gallerie.

 Tornati in Italia e a Capri, nel 1996 fu loro dato l’incarico  di eseguire un plastico dell’intera Isola, oggi esposto nella sede del Comune di Anacapri.  Ne ripartirono quando nel 2006 contribuirono alla rappresentazione in miniatura della San Gimignano trecentesca, un plastico spettacolare tenuto in grande considerazione così che  Michelangelo è rimasto a San Gimignano dove guida un gruppo di artisti.  

 

 

Michelangelo e Raffaello Rubino, Il grande plastico di San Gimignano, 2006

 

Raffaello lavora col padre nella Bottega d’Arte  di Anacapri, ma contemporaneamente alla realizzazione  della statua dedicata alla Vergine, medita su altre urgenze artistiche: la libertà dell’arte contemporanea che si sviluppa fuori dall’Isola lo attrae   e comincia a lavorare, adottando il riuso dei materiali, su un  “materiale nobile depresso”, il legno, avvicinandosi ai grandi dell’arte povera.  Così recentemente ha realizzato un cavallo impennato, ribelle, “Furia d’autore”, una scultura di dimensione riguardevole, realizzata con assi spezzate congiunte da supporti d’acciaio, o incollate, rivestite  da elementi di compensato,  trucioli e altri elementi a rifinire.

 

 

Raffaello Rubino, “Furia d’autore”, 2013

 

 Raffaello è tornato alla sua Isola, ma sembra deciso a ripartirne con nuove opere verso nuove sperimentazioni  artistiche, per poi naturalmente ritornare.

 

 Settembre 2013


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