I Luoghi di Napoli:
Il Quartiere San Giuseppe
 

 

 

Antonio Joli, “La via del Molo”,1737-40

 

Immaginando di arrivare dal mare al Porto di Napoli, è immediato l’accesso, verso est, al quartiere San Giuseppe che comincia in Piazza Municipio. La bella piazza si osserva dal mare come inclusa nell’ameno percorso che da Castel Sant’Elmo scende all’antico Castello, il Maschio Angioino ed al mare. Tra le tante “vedute” di Napoli viene in mente l’analoga luminosa “Via del Molo”, dipinta attorno al 1737-40 da Antonio  Joli.  Nella grande area che fronteggia la Stazione Marittima,  sorge, il Palazzo San Giacomo, il Municipio, con la sua piazza costruito su progetto di Stefano Gasse tre il 1819 e il 1825. Sul lato destro della facciata è inglobata la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, fatta costruire nel XVI secolo dal Viceré don Pedro da Toledo, restaurata nel XVIII secolo. Oggi, dopo alterne vicende, nuovamente restaurata e visitabile.

Volendo procedere con ordine verso est, dalla Piazza del Municipio, oggi ingombra dai lavori per la Metropolitana, per cui non è più rintracciabile il gran viale alberato che scendeva verso il mare, conviene dividere il quartiere San Giuseppe  in due zone.

La prima zona comprende piazza Municipio, via Toledo, piazza Salvo d’Acquisto già  piazza Carità,  piazza Sant’Anna dei Lombardi, via Medina e via Monteoliveto; la seconda zona, più a nord, raggiunge i decumani: si stende a monte di via D. Capitelli tra piazza del Gesù Nuovo, via Benedetto Croce fino a piazza San Domenico Maggiore, al  confine con via Nilo e più su, nella parte Occidentale del Decumano Maggiore..

Nella prima zona, notevoli sono, alle spalle di Palazzo San Giacomo su via Toledo (via Roma) i moderni edifici del Banco di San Paolo, del Banco di Napoli e gli altri edifici della zona del ponte di Tappia  e  dell’incrocio con la via Diaz  recentemente ornata, sul culmine, dalla nuova uscita della Metropolitana con la statua equestre dell’artista contemporaneo William Kentridge. Su questa mano di via Toledo è tutta architettura del Novecento, sul marciapiedi di fronte, con le stradine che salgono ai Quartieri Spagnoli, è tutt’altra storia: assai più antica.  Più avanti  si apre piazza Salvo d’Acquisto con la Chiesa Santa Maria della Carità del XVI secolo, oggi con fattezze ottocentesche, poco distante sulla destra la Caserma Pastrengo che conserva all’interno integro il bel Chiostro del Convento degli Olivetani, confinante con  il Convento  di  Sant’Anna dei Lombardi, appena dopo l’angolo, un prosieguo del vasto sito del Convento degli Olivetani,  esteso nel gran giardino di Carogioiello,  distrutto dal  terremoto del 1805, insieme alla chiesa originaria; i mercanti lombardi ottennero quindi la chiesa rinascimentale dell’ordine olivetano (espulso nel 1799), che da allora si disse “Sant’Anna dei Lombardi” (luogo prezioso, ricco di opere di pittori insigni, per lo più di origine toscana, tra cui anche  il  Vasari e di  opere di scultura di non minore rilievo).   

Vicini sorgono antichi palazzi come il Palazzo Carafa di Maddaloni, col bel portale del Fanzago e più avanti, sempre su via Toledo, nella piccola Piazza Sette Settembre il Palazzo  Doria d’Angri la cui costruzione iniziata nel 1749 dal Fuga,  fu proseguita dal Gioffredo e terminata nel 1778 da Carlo Vanvitelli sul progetto del padre Luigi. Da Palazzo Doria d’Angri, affacciato alla balconata centrale, Giuseppe Garibaldi proclamò, il 7 settembre del 1860, ad una popolazione entusiasta, l’annessione del Regno borbonico al Regno d’Italia. Sulla stessa piazza si erige anche l’antica Chiesa di San Michele (XVIII sec.) di Andrea Vaccaro.

 A questo punto torno sui miei passi per ricordare quali mutamenti vi siano stati, nella zona ad est di Piazza Municipio dalla fine dell’Ottocento, dopo il colera del 1884, quando il sindaco Nicola Amore promosse la nascita di una Società di Risanamento, sorta nel 1888,  per far rinascere i luoghi insani e degradati. I lavori si protrassero nella prima metà del Novecento e poi  nel dopoguerra.

L’area urbana bassa della città dell’intervento Risanamento, avviato già negli anni tra il 1860, dopo che i Savoia salirono al potere, ed il 1914, comprendeva inizialmente la zona  est di Napoli più degradata, dal terreno paludoso alla foce del fiume Sebeto: nella vasta area si realizzarono il Rettifilo (Corso Umberto), la Piazza della Borsa,  il prolungamento della via Guglielmo Sanfelice fino a via Toledo e non ultima la costruzione della Stazione Marittima.

 Oltre alle prime opere lungo il mare e la realizzazione del corso Umberto con i suoi palazzi, la maggior parte delle opere fu edificata negli anni Venti e Trenta, nell’epoca fascista che vide anche l’approvazione del Piano Regolatore Generale alla vigilia della entrata in guerra dell’Italia (giugno 1940). In particolare, nel quartiere San Giuseppe si attuò, col Piano di bonificamento del Rione Carità e le successive varianti la demolizione della parte più antica della città nella zona dei “guantai” per  la realizzazione  della via Diaz e la piazza Matteotti.  

Dunque partendo da piazza del Municipio si imbocca via Medina. All’inizio dell’ampia strada, di fronte alla grande Fontana di Nettuno (realizzata per il Largo di Palazzo, Piazza del Plebiscito, su disegno di Domenico Fontana, spostata  a Santa Lucia nel 1675 e poi al Molo Grande, dal Risanamento conservata nelle Grotte sotto Pizzofalcone per essere sistemata a Piazza Bovio nel 1898, tornata dal 2001 al suo luogo di origine) è la chiesa di Santa Maria Incoronata del XIV secolo, dove, dopo il restauro del 1961,  si possono ammirare ancora gli affreschi di Roberto di Oderisio, alunno di Giotto, sottoposta in buona parte della sua altezza alla strada già dalla fine del Cinquecento, quando si operò un primo riempimento del fossato di Castel Nuovo e si sistemò questa  via su cui poco più avanti, in un breve tratto, troviamo  la Chiesa di San Giuseppe Maggiore (fine XV secolo, con la facciata rifatta  nel 1840 da Orazio Angelini), la Chiesa di San Giorgio dei Genovesi (costruito alla fine del XVI secolo, preceduto da un’ampia scalinata e già restaurato da Bartolomeo Picchiatti nel 1620, sede recente dell’Università Parthenope ed oggi chiusa) e la Chiesa della Pietà dei Turchini (sorta con un orfanatrofio nel 1592) ricca di affreschi del Vaccaro e del Solimena. Tra i palazzi monumentali ricordo qui il Palazzo d’Aquino di Caramanico ed il Palazzo Giordano, entrambi restaurati tra il 1775 ed il 1780 da Ferdinando Fuga. Poco oltre, nel dopoguerra vi fu innalzato il  Grattacielo della Cattolica Assicurazioni, qualche metro prima del Palazzo della Questura, già sorto alla fine dell’era fascista.

Giungiamo al quadrivio (via Guglielmo Sanfelice-via Diaz, via Medina-via Monteoliveto) dov’è nata la moderna  via Diaz, secondo l’ampio progetto di risanamento e si giunge in salita alla vasta piazza Matteotti intorno a cui sorsero il Palazzo delle Poste degli architetti Giuseppe Vaccaro e Franzi, il   Palazzo della Provincia di Chiaromonte e Canino, il Palazzo dei Mutilati di Camillo Guerra,  il Palazzo della  Questura Centrale inaugurato nel 1940, ad angolo tra via Medina (accanto alla antica Chiesa di San Giorgio de’ Genovesi) e Piazza Matteotti ove all’incrocio con via Monteoliveto ampliata nacque Palazzo Troise, costruito da Alessandro Carnelli attento ad attutire il dislivello della nuova piazza soprastante con la sottostante via.  Tutti edifici razionalisti che sostituirono le preesistenti architetture, talune ristrutturate e inserite nelle nuove necessità urbanistiche come fu per l’inserimento del grande “Chiostro del Pozzo” (visitato anche da Torquato Tasso), circondato da una doppia fila di arcate, trasparente fondale e passaggio da via Monteoliveto alla piazza Matteotti, uno dei preziosi resti dell’antico Convento degli Olivetani. Sulla destra della strada Monteoliveto appena imboccata si sale alla piazza del Convento  e  Chiesa  di Santa Maria la Nova già costruita  su terreno donato da Carlo I d’Angiò nel 1279 ai francescani, spostati dalla loro chiesa di Santa Maria ad Palatium, nel luogo del costruendo Castel Nuovo, ristrutturata nel 1500, e poi ancora nei secoli per i ripetuti danni dei terremoti, ultimo ad operarvi fu il Travaglini nel XIX secolo. La facciata, scandita da un doppio ordine di lesene, si apre su una doppia scalinata  ed è chiusa da un semplice timpano, ricordando le origini gotiche. All’interno, nell’unica navata, tra le altre numerose opere v’è l’altare disegnato da Cosimo Fanzago e accanto un prezioso Ecce Homo scolpito da Giovanni da Nola in legno policromo. Lateralmente si apre il bel Chiostro rinascimentale. Nel complesso è ospitato dal 2006 il Museo A.R.C.A. di arte contemporanea.  

Ancora sulla destra di via Monteoliveto, più avanti si incontra il rinascimentale Palazzo Gravina con  portale del Gioffredo, in buona parte ricoperto di bugnato, oggi sede della Facoltà di Architettura  (Don Ferrante Orsini di Gravina comprò il suolo dalle monache di Santa Chiara nel 1513 ed incominciò a costruirlo; nel retro il palazzo confinava con i vasti  giardini delle monache che digradavano).  Giungiamo ad un trivio: a sinistra la piazzetta Monteoliveto con la barocca fontana polilobata e obelisco su cui si erge la statua di Carlo II  d’Angiò  disegnata di Cosimo Fanzago, di fronte la salita che conduce alla chiesa di Sant’Anna Dei Lombardi, tra la piazzetta e la salita il prosieguo della via Monteoliveto verso Palazzo d’Angri. Su quella tratta la traversa Trinità Maggiore ci conduce a alla  Piazza del Gesù Nuovo al cui centro sorge il bianco Obelisco di Santa Maria Immacolata, in flessuose linee barocche, eseguito attorno al 1750 da Matteo Bottiglieri. Nella piazza, oltre alla Chiesa del Gesù sorge la Basilica di Santa Chiara con la sua cittadella ed il suo campanile. La Basilica del Gesù Nuovo costruita dai padri Gesuiti nelle mura del palazzo dei Sanseverino di Salerno (dal 1584 al 1601), acquistato dai monaci dopo che quei signori erano caduti in disgrazia, conserva nella facciata il bugnato quattrocentesco coniugato alle volute barocche di moda. Andrea Vaccaro fu il portatore di questo stile soprattutto negli interni delle cappelle durante i lavori che si protrassero tra il 1617 ed il 1676. La  Basilica di Santa Chiara con il Convento delle monache ed il suo magico Chiostro, sorta in una prima fase, fuori le mura medievali dell’antica città, tra il 1310 ed il 1328  per opera di re Roberto d’Angiò e della regina Sancia di Maiorca, interrotta per la morte del figlio Carlo, e poi completata e restaurata, a più riprese, anche con sontuosi addobbi secenteschi e poi col determinante intervento del Vaccaro che rinnovò splendidamente anche il chiostro, attorno al 1740,  è oggi tornata, dopo la distruzione bellica e il suo rifacimento, alla sua semplicità gotica. 

Nella seconda zona, la via Benedetto Croce, il Decumano Inferiore,  inizia subito dopo la piazza del Gesù con il Palazzo Filomarino in cui abitò il filosofo  Benedetto Croce.  Qui incrocia l’erta di via San Sebastiano (un cardine),  che prolunga la via Santa Chiara rasente le mura medioevali,   dove troviamo quel che resta della Chiesa di Santa Marta, fondata da Margherita di Durazzo madre di Ladislao (1400), restaurata attorno al 1650 dopo che, durante  i moti di Masaniello, fu distrutta da un incendio.  Più in alto si trova il Chiostro, malamente conservato, della distrutta Chiesa di  San Sebastiano, confinante, alle spalle con piazza Dante, con il Liceo-Ginnasio Vittorio Emanuele. Continuando a salire, sulla destra della via si può vedere la Chiesa di Sant’Agostino con la facciata del Sanfelice. Proprio lì si apre l’insula del Conservatorio di Musica, della Chiesa e del Monastero di San Pietro a Majella costruiti nel XIII secolo e rifatti nel Seicento, periodo in cui furono  abbelliti anche dalle tele di Mattia Preti. Il restauro  con la nascita del Conservatorio, fu ripreso tra il 1888 e il 1927.

 Via Benedetto Croce, che inizia con Palazzo Filomarino, ricca di intriganti negozi e palazzi  ragguardevoli per storia e architettura, spesso ornati negli spigoli con tronchi di colonne o  di sculture zoomorfe, reperiti nella zona ricca di scavi, giunge  alla Piazza San Domenico Maggiore dove si apre l’ampia scalinata della Basilica gotica nelle origini, che porta, non al portale principale, che è laterale, ma all’abside medievale. L’ampia piazza, è decorata  al centro dall’obelisco affidato dai padri domenicani  a Cosimo Fanzago nel 1656, nel 1658 proseguita l’opera dal Picchiatti fino al 1670, conclusa nel 1737, ancora senza la statua di San Domenico, da Domenico Antonio Vaccaro che cercò di armonizzare gli stili dei predecessori. La piazza oltre che dalla scalinata della Chiesa, è definita da quattro palazzi: Palazzo Petrucci, Palazzo Casacalenda, Palazzo Corigliano e Palazzo de Sangro di Sansevero, tutti di notevole fattura, costruiti o restaurati in vari momenti storici.

Da qui si può raggiungere il Decumano Medio, detto  Maggiore, attraverso un cardine, il vicolo San Domenico Maggiore,  che lambisce la piazza davanti al Palazzo de Sangro di Sansevero e  che, superata la Cappella  Sansevero, con il famoso Cristo Velato del Sammartino, arriva al Decumano Medio, che percorso  in direzione di San Pietro a Majella, ci conduce alla  piazza omonima in cui si innesta la via del Sole che porta all’Acropoli. Lungo la strada altri insigni monumenti ci attraggono:  la Cappella Pontano, fatta costruire dal Poeta nel 1492,  in onore della moglie, semplice prezioso luogo di riflessione e di preghiera. Nello stesso sito è la Chiesa di Santa Maria Maggiore, detta anche della Pietra Santa, costruita  tra il 1653 ed il 1678 da Cosimo Fanzago in stile barocco su una basilica paleocristiana del VI secolo, di cui rimane il campanile  romanico con inserimenti di reperti anche preromani rinvenuti nella zona. Vi si conservano opere di Massimo Stanzione, Andrea Vaccaro e Luca Giordano. Nelle  vicinanze è l’incrocio con via San Sebastiano che sale da Piazza del Gesù.  Imboccata all’incrocio la medievale Port’Alba, nei cui pressi si può vedere recintato un tratto delle antiche mura greche, in Piazza Bellini, da qui si arriva a Piazza Dante e a Toledo in un giro che conclude il Quartiere.

 La zona di Piazza Dante,  fu oggetto di risistemazione già nel Settecento quando, dopo la partenza di Carlo di Borbone, divenuto Carlo III in Spagna, si pensò al progetto di risistemazione del Largo Mercatello (quel mercato in cui capitò anche Boccacio), fuori delle mura medievali della città, aperte da Port’Alba e dalla più moderna Porta Reale, affidato a Luigi Vanvitelli che costruendo la bella esedra, oggi guasta da un’incongrua sistemazione per l’ingresso della Metropolitana, aveva previsto al centro del “Foro Carolino” la statua di re Carlo  che però non fu realizzata. Al centro della piazza nel 1871 fu sistemato il Monumento a Dante Alighieri di Tito Angelini.

  Di fronte alla Piazza si aprono due Chiese: la Chiesa di Santa Maria di Caravaggio, che costruita nel 1627 col suo convento ospitò prima i padri Scolopi, poi i Barnabiti infine è divenuto Istituto Martuscelli per i non vedenti. La Chiesa di San Domenico Soriano sorse  con il convento sulla piccola chiesa di Santa Maria della Salute eretta nel 1527; nel 1619 ebbe un restauro ad opera forse di Fra Nuvolo. Ben presto il suo convento divenne Caserma fino al 1850, oggi vi risiedono gli Uffici Anagrafici del Comune. Tra le due chiese sorge il Palazzo Ruffo di Bagnara. Quando, sul finire dell’Ottocento, si abbatté la Porta Reale (il ricordo di questa porta è su una lastra di marmo all’angolo sud della piazza) e si aprì via Pessina, la continuità tra via Toledo e via Santa Teresa, verso la Reggia di Capodimonte, voluta da Giocchino Murat, fu definitivamente realizzata a scapito del Quartiere della Sanità, che risulta oggi affossato, sotto il gran ponte, ma altrettanto ricco di monumenti e di splendide  cupole maiolicate.

 

Maria Carla Tartarone, giugno 2013

 

 

Testi di riferimento:

P. Belfiore-B. Gravagnuolo “Napoli Architettura e Urbanistica del Novecento. Laterza, 1994.

G. Cantone, “Napoli barocca e Cosimo Fanzago”, Napoli, Banco di Napoli,1984.

B.Croce “Storie e leggende napoletane”, Aldephi, Milano, 1999.

AA.VV.“Indirizzi per il restauro del centro antico di Napoli”,Comune di Napoli-ICOMOS , 1982.

G. A. Galante “Guida Sacra della Città di Napoli”, Fibreno, Napoli1872.

V. Regina, “Le Chiese di Napoli, Newton Compton, 1995.

M.C.Tartarone, “Un’estate a Santa Chiara”, Loffredo 2011.

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