IL PONTE su VIA CHIAIA

 

 

 Centro  di nostre preoccupazioni odierne è il Ponte su Via Chiaia: è proprio di questi giorni il manifestarsi di sgretolamenti che rendono urgente il restauro dell’antico ponte la cui costruzione risale al 1663 quando la strada entrò nella cinta muraria, in seguito alla sistemazione dell’accesso all’antichissimo sito di caccia al falcone,  Pizzofalcone.

Breve sarà qualche accenno alle sue origini partendo dal luogo più alto della zona, il monte Echia la montagna di tufo giallo che aveva visto sorgere, all’arrivo dei Cumani su Megaride (VIII sec a. C.), l’isola su cui sarebbe sorto il Castel dell’Ovo, il tempio di Minerva e poi il Castrum Lucullanum del I secolo a.C. in cui fu ospite Virgilio e fu prigioniere Romolo Augustolo,  sito raggiungibile dalle ripide rampe, sul versante di Megaride, ma anche dal lato opposto, per via di terra. Nei secoli molte furono le trasformazioni: nel luogo del Castrum ebbe  più tardi sede, nel 1442, il fortelicio di Pizzofacone fatto costruire da Alfonso V d’Aragona a protezione della città e cominciò a infoltirsi  il primitivo borgo del  Pallonetto, pilum nettum, a un tiro d’arco forse dal mare?

Sul versante opposto,  dopo una discesa che conobbe la nascita di chiese e palazzi nobiliari fin dal 1500, in direzione di via Toledo, diramandosi a nord ovest, il borgo si dirigeva verso l’altra più alta collina fertile e boscosa del Vomero con all’apice l’Eremo di San Martino la cui costruzione iniziò nel 1329. Una delle strade che vi si dirigono è  Via Nicotera, che venne abitata da numerosi Conventi  (già i Basiliani vi furono installati nel V secolo dopo Cristo). In cima alla collina, nello stesso periodo, sorse anche  il Castel Sant’Elmo visibile in un mirabile scorcio dalla strada parallela a via Nicotera, detta dei Gradoni di Chiaia. 

Il Vicerè Pedro de Toledo fu colui che attorno  alla metà del XVI secolo, chiamando a Napoli Domenico Fontana fece modifiche rilevanti, partendo dalla sistemazione del Largo di Palazzo la strada che partendo dalla Reggia si diramava a nord verso via Toledo e scendeva a sud verso Santa Lucia ed il Chiatamone, ampliando quelle vie sul mare ed inglobando il Monte Echia all’interno delle mura.

Nella zona ai piedi di Pizzofalcone, alla confluenza con la salita verso il Vomero, venivano a costruirsi, con le abitazioni, una  Chiesa e  un Convento per la donazione nel 1578 di Costanza del Carretto d’Oria ai Padri Teatini di un palazzo in cui i padri si insediarono promettendo la costruzione della Chiesa dedicata alla Vergine, Santa Maria degli Angeli, progettata dall’architetto Francesco Grimaldi anch’egli padre teatino e realizzata in pochi anni:  fu completata nelle strutture nel 1610, dal 1627 cominciarono le decorazioni.  Il Convento,  attribuito inizialmente al Grimaldi, dal Celano venne poi attribuito a Giovanni Guarini. Il territorio affidato ai Padri Teatini presto si ampliò verso l’erta della collina ricca di  mortelle con la costruzione di altre Chiese  e Conventi, tra cui il Convento di San Carlo alle Mortelle (la futura scuola degli Arazzi di Carlo III) iniziato nel 1616, terminato nel 1650 su progetto del padre barnabita Antonio Mazenta.

Rilevante fu altresì l’eremo, in parte laico, eretto  più a nord attorno al 1582 voluto dalla anticonformista Suor Orsola Benincasa, con la Chiesa dell’Immacolata Concezione nata nel 1580 e rimaneggiata nel Settecento e la Chiesa degli Angeli oggi sconsacrata.  Frattanto da Pizzofalcone, scendendo a Monte di Dio, e nella strade circostanti, venivano costruendosi palazzi nobiliari di rilevante fattura. Fu necessario sistemare  quindi il versante di Chiaia con un  riempimento alla base,  che venne a coprire anche una necropoli,  con la costruzione di un ponte a sorreggere la strada soprastante e con una scalinata che risultò inizialmente impervia e indecorosa, ben presto sostituita con una costruzione architettonicamente più consona che oggi ospita anche un’ ascensore.  Il Ponte fu opera voluta, regnante Filippo IV,  dal viceré Emanuele Guzman conte di Monterey come ricorda ancora una lapide sotto l’arcata sinistra. La realizzazione fu attuata attorno al 1636. Gli opportuni mutamenti circa la scalinata si devono a Ferdinando II di Borbone come ricorda la lapide  aggiunta nel 1834. Lo stemma borbonico fu poi tolto quando vi fu apposto lo stemma dei Savoia  tra i bassorilievi degli angeli che suonano la tromba e dall’altro versante lo stemma del Comune di Napoli  tra i cavalli rampanti.

  Durante gli scavi per la Metropolitana è stato messo in luce il più antico nucleo, coevo alle costruzioni sul Monte Echia, da cui sono sorti i luoghi poi evoluti: l’esistenza della necropoli e le antiche stradine tracciate con  basoli vesuviani.   Una parte rilevante della Storia della Città da conservare.

 

Maria Carla Tartarone, luglio 2015

 

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