Al Museo Madre

Una retrospettiva dedicata

A Vettor Pisani  

 

Vettor Pisani, una installazione complessa esposta al MADRE

 

Il MADRE riprende la sua attività con una grande mostra allestita con molta cura “Vettor Pisani eroica/antieroica:una retrospettiva” che occupa molte sale del grande Museo tra gli spazi dedicati agli artisti in mostra permanente. La conferenza stampa viene introdotta dal nuovo Direttore del Madre Andrea Valiani: “ Vettor Pisani è una figura di straordinaria attualità, il cui lavoro merita un’accurata analisi”. Partiamo dal piano zero, la grande sala che accoglie la gran parte delle opere, (altre due sale ospitano le opere politiche). forse la più adatta: vi troviamo le opere più eclatanti, installazioni con pianoforti, oggetti vari, congegni meccanici e manichini seminudi a realizzare il pensiero dell’artista, alternate ad oli su tela in un insieme che non disturba poiché Vettor Pisani può essere tutto secondo l’estro del momento. Impossibile collocarlo in una corrente anche se ha contribuito a creare le avanguardie della fine degli anni Sessanta, dall’Arte Povera alla Body Art, che utilizzava il corpo dell’artista performer come materia prima e l’opera tornava a vivere attraverso la ripresa fotografica, degli anni Settanta in cui si cercava l’effetto esplosivo per uscire dai caratteri tradizionali dell’arte, degli anni Ottanta della Transavanguardia sempre rispecchiando la contemporaneità sino a noi.

Al MADREi troviamo in mostra tutta la sua produzione, anche spunti tratti dal mistero della Sfinge, dal mito di Edipo e dalle immagini di uno dei suoi miti, appunto Duchamp che negli anni Venti amava giocare con il proprio corpo.

L’artista nato a Napoli (Ischia) nel 1934, ben presto se ne allontana e nel 1970 è a Roma con una prima mostra alla Galleria La Salita dal titolo “Maschile, femminile, androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp”. Pisani è contemporaneamente attratto dal Teatro per cui elabora numerose scenografie, è in contatto con Cinecittà ed ha rapporti con l’attore Carmelo Bene mentre vince anche il “Premio Pino Pascali” conferitogli dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Nel 1972 viene invitato a Documenta 5 , a Kassel dove espone”Lo Scorrevole” in mostra anche a Napoli: Venere, una perfetta figura femminile fatta scorrere con una carrucola.

Negli anni Settanta inizia la sua azione critica ispirata agli artisti che maggiormente lo affascinano come Böklin, in particolare all’”Isola dei morti” a cui Pisani si accosta nelle sue riflessioni sulla morte, o Duchamp o artisti contemporanei con cui colloquia, Klein e Beuys cui si ispira per “Il coniglio non ama Joseph Beuys” che nel 1975 espone alla Galleria Lo Sperone di Roma.

Nel 1976, è presente per la prima volta alla Biennale di Venezia (vi parteciperà anche nel 1978, 1984, 1986,1990 e 1995), con l’opera “Theatrum”, una performance, un teatro comico-didattico in cui egli inizia le tematiche che si svilupperanno e perdureranno nelle sue opere ispirate all’esoterismo, alla simbologia dei Rosacroce e della Massoneria. La sua ricerca si esprime, e lo vediamo al MADRE, in installazioni di grandi dimensioni e in immagini di performance, ma aderisce anche alla tradizione della Storia dell’Arte.

Nello stesso arco di anni in cui è presente alle Biennali di Venezia l’artista partecipa anche alle Quadriennali di Roma (1973,1986 e 1992) e a mostre come “Avanguardia e Transavanguardia“ nel 1982 a Roma, a “Italian Art Now: an american perspective” al Guggenheim Museum di NewYork e ad “Arte Italiana 1960-1982” a Londra, alla Hayward Gallery; a Villa Campolieto partecipa a “Terrae Motus” nel 1986 e al Gran Palais di Parigi a “Terrae Motus 2” nel 1987, in piena adesione alla Transavanguardia.

 

 

 

Vettor Pisani, “Miao Sfinge” , realizzata con barattoli di cibo per gatti

 

Riprendendo il ricordo delle sue mostre dall’ultima presenza in Biennale nel 1995, fu certamente interessante per lui esporre nel 2000 con “Minimalia. An Italian Vision” a New York in 20th Century Art. E nel 2005 esporre ad una mostra fin dal titolo sintesi del suo essere artista: “il Bello e le Bestie. Metamorfosi, artifici e ibridi dal mito all’immaginario scientifico” al MART di Rovereto. Lo troviamo di nuovo a Venezia, agli eventi collaterali della Biennale 2007, a cura di Bonito Oliva, con “L’isola interiore, Isolamenti e follia”.

Gli stessi titoli comprovano una maggiore introspezione ed una chiusura verso l’esterno che l’artista dimostrò anche nel conservare nella sua casa in Toscana,”i frammenti delle mie opere”, dichiarando “non sono aperto al pubblico, io non sono a favore del pubblico, che è una massa amorfa e fa fuori le individualità”. Negli anni successivi fino al 2011 si susseguirono, in siti prestigiosi molte mostre a Roma, ed anche a Napoli, come “Apocalipse Now”, alla Fondazione Morra. Recentissima l’analisi politica contemporanea con l’opera pittorica “Europa laboratorio della follia” ispirata al problema della migrazione. Ma improvvisamente, nel 2011. a 77 anni, smette la sua osservazione del mondo attorno e si toglie la vita.

Oggi il MADRE ricostruisce il suo vagare nell’animo e nell’Arte con le duecento opere in mostra in una chiara, esplicita narrazione della sua vita d’artista.

 

 Maria Carla Tartarone, gennaio 2014

 

  Condividi