Al Blu di Prussia

È in mostra “Materia Grigia” le opere di

Stefano Parisio Perrotti

 

“Tutta un’altra vita “, 2013,cm.16x22x16, petra lavorata dal mare, cartapesta e acrilico

 

E’ in mostra Al Blu di Prussia Materia Grigia” una Personale di Stefano Parisio Perrotti a cura di Mario Pellegrino. Il Catalogo di Cangiano Grafica contiene testi di Riccardo Dalisi e di Carlo Nicotera.

Stefano Parisio Perrotti è un artista che ama la natura, soprattutto il mare ed è questo amore per il mare che lo ha spinto a cercare nei segreti dei fondali il suo linguaggio fatto non solo di animali e di vegetali ma soprattutto di pietre, tante, diverse tra loro, che ha preso a raccogliere.

E’ incominciato così il suo colloquio col mare. Via via che raccoglieva i sassi, piccoli o grandi, la sua conoscenza si approfondiva, nasceva una confidenza che lo ispirava ad unire la propria natura fantastica a quegli abissi. Attraverso l’analisi e la scelta dei ritrovamenti, l’artista accresceva la sua attrazione verso quelle profondità rinvenendo nei sassi un linguaggio possibile finché essi sono divenuti le basi della sua espressione artistica. Dall’osservazione di ogni pietra, “materia grigia” della natura, è nato il bisogno di creare, in un felice momento di intesa tra l’artista e la struttura naturale.

 

 

“Prima di Volare”, 2013, cm.20,5x18x15, pietra lavorata dal mare, cartapesta, acrilico e catenella in rame

 

Ognuna delle piccole opere dell’artista rivela con un preciso significato, il momento della sua realizzazione: tutte le pietre plasmate dal mare, abitate o meno da microcosmi marini che le hanno modificate, tondeggianti o squadrate, a seconda della loro origine, eruttiva, sedimentaria o metamorfica, hanno attratto l’intervento dell’artista che vi ha aggiunto, abitandole, le sue creature poetiche, ciascuna narrante un approccio giocoso, un racconto speciale, fantastico.

Così abbiamo visto nella Galleria di Beppe Mannajuolo le tante opere costruite con le pietre lavorate dal mare e dalla fantasia dell’artista che vi aggiunge pochi elementi, acciaio arrugginito, fili di rame, colori d’oro e argento a precisare l’ambiente creato per gli omini di cartapesta come ne “Il tocco di Mida” in cui la pietra sorregge un omino in cartapesta che vuol toccare con mano l’oro che calpesta; oppure “Comunanza” dove una pietra tondeggiante di granito sardo regge un cerchio di personaggi di cartapesta.e la pietra sembra ancora abitata da antichi microrganismi; o ancora “Il bandolo” ove la pietra è avvolta dallo spago ed un omino ne cerca il bandolo; o “Il sogno di Achab” in cui la forma del sasso sembra un grosso cetaceo governato dal suo cavaliere attraverso una catenella-redine di rame.

Le sculture rivelano un’estetica poetica ottenuta dalla semplice elaborazione di materiali primari, concettualmente scelti con voluta elementarità a produrre opere d’arte povera, spiritualmente essenziali. L’amore per le pietre non è raro ed è spesso fonte di ispirazione per opere letterarie. Mi piace concludere ricordando come il fascino delle pietre abbia influito anche su letterati e poeti come Paolo Neruda, che nelle sue poesie ricordava le pietre “fiorite” di Capri.

 

Maria Carla Tartarone, gennaio 2014

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