Doppia mostra  in collettive a Roma

 per il pittore napoletano

Eduardo Palumbo  

 

 

Eduardo Palumbo, “Vento d’autunno”, acrilico, vinilico su tela, 70x100, 2003

 

Per  il pittore napoletano Eduardo Palumbo a Roma una doppia manifestazione di successo: le sue opere sono in mostra in collettiva alla GNAM (cfr. il Catalogo “Ventisette artisti e una rivista) a cura di Maria Stella Margozzi,  e nella mostra alla Chiesa  dell’Immacolata dei Miracoli dove a cura di Stefania Severi espongono sei artisti in “L’arte sacra oggi: percorsi possibili”.

 La  seconda mostra costituisce il primo appuntamento del progetto triennale “Rinascita dell’Arte Liturgica”, promosso dalla Fondazione  Cardinale Cusano Onlus di cui è Presidente Mons. Giangiulio Radivo.  Sei artisti rappresentano ciascuno sei rami della ricerca nel I ramo, “L’immagine sacra: il rinnovamento della tradizione”, si esprime l’arte di Stefano Armakolas; per nel II ramo “L’immagine sacra: l’attualità della figura” viene messa in rilievo l’arte di Antonella Cappuccio; nel III, “L’immagine sacra e le nuove tecnologie: il video” vengono esposti un pannello e un video di Francesca Cataldi con la collaborazione di Riccardo Pieroni. Nell’altro ramo, il  IV della medesima categoria  ancora una rielaborazione fotografica di una statuetta della Vergine ad opera del fotografo Guido Fabrizi; nel V ramo, “L’arredo sacro: la ricerca attuale tra funzione e simbolo”, si esprime Salvatore Giunta in un disegno e un bozzetto di tabernacolo;  il VI ramo, “L’immagine sacra: tra astrazione e simbolo”, trova l’ispirazione nei disegni per vetrate di Eduardo Palumbo dedicati al Complesso Parrocchiale di Tor Tre Teste (Roma), progetto dell’architetto Cesare Badaloni.    

 

Eduardo Palumbo, “Nella luce con il vento”, acrilico su tela, 70x100, 2005

 

A tal proposito ha importanza  rivedere quelle opere del maestro  Eduardo Palumbo che, ispirate dal futurismo geometrico, hanno espresso movimento di linee, colore e ritmo, fino a manifestare  in una cadenza sempre più ritmata l’ispirazione a maestri della musica  cui egli dedicò un ciclo di opere nel 2006 in “I segni della Musica, omaggio a nove maestri”.  E tra questi maestri ispiratori citati da Palumbo erano Dvorack di “Danze slave” e Bartoòk de “Il mandarino cinese”.   

 Geometria, Dinamismo, Simultaneità, Musica e Colore sono questi gli elementi dell’arte di Palumbo che si attagliano anche  alla realizzazione di vetrate per una Chiesa.

Riguardo alla formazione della sua maniera è interessante ripercorrere fin dagli inizi la carriera artistica di Palumbo strettamente legata all’evoluzione di una branca artistica nata nella prima metà del Novecento. Nato a Napoli nel 1932, negli anni Cinquanta  del dopoguerra il giovane pittore fu testimone della ripresa dell’Accademia  d’Arte, quando seguendo da vicino Piero Dorazio vide nascere il “Gruppo Sud” diviso poi un due correnti: quella astratto-concretista di Barisani-De Fusco-Tatafiore-Venditti- e l’altra che riprendendo il percorso delle avanguardie del primo Novecento postcubiste, futuriste e realiste raccoglieva il gruppo De Stefano-Florio-Gargiulo-Lippi-Montefusco-Starnone-Tarchetti e Ricci che aiutarono la formazione di Palumbo allievo, come altri del gruppo di Emilio Notte maestro determinante per la scelta, poi sempre perseguita,  del Futurismo Geometrico  di Palumbo, vivificato dal suo  intenso colorismo.

 

 

Eduardo Palumbo, “Serenata interrotta (Debussy)”, acrilico, vinilico su tela, 100x150, 2006

 

E’ una tendenza, la astratto-geometrica, oggi fortemente sentita, che fa risalire le sue origini in campo internazionale agli inizi del Novecento con contributi fondamentali del Raggismo di Larionov, del Suprematismo di  Malevic e del Costruttivismo di Tatlin cui si agganciò negli anni Trenta il gruppo di “Cercle e Carré” fondato dal critico Seufhor e dall’argentino Torres Garcia a Parigi dove si trovavano l’ungherese Vasarely e Calder che trasferì anche nel fil di ferro le sue espressioni geometriche. In Italia, negli anni Quaranta tra  Milano e Como si formò il M.A.C cui pure aderirono, poco più tardi, Barisani e Tatafiore del “Gruppo Sud”. Negli anni  Cinquanta nacque in Argentina il “Madi” fondato da Carmelo Arden Quin che vedeva nei suoi precursori Klee e Mondrian e Kandinsky che è il massimo ispiratore di Palumbo. Trasferito in Italia Arden Quin, per opera del suo affine Salvador  Presta nacque il “Madi Italia”, nel 1984. Dopo tanti anni trascorsi il movimento astratto-geometrico interpretato e diffuso in tutto il mondo occidentale ancora alimenta la ricerca con espressioni artistiche  contemporanee eccellenti.

Naturalmente l’arte di Eduardo Palumbo è soprattutto caratterizzata da una forte spiritualità che si è sempre espressa affinandosi ulteriormente nel tempo, trovando nei colori l’esaltazione del segno geometrico primario: il cerchio, il triangolo, la linea sinuosa o saettante. Ancora una volta, in queste ultime mostre romane, il Maestro insegna la funzione concettuale dell’Arte.

 

 Maria Carla Tartarone, Aprile 2014

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