Gino Sabatini Odoardi

AL PAN

a cura di Maria Savarese  

 

 

 

 Gino Sabatini Odoardi al Pan

 

Al PAN sono  in mostra un folto gruppo di opere che occupano l’intero primo piano, “Pieghe e polvere”, di Gino Sabatini Odoardi, un giovane artista abruzzese (1968) attivo da molti anni, sensibile ed attento osservatore della vita e delle sue componenti più elementari, mi riferisco agli oggetti sempre uguali dalla sua infanzia come i bicchieri che egli raggruppa e dispone in composizioni significanti sia dal punto di vista dello studio materico che del significato astratto ed etico.

 L’inizio della sua ricerca parte negli anni dell’Accademia, confortato e stimolato dalla conoscenza di artisti a lui congeniali: primo  tra i maestri Fabio Mauri da cui apprese “la disciplina di coniugare etica ed estetica” che seguì da allievo e poi da performer per anni; poi Ettore Spalletti, visto nel 2014 in contemporanea al Madre alla Gam di Torino e al Maxxi di Roma, un maestro da cui Sabatini Odoardi ha molto percepito, e  poi da Kounellis,  da cui apprese “la sua dolce, bestiale classicità”, che lo stimolò all’incontro dialettico tra classico e contemporaneo; artisti con i quali iniziò un percorso sempre più approfondito, mai abbandonato. Ma assieme ai primi maestri numerosi sono gli uomini importanti da lui incontrati e significativi per la sua preparazione, che ricorda nella sua intervista con la storica dell’Arte,  curatrice della mostra odierna, Maria Savarese:  Kasimir Malevic, Bertrand  Russel, Ludwig Wittgenstein, George  Bataille e Carmelo Benene, diversi fra loro ma oltremodo incisivi per la sua formazione. Ogni Sala del primo piano del museo è abitata  da opere, oggetti d’arte allusivi al passato e al presente  in  luminose composizioni.

 

 

 

Gino Sabatini Odoardi al Pan

 

 Le opere in mostra, risalgono ad opere attuate nei primi anni ’90 mediante il sottovuoto  e indicano un percorso convinto, senza ripensamenti,   mettendo in luce la sua necessità di raccontare l’essenza della vita e della morte attraverso composizioni plastiche formate sia da oggetti  elementari simbolici sia da significanti pieghe negli stracci attorcigliati o nei panni ricamati con i  nomi dei personaggi protagonisti, in cui la polvere raffigura il tempo trascorso e ciò che rimane dell’uomo. Il riguardante, durante il percorso, penetrando nel pensiero dell’artista, non si stupisce  più  di ritrovare  immagini essenziali, quasi un alfabeto artistico utilizzato con la tecnica del disegno,   con la plastica in fogli trasparenti ed oggi  con la tecnica  coinvolgente della termoformatura in polistirene, raffinata nelle composizioni in bianchi lucenti, risaltanti nei neri e nei rari rossi significanti “l’incantesimo dell’atto”.

 I primi esemplari di termoformatura in polistirene sono stati esposti ad “Artissima 12”, a Torino nel novembre 2005, con il Catalogo “The White Album “ curato da Luca Beatrice. Ma già  tutti gli elementi primari ed il percorso attentamente costruito, li troviamo nel volume “Postumo al nulla”, di Francesco Poli  e Massimo Carboni del 2010.

 Molte sono state le sue mostre,  ricordo soltanto le ultime del 2014: “Terra Fragile” nella Villa Comunale di Frosinone, “Corali” nella Sala del Capitolo dell’Abbazia di Valvisciolo a Latina, “In tronco-Incontro con le opere di Carla Viparelli”, nello Spazio ZTL di Zurzolo Teatro Live a Napoli, infine “Basilicon Valley”, installazione site specific, da Mangiafoglia a Napoli.

 Le sue numerose opere al PAN partono dalla recente visita al Cimitero Monumentale di Poggioreale di Napoli, ricordata nella Sala centrale, in una serie di fotografie riprese nel “Quadrato degli uomini illustri”.

Oltre al racconto simbolico delle ceneri raccolte in bicchieri, negli stracci stropicciati per la pulitura delle tombe, la riverenza a tali uomini illustri si esplicita nei loro nomi ricamati sui panni che raccolgono ripiegati le tracce di polvere, simbolo della cenere che essi sono diventati. E’ ciò che  rimane, ma il ricordo di loro, fondamentale, genera il rispetto e la vita imperitura. E con L’artista possiamo dire: ”La memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda”

 

 Maria Carla Tartarone, settembre 2015

 

Condividi su Facebook