Alla Biennale di Venezia 2013
un’artista di origine napoletana
Donatella Landi

 

 

Biennale di Venezia , locandina ,“Nell’Acqua Capisco

 

 

 Il curatore della cinquantacinquesima Biennale di Venezia, Massimiliano Gioni ha intitolato la mostra “Il Palazzo Enciclopedico” riferendosi a un’opera architettonica dell’ italiano Marino Auriti che nel 1955 progettò, e brevettò, uno sterminato palazzo per il cuore di Washington,  che avrebbe occupato 16 isolati ma non fu mai realizzato. Il  modellino è in mostra all’Arsenale.

 La Biennale vi si ispira per il  suo  lavoro gigantesco: 88 nazioni ospiti ed un Fuoribiennale di 47 eventi, dove le minoranze artistiche de lmondo, le più lontane, diventano protagoniste. Emergono soprattutto le donne a cominciare dalle più anziane  come Maria Lassing  e Marisa Merz entrambe Leone d’Oro di questa Biennale, per non dimenticare la famosa  Carol Rama. L’inaugurazione è avvenuta il  primo giugno.

 Tra le donne,  partecipe di  un folto gruppo, da un progetto di Lea Mattarella e  Claudio Libero Pisano, a cura  di Claudio Libero Pisano, “Nell’acqua capisco” è presente Donatella Landi.  La mostra, evento collaterale alla 55.a Esposizione Internazionale d’Arte è aperta fino al 29 settembre nelle prestigiose sedi dell’Ateneo Veneto e delle Procuratie Vecchie del Sansovino. Qui l’acqua viene raccontata nel suo fragore, nei suoi inconfondibili suoni, come interprete di momenti vitali, di messaggi di nascita, di sofferenza e di  morte.

 Donatella Landi di famiglia napoletana, nasce a Roma nel 1958 dove trascorre la sua preparazione, i suoi studi ed il suo insegnamento nell’ Accademia d’Arte.  Da molti anni indaga la natura vegetale ed animale, dapprima con il pennello, poi utilizzando la macchina fotografica, ricercando la più sensibile,  con cui capta infiniti particolari. Poi, dal 1992, la sua prima installazione multimediale, Freihafen”, registrata nel porto di Amburgo. E’ da allora che l’artista ha preso ad indagare anche sui suoni con sempre maggiore attenzione: i rumori del porto industriale, dell’acqua sbattuta contro gli scafi, le sirene, il rollìo dei containers, focalizzano motivi  come il movimento attivo e rumoroso, la partenza, e psicologicamente più incalzanti, il distacco, la separazione definitiva “temi che resteranno presenti nella sua ricerca, e attraverso i quali si sviluppa la sua indagine sul mondo, sul sé e sulla relazione con gli altri” per la mostra“Di qua dal Paradiso,  Ida Panicelli, Catalogo 2009).  Posso soltanto citare alcune mostre che impegnano e rivelano l’artista nel suo lavoro collaborativo con la natura e l’umanità in una partecipazione etica mai trascurata: Dal 1993 Landi porta avanti anche  le indagini audio, per il suo progetto site-specific  girato nei giardini di Goch, campagna del Nord Reno in Westfalia, che saranno poi trasmesse nel  2009 nel Museo di Goch, per la sua Personale “Le Déjeuner Sur l’Herbe/ Zoo” già in parte esposte in “Zoo” , nelle ripetute  riprese delle sofferenze degli animali in gabbia, videi esposti al Museo d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 1994 e nel 1995 nella Staten Galerie, Den Haag.

L’indagine prosegue nei  suoi viaggi in Asia: in India, a Varanasi nel 1998 “We want to keep you safe” e “Viceversanel 2000 (esposti alla Biennale di Valencia nel 2001 e al 1° festival di Arte Scienza e Tecnologia di Madrid e alla Acc-Galerie, di Weimar nel 2002),  l’artista carpisce il sentimento altissimo dello spirito che  pervade la cremazione dei morti lungo le  rive del Gange, dove l’acqua ha un significato assai diverso che nel video di Amburgo: illuminata al vespro dai ceri, raccoglie gli astanti  silenziosi; trasporta le lente dolenti barche verso il luogo finale.  Ed è poi forte il contrasto con la vivacità coloristica  e rumorosa dei mercati e delle strade affollate riprese negli stessi luoghi dell’India. 

 Ancora un effetto psicologicamente acuto Landi ottiene  indagando nel sottosuolo parigino, nella Metropolitana, (“Plan de Paris, esposto al MACRO a Roma  nello stesso 2001 e in versione analoga nel 2006 all’Akademie di Kunste, Berlino, nel 2006), in 14 itinerari, in cui registra ogni suono, ogni diversità di ambiente che  il fruitore-ascoltatore può ascoltare entrando in una  Sala buia, dove con  le apposite cuffie, attraverso i soli suoni, percepisce il parlottìo delle persone, i richiami, le musiche, gli annunci, lo stridio dei treni  in frenata, riconosce e distingue una realtà dall’altra, ne è partecipe entrando da protagonista della vita di quei luoghi, e del loro spirito. 

 E’ chiaro che la conoscenza della natura, in tutti i suoi possibili elementi espressivi, non escluda  per Landi l’indagine sull’animo umano, anzi l’accentui nel desiderio di comprendere i sentimenti e le loro implicazioni, nelle espressioni della psiche, nei  turbamenti, nei dolori, nelle gioie. E per queste indagini non è solo necessaria la solitudine o la riflessione intima, bensì l’unione con gli altri. Il carpirne gli stati d’animo, le parole, le grida, il sorriso, il pianto, il canto, le belle sonate della madre al pianoforte, i sussurri d’amore, nel maggio scorso ascoltati nella mostra,  al MLAC-Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università Sapienza di Roma, “Thales & Things” con Cesare Viel,  noto artista che lavora con video e performance, che all’inaugurazione ha presentato una performance in camera d’albergo in cui rispondevano  di rimando, dall’accumulo di lenzuola d’albergo negli appositi cesti, presentato da Landi, i suoni e i rumori della vita di passaggio: sussurri,  musiche occasionalmente ascoltate,  mormorii amorosi avvertiti accostando l’orecchio all’ammasso di panni bianchi.

 Landi in questi giorni ancora a ’Venezia,  fino al 29 settembre, si appresta al viaggio verso Montreal dove  alla Galerie de UQAM porterà “Le résonances de l’images”, assieme a l’artista Mélanie Martin che presenterà “Can I stop being worried now?”,  un progetto della Commissione Luis Dery che fa seguito ai molti anni di scambi culturali con quella istituzione. Saranno sotto gli occhi e alle orecchie dei fruitori, oltre ai riferimenti alla storia dell’arte mai dimenticati, nella Sala risonante di echi,  ancora una volta  il trepidante ascolto del mondo,  il desiderio di conoscenza e la visione etica della vita  di Donatella Landi.

 

Maria Carla Tartarone, settembre 2013


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