Un ricordo di Gino Grassi

 Giornalista e Critico d’Arte

 

 

Si è spento, il 27 febbraio a novant’anni, il giornalista e critico d’arte Gino Grassi, figlio di Ernesto Grassi, celebre maestro del giornalismo napoletano e drammaturgo. Gino Grassi esordiente nel secondo dopoguerra ne “Il Risorgimento”, “Il Giornale” e “Paese Sera”, nei primi anni Cinquanta entrò al quotidiano “Roma” di cui fu prima caporedattore e poi vicedirettore. Nel 1980 fu nominato direttore del Quotidiano “Napoli Oggi”, fondato da Orazio Mazzoni e dal 1983 diresse “Napoli Notte”. Dei suoi cinque figli Antonello, Stefano e Mia proseguono la sua stessa professione.

Gino Grassi era anche un esperto critico d’arte contemporanea. Ho la fortuna di conservare il Catalogo, edito dalle Officine Grafiche A&C Italia nel novembre 1988, della Mostra “Napoliscultura” svolta al Palazzo Reale di Napoli nei mesi di dicembre 1988-gennaio 1989, la prima tra le grandi mostre del Secondo Novecento, cui accennerò.

All’allestimento della mostra parteciparono numerosi collaboratori tra cui Filomena Sardella e Carlo Grassi. In Catalogo, insieme ai critici e storici dell’arte Vitaliano Corbi e Arcangelo Izzo, che si alternano negli scritti critici, leggiamo Gino Grassi: in “Scelte e motivazioni” (pp.17-21) egli chiarisce che si tratta di “una rassegna unica e inattaccabile della Scultura Napoletana”… “si considera di aver dato vita all’unica mostra che potesse rispecchiare sotto il profilo critico, la realtà della nostra ricerca plastica” negli ultimi quarant’anni; spiega altresì l’urgenza della rassegna, le necessità delle scelte, l’esclusione di alcuni artisti, pur valenti, la folta presenza: trenta artisti da dividere in tre gruppi: scultori-scultori, privilegianti l’occupazione dello spazio; pittori-scultori, oscillanti tra monodimensionalità pittorica e polidimensionalità; del terzo gruppo fanno invece parte gli esponenti delle ultime generazioni, “di intermediazione fondamentalmente concettuale… già presenti nelle Biennali dell’Accademia” (pp.17-21). ). Il critico-giornalista chiarisce poi come accanto al nucleo storico della scultura napoletana costituito da Perez, Di Fiore, Oste, Cotugno, Pirozzi, Borrelli, e dai pittori-scultori Barisani, Alfano, Pisani, Del Pezzo, Persico, Di Ruggiero, Bugli, Stefanucci… sia sembrato doveroso porre in mostra artisti come Mainolfi, Scolavino, Rezzuti, Panaro, Galbiati, Mazzella, Ferrenti, già affermati nei precedenti due decenni.

Dopo i capitoli a firma di Vitaliano Corbi e di Arcangelo Izzo, nell’ultima parte del volume, in “Nuovi e Nuovissimi” (pp.177-190), Grassi analizza in particolare i lavoro dei più giovani: Angelo Casciello, Lello Lopez, Lello Masucci e Natalino Zullo con interessanti riflessioni. In Catalogo delle sculture dei trenta artisti sono pubblicate numerose immagini di fotografi molto noti.

Infine è importante rilevare per capire meglio Gino Grassi che, nel concludere l’introduzione, il giornalista manifesta la sua dirittura morale pronunciandosi con chiarezza contro i signori che sono alla testa degli Enti Turistici Napoletani “i quali distribuiscono denaro pubblico a tutte le manifestazioni più snob o più provinciali, gastronomiche e canzonettare di basso livello e non hanno ritenuto di dare il minimo appoggio a “Napoliscultura non fosse stato per la Provincia di Napoli nella persona del proprio Presidente Salvatore Piccolo e del Vice Presidente Aniello Sorrentino”. Ringrazia poi .per la disponibilità di Palazzo Reale, il Soprintendente Giovanni Messe e nel chiudere si augura che Napoli possa acquisire “giovani dirigenti di grande levatura morale, i soli che ci possono far uscire dalla morta gora del logorante presente”. Dopo qualche tempo, nei primi anni Novanta, Gino Grassi si ritirò da ogni intervento pubblico, trascorrendo le sue estati tra il verde di Ceselle, l’itinerario letterario di Anacapri. Molti lo ricordano anche come caro amico e persona ineccepibile.

 

 Maria Carla Tartarone, marzo 2014

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