Itinerari Giotteschi in Italia:

sei città ricordano il Grande Maestro

Napoli tra le prime  

   

Nell’ambito di EXPO 2015 il MiBACT ha curato il progetto “Giotto. L’Italia. I Luoghi.” per sei itinerari in sei città italiane: Milano, Padova, Bologna, Assisi, Firenze, Napoli, con l’intento di mettere in luce la straordinaria capacità di Giotto di interpretare i luoghi, Chiese e  Conventi, in cui si fermava e viveva a lungo con i suoi seguaci, sempre più numerosi, divenuti con lui incomparabili artisti.

Collaborando al progetto, allo scopo di Valorizzare l’opera di Giotto la CoopCulture  ha messo a disposizione dei Poli Museali Regionali una particolare strategia, rappresentata da ArtPlanner, che con le nuove tecnologie, in corrispondenza delle opere, ha conferito al progetto una connotazione fisica e digitale unitaria a disposizione dell’utente, anche nel suo smartphone, diffondendo anche in rete  il “museo diffuso” di fondamentale importanza per la conoscenza dell’arte sia locale che dell’intera Nazione.

 Il MiBACT campano, con sede in Castel Sant’Elmo, referente  Simona Golia, ha coordinato i lavori con la Soprintendente del Polo Museale Mariella Utili, con la Storica dell’arte  Ida Maietta insieme a Letizia Casuccio direttrice della CoopCulture e al redattore Francesco Di Rienzo.

Venerdì 16 ottobre in Castel Nuovo (Maschio Angioino), nella  Cappella Palatina, il folto gruppo di studiosi che hanno elaborato il progetto, ha presentato  insieme all’assessore alla Cultura  Nino Daniele l’itinerario campano (Basilica di Santa Chiara, Chiesa di San Domenico Maggiore, Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia, Chiesa di San Lorenzo Maggiore, Chiesa dell’Incoronata, partendo proprio dalla Cappella Palatina).  Nell’itinerario è compresa anche la Cattedrale di San Clemente a Teano in cui si conserva una Crocefissione attribuita al  giottesco Maestro di Giovanni Barrile, attivo a Napoli (1328 e il 1333) con gli altri artisti in San Lorenzo Maggiore.

 Dopo l’annuncio soddisfatto dell’assessore  che  ha presentato non solo il progetto  ed il pregevole Catalogo Electa, ha preso la parola  Simona Golia che ha ricordato il proficuo rapporto di Giotto con il re Roberto d’Angiò e la Regina Sancia di Majorca che lo chiamarono a Napoli   nel 1328 per la decorazione della Chiesa di Santa Chiara, la cui costruzione era stata iniziata nel 1310,  dove per le sculture Giotto chiamò Tino di Camaino, operante a Firenze e a Pisa e attivo a Napoli dal 1323 dovendo  innalzare la tomba di Caterina d’Austria in San Lorenzo Maggiore ed erigere con Gagliardo Primario la tomba di Maria d’Ungheria madre di Roberto d’Angiò in Donna Regina Vecchia dove lavorò anche alla tomba di   Maria di Valois.  Nel Coro di Donna Regina  fu contemporaneamente dipinto dalla scuola giottesca un grandioso Giudizio Universale ancor oggi straordinario per quanto in parte alterato dalle vicende del tempo nei colori. Tino lavorò dunque  anche in Santa Chiara alla tomba di Carlo d’Angiò duca di Calabria e alla tomba della piccola Maria sua figlia ed operò anche nella Certosa di San Martino e all’Arsenale.  Lo scultore conservava nelle tombe le atmosfere ed i colori dettati da Giotto, anche per opera dei romani Cosmati,  artisti che ornavano le tombe con un fondo di mosaico azzurro paste vitree e marmi policromi.  Al seguito di Tino giunsero a Napoli  da Firenze altri scultori, Giovanni e Pacio Bertini autori in Santa Chiara del grandioso monumento al Re Roberto.  E’ rilevante osservare come anche  Pacio Bertini, con la sua tecnica,  esalti lo stile e i colori del Maestro  trasmessi  dalla sua Bottega nella stessa Cappella Palatina in Castel Nuovo dedicata all’assunzione della Vergine, dove fu presente  anche il pittore  Maso di Banco, esempio riportato in  Catalogo. Lo stesso carattere denunciano i lavori in San Domenico Maggiore, nella Cappella Brancaccio, attribuiti a Pietro Cavallini, e i lavori nella Chiesa di San Lorenzo Maggiore con  Storie della Vergine di Giovanni Barrile.  Nondimeno nella Chiesa dell’Incoronata con le rilevanti opere di Roberto d’Oderisio.

La citazione di autori che non sono Giotto, ma allievi attenti seguaci del maestro nello stile reso omogeneo, mette in rilievo come la Scuola abbia attecchito a Napoli e in Provincia (a Teano in provincia di Caserta, nella Cattedrale si conserva un crocifisso dipinto attribuito a Giovanni Barrile) anche per l’entusiasmo e la stima dei committenti che ne contendevano l’ attività, radicandosi con fondamentali testimonianze artistiche per fortuna ancor oggi rilevabili.

 

 Maria Carla Tartarone, ottobre 2015

 

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