A Santa Maria Incoronata

“Ghirba” di Antonio Ievolella

 a Palazzo Reale, Sala Dorica 

“Even the wind gets lost in Napoli”

del duo Blue and Joy

 

 

   

La immense Ghirba di Antonio Ievolella nella navata maggiore della chiesa

 

L’antica chiesa di Santa Maria Incoronata, con la sua stessa ubicazione, in basso rispetto alla strada di Medina,  ci porta a ritroso nei secoli, al 1352 quando fu fondata da Giovanna I d’Angiò e dal re  Luigi Ludovico di Taranto. Rarissimo esempio del gotico, le sue pareti furono affrscate da Roberto d’Oderisio seguace  di Giotto, uno del gruppo di allievi che giunsero chiamati a Napoli dalla regina  Sancia di Maiorca per l’arredo della chiesa e del convento di Santa Chiara (1310-1328). Molti affreschi, con le storie di San Ludovico, per il degrado della chiesa, furono poi strappati e conservati in  Santa Chiara.

 In questa chiesa la storica dell’arte Patrizia di Maggio da più di due anni progetta la sistemazione delle “Ghirbe” di Antonio Ievolella. Ed appena la chiesa si è liberata dall’ultimo restauro l’installazione site specific è iniziata. L’inaugurazione della mostra, il 4 luglio, ha attratto molti studiosi e artisti e si è parlato con Ievolella della sua ricerca nell’ambito delle arti, architettura pittura scultura: Nato in una terra, in quel di Benevento che di arte parla e ispira anche con la sua storia, l’artista si è poi spostato nel Veneto ed a Venezia partecipò alla Biennale del 1988 con il “Trittico”. A Padova dove vive,  nel 1997, ideò il “Grande Carro” recensito da Crispolti, che parlò di “macchine mostruose”, sistemato nel  centro storico. Fondamentali sono altresì  le sue sculture nei luoghi del Veneto come  lo straordinario percorso di sculture dei “Guardiani della Dormiente” per il cimitero di Rio di Ponte San Nicolò (Padova) innalzato nel 2004 o come  lo straordinario percorso di sculture dei “Guardiani della Dormiente” per il cimitero di Rio di Ponte San Nicolò (Padova) sempre del 2004 o la Fontana a Voltabarozzo  (Padova) del 2009.

Ma i suoi ritorni  nei suoi luoghi campani sono frequenti. Già nel 2006 ha portato le sue sculture  a  Castel dell’Ovo con la mostra “Materia Forma Luogo”, dove potè notarsi la particolare sensibilità dell’artista verso i luoghi, le architetture, la loro storia: così sui bellissimi  spalti del Castello erano in mostra le sue sculture di corten, nei colori ruggine verde-azzurro, con l’articolazione delle spranghe, dei tubi, dei piani, esposti al vento, intimamente connesse agli spazi della rocca costruita sull’antica Megaride, osservante il dirupo dell’Acropoli su cui sorgeva il Tempio di Minerva.

Si percepisce chiaramente che in Ievolella è sempre presente il sentimento che lo stimola all’arte pur ottenuta con materiali contemporanei e strutture dai legamenti ben visibili nella loro composizione. Le Ghirbe, ispirate a oggetti della cultura contadina ingigantiti, sono la realizzazione dell’arte contemporanea guidata dal pensiero tecnico  non disgiunto  dal pensiero accademico per il quale si intende appropriazione storica profonda acquisita nei secoli nel percorso dalle origini delle culture congiunte lungo il Gran Mare, il Mediterraneo, fino ai nostri giorni. La sua arte non può altresì disgiungersi dalle prove artistiche internazionali degli anni Settanta o Ottanta, dai colloqui con l’Arte Povera o con la Transavanguardia. Ma anche andando ancora più a ritroso con le creazioni di Calder compiute con i materiali ferrosi, propri del nostro artista con la stessa concezione dello spazio.  

 

 

 

 

 

La Sala Dorica di Palazzo Reale occupata dalla installazione dei Blue and Joy

 

 Il duo Blue and Joi, alias Daniele Sigalot (Roma 1976) e Fabio La Fauci (Milano 1977), che vivono a Berlino, hanno inaugurato in Palazzo Reale, nella Sala delle Colonne Doriche,  la loro mostra già presentata alla Triennale di Milano nel dicembre 2013 con più di 500 sculture in alluminio colorato. Oggi il vento percorre Napoli: “Even the wind gets lost in Napoli”, l’installazione circolare riproduce analoghi piccoli aerei di carta, paperplanes. La mostra  voluta dalla Soprintendeza per i Beni Culturali e Artistici con Visioni Future a cura della dottoressa  Tiziana Petrecca, presenta la grande installazione site specific che ben si adatta alle colonne doriche della sala mettendo in evidenza la circolarità dell’opera composta dalla miriade di elementi. Sulle pareti della sala sono altresì esposte  tre epistole o lettere indirizzate al Destino, al Futuro e all’Arte,  chiarimenti ironici, comunicazioni “a grandi  lettere” dunque,  esplicative della visione artistica, con appello, dei Blue and Joy (La fauci-Sigalot).

 

 Maria Carla Tartarone, luglio 2014

 

 

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