Le opere di Raimondo Galeano

al Palazzo Reale ed al Castello dell’Ovo

 

 

Raimondo Galeano, Copertina del Catalogo, in versione diurna e notturna

 

Nella Sala Dorica di Palazzo Reale sono esposte trenta opere di Raimondo Galeano (nato a Catanzaro nel 1948, vive a Bologna) in una retrospettiva che parte dagli anni Settanta. Le opere degli ultimi anni sono caratterizzate da una doppia lettura, una versione diurna e una notturna, arrivando anche ad acquisire una tridimensionalità particolarmente attraente per lo spettatore già stupito dalla prevalenza della luce sul colore e dai giochi che si possono praticare interagendo con le opere tramite una piccola pila: con brevi o ampi gesti si può scrivere o disegnare con la luce sulle tele, variarne il colore, addirittura cancellandolo o intensificandolo; insomma diventiamo artisti anche noi che guardiamo. Ecco dunque l’arte interattiva che possiamo approfondire partecipando alle parformances attivate in Castel dell’Ovo, nella Sala delle Prigioni, dove l’artista ha ricostruito il Mito dell’Uovo di Virgilio spingendo lo spettatore a partecipare alla competizione interattiva.

Il percorso dell’Artista risale agli anni Settana quando giovanissimo, divenuto tecnico del suono a Bologna dove oggi vive, volendo seguire i musicisti ed i cantanti in voga si recò a Roma dove poté conoscere artisti come Mario Schifano e incontrare Franco Angeli e Tano Festa, tutti e tre fondatori della Scuola di Piazza del Popolo con i quali frequentò spesso il Night“Black Shadow”, ombra nera, un nome in seguito per lui significante anche in pittura. Affascinato dalla vita dei giovani artisti prese a seguirli come un ragazzo di bottega e presto, pur autodidatta (erano gli anni in cui eseguiva molte copie di classici) divenne concettualmente loro allievo, soprattutto nel rapporto con il pittore Franco Angeli che gli trasmise la voglia di “chinare la testa sui libri” e non fermarsi mai cercando di migliorarsi sempre. Fu così che in quelle frequentazioni acquisì le proprie basi culturali e si convinse della sua strada.

A quel tempo a Roma imperava l’Arte Povera arrivata con Rauschenberg dall’America; il movimento culturale era fervente, tra gli artisti di maggior rilievo si incontravano proprio Schifano e gli altri amici di Galeano che fondavano riviste interessanti, praticavano ricerche risalenti alle realizzazioni di Mondrian e alla evoluzione dell’arte di Kandinsky verso la geometria e la musica; e promuovevano, con altri artisti di quegli anni, riflessioni che avrebbero condotto all’Arte Concettuale nonché alla Transavanguardia.

L’amore per il mare lo condusse ad ulteriori passi innanzi verso la conoscenza dei fenomeni della luce che lo incuriosivano molto: in barca nell’Adriatico osservò, come racconta, “il cosiddetto fenomeno del mare in amore che consiste in un effetto di bioluminescenza… per cui la scia delle barche e la schiuma delle onde si illuminano” (Catalogo “ Raimondo Galeano Opere luminescenti, 1970-2014”, ed. Visioni Future, presentato da Gregorio Angelini e Aldo Colella, intervista di Manuela Valentini). Mettendo a fuoco il problema, rimase poi colpito da un frase di Isaac Newton asserente che esiste la luce ma i colori non esistono. Fu allora che iniziò a palesarsi la sua strada e la volontà di esprimere ciò che aveva nell’animo lo condusse al rinvenimento e all’uso del lumen (pigmento usato per illuminare le lancette degli orologi di notte) in alcuni quadri in cui rappresentò il Cosmo e le Galassie. Ecco poi la serie dei lavori “epossidici” “quadri in cui l’immagine sulla tela subì un “parziale azzeramento”, in quanto del disegno non restarono che segni vaghi, “geroglifici”, di rilevante significato espressivo, mentre il colore venne decisamente messo da parte. Successivamente l’artista prese a mescolare il lumen anche al cemento ed al legno per conoscere la reazione di questi materiali. Il lavoro proseguiva nella ricerca del recupero dell’immagine e Galeano vi riuscì: la pittura non era morta.

Importante nel percorso dell’ artista è il progresso della tecnologia nell’ambito della Realtà Virtuale che ha condotto ben presto all’Arte Tecnologica Multimediale Interattiva che ha nella partecipazione attiva del fruitore la sua ragione di essere. Oggi Galeano utilizza pigmenti di luce sotto forma di polvere che arrivano dalla Cina, mescolati a collanti e resine compatibili che gli consentono di ottenere una vernice atta a dipingere opere in continuo mutamento spesso attivato dagli stessi spettatori. Nello spiegare la sua opera a Manuela Valentini, Galeano ritorna alle opere dei grandi artisti di metà Ottocento, quando nasceva la fotografia, ed oggi il pittore continua ad utilizzare la tecnica fotografica: lo spiega attraverso l’analisi della parola foto-grafia, ossia fotone di luce, grafia di luce e spiega che anche Canaletto aveva la camera ottica sul Canal Grande e che Caravaggio illuminava i suoi quadri stendendo sulla tela una mistura di lucciole che la rendevano fotosensibile. Così il pittore ci stupisce insegnandoci la sua tecnica che continuiamo a chiamare pittura.

 

Maria Carla Tartarone, gennaio 2014

  Condividi