Apre la Galleria “Al Blu di Prussia”con il terzo

 “Premio alla Carriera”

all’artista Giosetta Fioroni in mostra con “Memory Lane”

e allo scrittore Silvio Perrella  

 

 

 

Giosetta Fioroni, “Memory Lane”, “Hedy Lamarr”, cm. 71x60, 2014

 

Il 27 settembre ha riaperto la bella ed elegante Galleria “Al Blu di Prussia” di Giuseppe e Patrizia Mannaiuolo. Il direttore Mario Pellegrino ha preparato per quest’anno un doppio evento: la mostra “Memory Lane” della pittrice e scultrice Giosetta Fioroni, già vista in Galleria nel 2009 e la quarta edizione del “Premio Fondazione Mannajuolo” conferito quest’anno alla pittrice ed allo scrittore Silvio Perrella.

L’artista, molto nota vive a Roma; ha portato con sé un ricco corredo di opere: vaste tele in forma di carte geografiche su cui si muovono i suoi personaggi essenziali emergenti dalla memoria o dall’osservazione quotidiana. Suggestivi ed ironici essi percorrono gli spazi, attraversano i luoghi, rivivono nel colore.

L’autrice, romana, ha costruito negli anni un vasto curriculum: partendo dagli inizi si può accennare alla sua partecipazione alla “Scuola di Piazza del Popolo”, negli anni Cinquanta e Sessanta, quando vi operavano Angeli, Festa e Schifano che esponevano alla celebre Galleria “La Tartaruga” ancor oggi rilevante per l’arte contemporanea. Negli anni la sua opera ha sperimentato vari campi dalla pittura, la ceramica, la fotografia fino alla video-arte esponendo a Napoli da Lucio Amelio insieme ad altri notissimi artisti. La sua prima esposizione alla Biennale di Venezia è stata nel 1993, quando aveva preso a sperimentare la ceramica nella Bottega Gatti di Faenza, con la creazione di “Teatrini”, “Case”, “Formelle”, “Animalia” (portati anche a Napoli nel 2009).

Nel 2002 le fu dato di fare una svolta importante, impegnandosi nei ritratti fotografici, insieme al fotografo Marco Delogu, da cui nacque la serie “Senex”: ritratti di Goffredo Parisi, Raffaele La Capria giovane, Cy Twombly, Andrea Zanzotto, Guido Ceronetti, Natalia Ginzburg e i più recenti di Sandro Lombardi (2003), Erry De Luca e Franco Marcoaldi (2005).

Nel 2004 ha partecipato ad una retrospettiva al “Centro Studi Arte Contemporanea” di Parma insieme ad un’altra dedicata interamente a Goffredo Parisi, compagno di tanti anni. Anche se l’artista dichiara di non voler dedicarsi alla scrittura, ha curato libri introduttivi alle mostre come il Catalogo “Ceramiche” per i tipi di Skira, in occasione della mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, nel 2005. Nel 2009 è “Al Blu di Prussia” con “Analogici e digitali” una mostra composta di ceramiche e di immagini fotografiche tratte dalla sua ormai preziosa collezione.

Oggi è stata premiata al “Blu di Prussia da Patrizia e Giuseppe Mannajuolo con una “Torre” di Alba Sevaggia Caminito, una scultura già premio alla carriera nelle due precedenti edizioni.

Silvio Perrella è uno scrittore nato a Palermo che vive a Napoli. E’ autore di numerosi saggi tra cui Calvino (Laterza, 1999), Fino a Salgaredo, La scrittura nomade di Goffredo Parise (Rizzoli, 2003); autore altresì di scritture narrative e di viaggi tra cui Giùnapoli (Neri Pozza, 2006). Collabora al quotidiano Il Mattino ed a La Lettura del Corriere della Sera. Oltre ad essere stato per diversi anni presidente del Premio Napoli lo scrittore ha ricevuto una menzione speciale al premio Viareggio e i premi Bilenchi e De Sanctis. Uno degli ultimi suoi scritti è un breve libro In fondo al mondo. Conversazione in Sicilia con Vincenzo Consolo (Mesogea, aprile 2014). Quest’ultimo libro, benché breve, raccoglie una vita e due mondi: quello siciliano mai dimenticato nei più accurati dettagli e quello napoletano. I ricordi dei luoghi fin da bambino e le conversazioni con Vincenzo Consolo, il noto scrittore unito a lui nei ricordi e negli interessi letterari, sono lo spunto per farci ricordare quanto sia stata notevole e ricca una gran parte della letteratura del Novecento meridionale e quali e quanti siano stati gli agganci, non solo verso la letteratura del nord dell’Italia, ma anche verso le letterature e spagnola e francese. Bisogna leggere piano e riflettere: ogni frase apre a un ricordo letterario, a un panorama siciliano invidiabile, che si snoda da Messina a Palermo, che Perrella vive nei continui ritorni ai suoi luoghi originari per le conversazioni con gli amici. Lo scrittore ci trasmette rimandi anche alla lingua siciliana, concisa e significante, già in contatto come racconta Boccaccio in una Novella e Perrella ricorda, con la lingua magrebina e la civiltà araba.

Nella serata del premio, lo scrittore è giunto in tempo da Palermo, accompagnato dalla madre, per accogliere il premio della Fondazione Mannajuolo, la “Torre“ della scultrice Alba Selvaggia Caminito. Aveva forse appena terminato una conversazione in Sicilia, questa terra “immobile e cangiante”, con l’ultimo amico.

 

Maria Carla Tartarone, settembre 2014

 

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