NellIstituto di Studi Filosofici,

 Serra di Cassano

in mostra Lino Fiorito

e i suoi

“Buchi Neri”

 

 

 

 

Lino Fiorito “Buco Nero”, ceramica 2015

 

  L’Istituto di Studi Filosofici sito in Palazzo Serra di Cassano ospita raramente eventi d’Arte Contemporanea che non abbiano anche un particolare significato storico-filosofico.

Recentemente  sono stati ospitati i “I libri dipinti”, opere ispirate alla letteratura, mostra organizzata dallo studioso Antonio Filippetti,  con la libreria vomerense “Io ci sto” e già messi in mostra nella Stazione Vanvitelli e al Palazzo Reale.

Oggi viene accolta la mostra dell’artista e scenografo Lino Fiorito “Buchi neri”. Dei buchi neri sentivamo parlarne  intorno agli anni settanta quando venivano osservati nello spazio quegli enormi buchi generati dalle stelle al termine della loro esistenza, le supernove, osservati in particolare da Oppnheimer, Snyder e da Wheeler che scrisse nel 1968 “Il buco nero è un oggetto la cui forza di gravità è talmente intensa che nulla può sfuggirgli, nemmeno la luce”.   Fiorito accoglie questi ricordi, ma va oltre quando può osservare da vicino la distruzione di Palmira, del Museo di Mosul, la distruzione  del Tempio di Baal Shamin  ed accoglie la notizia dell’uccisione  dell’archeologo accorso a quegli scempi, Khaled al-Assad. Sono le riflessioni su questi sconvolgimenti perpetrati dall’uomo più che ogni altra cosa avvenuta nell’universo  a colpirlo e le conversazioni  con il filosofo Maurizio Zanardi lo conducono alla creazione del  gruppo di opere in mostra. Sono opere ispirate  alle tragedie vissute dai popoli in questo periodo della contemporaneità crudele ed inaccettabile nei confronti della storia e dell’arte delle popolazioni mediorientali.  In Fiorito emerge l’indignazione  verso le distruzioni perpetrate di quei luoghi da tutti invidiati per il rispecchiarsi della cultura e delle vicende storiche, resti preziosi, distrutti dalle stesse popolazioni eredi, in lotta fra loro.

 

 

 

 

 

Lino Fiorito, “Buco Nero”, ceramica, 2015

 La sensibilità dell’artista si esprime in cinque teli, con decorazioni arabe, divenute manifesti,  in cui Fiorito è intervenuto con macchie nere a sconvolgere il senso della bellezza, e in quattro ceramiche, esprimenti nel contrasto tra il bianco e il nero, il positivo e il negativo,  il prevalere del nero, del buco nero  cui nulla può sfuggire, esprimenti lo sconvolgimento sopraggiunto alla vista delle tragedie. Fiorito nel suo sdegno si accomuna alla riflessione  di una umanità che nei suoi spiriti colti, aperti alla conoscenza intende invitare alla pace, al perdono nel rimpianto di ciò che tutti stiamo perdendo coltivando l’odio e l’ignoranza.

Il suo macchiare di nero anche i teli orientali tenuamente colorati vuole significare la partecipazione di tutti alla colpa, la vergogna di tutti, e naturalmente anche la sua. Le sue opere, anche le ceramiche concepite come buchi neri, additano insistentemente la colpa di un’umanità deviata, distruttrice. La mostra, a cura di Maria Savarese e Francesco Iannello, viene introdotta  in Catalogo dal filosofo  Maurizio Zanardi  con lo scritto “Universalità del vuoto” che interpreta con particolare profondità l’umanità  contemporanea e il pensiero dell’artista manifesto nelle sue opere.

 Zanardi scrive nel prologo al Catalogo: “ Disegni macchiati e ceramiche sono i segni di un dramma che non pare destinato a concludersi. Un dramma che inizia con il racconto di un antefatto fuori scena, continua con la visione dell’effetto di una ritorsione, prosegue con l’esposizione di forme bucate, che sembrano costruirsi intorno al vuoto e da questo essere attratte e mosse, così che il vuoto, nello stesso tempo, destituisce il costruito e continua infinitamente a vibrare”.

 Noi conosciamo da tempo Lino Fiorito scenografo,  pittore, ceramista e scultore, che alterna le sue visite a Napoli dove ai tempi dell’Accademia incontrò Peppe Desiato che lo stimolò nella sua formazione. E più tardi l’incontro con Mario Martone  che lo condusse a entrare in “Falso Movimento” -di cui è cofondatore anche il regista Paolo Sorrentino di cui Fiorito è stato recentemente scenografo-, verso realizzazioni teatrali e cinematografiche note con la Compagnia “Teatri Uniti”. Importanti per lui sono stati gli anni a New York tra le Gallerie che rinnovavano continuamente le esposizioni di arte contemporanea, finché non decise di tornare in Europa vivendo tra Colonia e  Napoli.

L’artista si è sempre lasciato stimolare dai luoghi per cui prepara le sue mostre: l’abbiamo visto nel 2009 nella Sala Rari dela Bibliotecha Nazionale con i suoi “Disegni per il Teatro” un patrimonio di disegni acquisito dalla stessa Biblioteca nell’ambito del progetto “Archivi di Teatro Napoli”e lo abbiamo visto nel 2010, con “Acquarelli e Ceramiche” “Al Blu di Prussia” nel 2011;  nella Villa Floridiana  con le sue “Ceramiche” installate nelle vetrine di Placido de Sangro Duca di Martina, nel 2014; mostre che ci hanno fatto incontrare un artista differente, affascinato dal colore, dalla tradizione artistica ma anche dall’arte contemporanea in tutte le sue connessioni.  Dopo le pessimistiche espressioni agli Studi Filosofici l’artista è in mostra al Museo Archeologico con “Vesuvi”, sette acquerelli su carta di 70 centimetri per 100, distesi paesaggi colorati, in cui prevale l’azzurro, una montagna finalmente distensiva, che invita a sperare.

 

Maria Carla Tartarone, aprile 2016

 

 

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