Maurizio Siniscalco

nella Villa San Michele di Axel Munthe

ad  Anacapri

presenta  le opere ultime di

Sergio Fermariello

 

 

 

L’Associazione culturale  Arte/As di Maurizio Siniscalco conduce nuovamente ad Anacapri Sergio Fermariello e le sue opere: nel 2009 abbiamo visto opere di grandi dimensioni, tra cui i Barracuda, nella mostra “Migranti” al PAN, in una criticata straordinaria sortita con altri artisti dalla nota mostra di Lucio Amelio “Terrae Motus” nella Reggia di Caserta; nel 2011  abbiamo visto i “Ditirambo”, curatore Maurizio Siniscalco, esposti alla Casa Rossa;  questa estate è la volta della Villa San Michele, la villa di Axel Munthe echeggiante dei “Concerti al Tramonto” che, vincitrice per il 2014 del concorso “Il Parco più bello d’Italia”, contribuirà a mettere in rilievo le suggestioni che le opere del nostro artista trasmettono.

 Mi interessa ricordare di Sergio Fermariello la sua formazione culturale ed etica in una famiglia nota alla storia della città del Novecento, che lo ha educato a trasmettere agli altri le proprie conoscenze, i propri valori morali, senza risparmio personale. Egli da sempre è vissuto nella bella villa secentesca del Belvedere che affaccia da  un alto sperone di roccia sulla via Aniello Falcone e il panorama del golfo mentre nel retroterra arriva al Vomero Vecchio con il lungo filare di querce del parco, il grande cortile e l’ampio androne che apriva sui campi retrostanti prima che si costruisse la via Cilea.

 

 

Ha trascorso in questo luogo ameno un’infanzia serena con i due fratelli Mauro e Bruno. Nell’adolescenza la perdita del padre diede un nuovo corso alla sua vita che divenne  difficile e combattiva: i ragazzi continuarono gli studi, conseguendo lauree in ambiti diversi, avendo tutti e tre una particolare propensione per l’arte. Infatti Mauro, eccezionale fotografo spinto dall’amore per i suoi luoghi, pur vivendo a Milano, nel dicembre 2012 ha messo in mostra al Pan le sue opere in “Acqua Fuoco”,  la città antica e la città moderna in doppie immagini accostate, negli antichi documenti e nella contemporaneità. Mentre Bruno dedica gran parte del suo tempo ad insegnare la sua arte  ai giovani sbandati,  come abbiamo visto nelle opere della mostra “Carmen” realizzate dalle giovani rom detenute a Nisida, esposte nel 2011 all’Istituto Cervantes.  Continuando ancora  nel tempo, rivolgendosi ai minori reclusi, insegnando  la correttezza morale prima che la creazione di un opera.

Sergio  Fermariello ha avuto l’occasione di conoscere giovanissimo la famiglia dei pittori  Matània, abitanti nella  stessa Villa Belvedere, dove oggi è in mostra il Museo dell’Associazione Ugo Matània, grande pittore e illustratore di quotidiani come “Il Mattino”, che lo ha affascinato e ispirato. Più tardi, frequentando  nel contempo la Facoltà di Scienze Naturali, visse un certo tempo nell’isola di Vivara,  rimanendovi fino al terremoto dell’80 ad occuparsi degli uccelli migratori; vi  conobbe il filosofo  Giorgio Punzo che viveva nell’isola, circondato da giovani,  e che si adoperava per la difesa del patrimonio ambientale.  Tornato a Napoli, ancor giovanissimo ebbe modo di avere contatti con Lucio Amelio e i suoi artisti, utili alle sue riflessioni ed alla formazione della sua maniera in opere esposte poi con gli altri,  nella mostra “Terrae Motus” della Reggia di Caserta.

E’ un artista che nel costruire le sue immagini, si è sempre rivolto agli elementi primari lineari del disegno: disse una volta  di usare “una sola nota, una sola parola”: i suoi ideogrammi di guerrieri antichi trasmettono la sua visione della vita nella creazione  di ideali combattimenti. Anche i suoi barracuda sono nati come segni per costruire il suo linguaggio di base,  sintesi elementare creativa delle sue opere, a riempire tele e fogli,  completati con il colore sia come fondale che come elemento di rilievo alle linee. I suoi guerrieri sono poi diventati giganteschi, trattati sia singolarmente che come  protagonisti di immaginarie battaglie su grandi tele. Ed  anche i suoi barracuda in acciaio cor-ten sono diventati giganteschi: lo abbiamo visto nelle grandi mostre in tutto il mondo insieme ad altri elementi che caratterizzano le sue opere: alluminio e ottone, pasta di marmo acciaio  in lamelle a costruire i barracuda già visti  in  “Caccia Primitiva” del 2001 (nella Stazione della Metropolitana Quattro Giornate) e ripresi ancora nel 2009  nei “Migranti” esposti prima in Brasile poi al Pan in una straordinaria criticata sortita dalla Reggia di Caserta con altri pochi artisti di “Terrae Motus”.  Del 2011 ricordo “Ditirambi”, alla Casa Rossa di Anacapri, piccole opere per lo più, cm. 40x40 i cui  segni erano distesi su carta su alluminio colorati ad olio o più spesso con colore acrilico mescolato a sabbia o altro aggregante. Alla Casa Rossa Fermariello ci riservò anche una grande opera: “Il Guardiano del Sogno” allusivo ad una pianta spinosa, il cactus, intrecciato di fili di ferro e ruote di bicicletta.  Del 2012 può ricordarsi la mostra nella Galleria Trisorio e del 2014 alcune mostre a Londra, Anversa e Mastricht.

Le opere che Fermariello ha portato a Capri sono ventuno, esposte tra i portici del giardino che accoglie la famosa Sfinge rivolta al mare, ispiratrice delle nuove opere, che potremmo dire silenziose. Di questi lavori sette sono tele su acciaio cm. 40x40 e sette sono tavole di acciaio a sbalzo di cm. 30x30 e cm. 40x27. Vi si aggiungono 7 opere di cm. 40x27 e cm. 50x37 realizzate in acciaio cor-ten, pannelli minuziosamente perforati con un nuovo linguaggio di base, astratto. Ma incontriamo ancora prelievi di materiali di recupero adeguatamente utilizzati per le sue sculture, riflessi della vita reale.

 

Maria Carla Tartarone, luglio 2015

 

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