Le mostre dell’estate a Capri e

La V Edizione del Festival di Fotografia

nel centenario della morte di Karl Wilelm Diefenbach

 

 

 

 

Olivo Barbieri “Suggestioni Capresi”

 

Questa estate  la quinta edizione del Festival della Fotografia di Capri, per la commemorazione del centenario dalla morte del pittore  Wilhelm Diefenbach, alla Certosa  di San Giacomo con il titolo “Suggestioni Capresi, 100 anni dopo Diefenbach” si è arricchito della mostra “Trasparente come l’acqua giunta a Capri da Venezia. Le mostre sono state entrambe curate da Denis Curti, vicepresidente della Fondazione Forma, centro internazionale di Fotografia, direttore artistico della Casa dei Tre Oci di Venezia. Quest’unico curatore ha consentito un rapporto culturale molto interessante per Capri: infatti la mostra alla Certosa, “Suggestioni capresi, 100 anni dopo Diefenbach,  con le fotografie di Francesco Jodice e Olivo Barbieri,  sarà trasferita a novembre nella Casa dei Tre Oci, alla Giudecca, a Venezia.  La mostra che Denis Curti ha portato da Venezia alla  Casina Rossa di Anacapri raccoglie le opere di diciassette fotografi, realizzate  in un arco temporale dal 1870 ad oggi, convergenti sul tema dell’acqua; un tema molto suggestivo, ricco di implicazioni psicologiche se anche alla Biennale di Venezia un gruppo di artisti ha esposto, alle Procuratie Vecchie del Sansovino, la mostra “Nell’acqua capisco”.

Gli studi su Wilhelm Diefenbach, a Capri dal 1890 al 1913, esposti i suoi quadri alla Certosa di san Giacomo fin dagli anni settanta in buona parte per le donazioni degli eredi, sono stati intensi e interessanti anche per il coinvolgimento di sovrintendenti come Raffaello Causa, studiosi come Giancarlo Alisio: “Karl Wilhelm Diefenbach, 1851-1913, dipinti da collezioni private” a cura di Giancarlo Alisio, Electa Napoli edizioni La Conchiglia, 1995. Gli ultimi studi sono pubblicati da l’editrice Grimaldi (“Diefenbach  a Capri”, di Antonia Tafuri e Roberta De Martino, presentazione di Fabrizio Vona). A Capri, la visione del suo paesaggio, delle sue scogliere e del suo mare, affascinò subito Diefenbach, che seppe comprendere assai profondamente quella natura nelle sua struttura e riportarla sulla tela in una visione eterna, con i suoi simboli, la sua drammaticità storica, attraverso colori spenti e velature, movimenti vorticosi del pennello già in Europa praticati dai romantici e dai simbolisti ma esaltati nell’isola di Capri da Difenbach, che ne comprese l’animo tragico antico, nelle orme, che riconobbe, di Tiberio e nella natura ribelle.

La Conchiglia Libri & Arte di Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito sviluppa i suoi spazi  a Capri tra via delle Botteghe e via Camerelle, dove generalmente vengono esposte le mostre, e ad Anacapri nella libreria di  via Giuseppe Orlandi. Questa estate lo spazio di via Camerelle è stato occupato, dal mese di luglio, anche  dalla  mostra di fotografia “Isole nell’Isola” di Tito Fiorani, una esaustiva raccolta di approfondite  ricerche di testimonianze con cui il fotografo ricostruisce la storia delle architetture e dei protagonisti della Capri del Novecento descritta anche nel suo omonimo libro.  Le immagini, numerose, in bianco e nero,  mostrano nella loro nitidezza non solo il mare o il paesaggio, cambiato nel tempo, per la intromissione di numerosi nuovi agglomerati sparsi, ma anche le caratteristiche architetture delle grandi ville abitate da illustri personaggi, mai così numerosi in  altro luogo che non a Capri, nel Novecento. Non solo le grandi ville come la Villa Lysis del barone Fersen o la Villa Monacone abitata da Monica Mann o la Villa Malaparte ma anche le piccole ville come La Casarella abitata da Marguerite Yursenar e le tante terrazze o giardini  sfondo alle belle immagini di donne famose  e di illustri personaggi della letteratura, dello spettacolo, dell’arte.  Altre mostre si sono susseguite nello spazio di via Camerelle, interessante la mostra di pittura “Interno Mediterraneo” di  Pierluigi Isola in cui il pittore mette a fuoco gli oggetti simboli e stimoli al nostro esserci quotidiano. Dopo Isola un altro pittore Carlo Perindani in “Come è profondo il mare” ha descritto la sua visione del mare e delle isole mediterranee.

 

 

 

Riccardo Esposito, uno degli otto camouflages insulari“Se guardo la luna mi viene mal di stomaco

 

Nella Libreria di  Anacapri della Cochiglia si sono viste invece, per la prima volta esposte, alcune  opere di Riccardo Esposito sul  tema dell’Isola, a lungo studiato e pubblicato nel suo libro edito nel 2006, “Delle Isole, dell’Isola, manuale teorico-pratico da servire al navigante”, un’antologia di riflessioni, documenti, immagini, sull’argomento ripercorso con studi approfonditi, a mano a mano sempre più a ritroso nel tempo, fino  a giungere alle trattazioni degli egizi, degli elleni e non soffermandosi solo agli studiosi occidentali, ma ricercando e riflettendo sugli scritti orientali.  Esposito è anche affascinato dagli scritti dei viaggiatori occidentali del Seicento, del Settecento e dell’Ottocento fino a giungere a  noi.  Numerosi sono i passi tratti da scrittori e navigatori che egli o raccoglie nel suo libro, scritti che hanno sempre affascinato i lettori: da “Il racconto del naufrago, in Letteratura e poesia dell’antico Egitto”, Einaudi, Torino 1969; da “Crizia”, in “Le Opere” di Platone; da “Le avventure di Robinson Crusoe”, di Daniel Defoe, Einaudi, Torino 1998; da “L’isola misteriosa “ di Jules Verna, Marsilio, Venezia, 1999; da “L’isola del giorno prima“ di Umberto Eco, Bompiani, Milano 1994 ed altri ancora non meno intriganti.

Dunque una miscellanea di testimonianze e di riflessioni da lui curata a spiegare  il fascino dell’isola e il significato che ha sempre occupato nella psicologia dell’uomo, il quale pur amando l’isola, conclude  Esposito, per amore della conoscenza deve sapere abbandonarla.

 Il tema  dell’isola, già  disegnato dall’artista in passato, trova oggi, nella mostra nella libreria di Anacapri, “Se guardo la luna mi viene il mal di stomaco” una collocazione  diversa, una precisazione storica, oltre che psicologica, nel costruire una visione artistica complessa nella creazione dei suoi “camouflages”, a suo dire  camuffamenti,  giochi ironici,  che, attraverso il recupero di  raffinate  rappresentazioni grafiche, rinascimentali e barocche, di mitiche lotte tra mostri marini, esalta il  suo personale  mito dell’isola. La sua tecnica, assai esperita come grafico, curandosi di quasi tutte le pubblicazioni della sua casa editrice,  si è qui espressa  nei prelievi di immagini mitologiche, poste in primo piano, assemblati al computer con interventi a   matita,  china e illuminati dai lievi colori  dei pastelli. Sullo sfondo sono sempre l’isola, per lo più montuosa e il mare.  Le opere grafiche di Esposito  completano il pensiero dell’artista e le sue riflessioni sull’isola, sono certamente l’avvio a una ricerca verso la rappresentazione  grafica e  pittorica dei moti dell’animo umano, un lungo percorso che abbiamo visto testimoniato dai navigatori, tra un’isola e l’altra, verso la conoscenza,   anche in figurazioni di miti e leggende.

 

Maria Carla Tartarone, settembre 2013

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