“Al Blu di Prussia”

 “Filmnero Fotogrammi”

di

 Roberto Paci Dalò

 

 

 

 

Roberto Paci Dalò è in mostra “Al Blu di Prussia”, una mostra complessa,  “Filmnero”, ricca di storia  in esposizione nella Sala-Cinema e su alcune pareti della galleria dipinte di nero: un complesso di film, composti con la rielaborazione di immagini fotografiche contemporanee mescolate a nostalgiche immagini dei primi decenni del Novecento, accompagnate da musiche create dallo stesso autore, ma anche un succedersi di immagini, ancora in bianco e nero, in mostra opere create con l’uso di diverse tecniche, chiarite nel libro-catalogo anch’esso opera di Paci Dalò.  L’artista, nato a Rimini nel 1962, per il suo assiduo ricercare è divenuto un compositore-musicista, ma anche un regista-autore oltre che un viaggiatore instancabile ed  un pittore creatore di vaghi acquerelli alla ricerca dell’espressività  e della verità nei volti degli uomini.

 La mostra, a cura di Maria Savarese è stata preceduta da una esposizione, nel 2015, della performance audio-video “1915 The Armenian Files” occasione dell’ incontro dell’artista con Andrea Viliani e con l’ambasciatore armeno in Italia Sargis Ghazaryan.

 La creatività di questo artista, (che ama Napoli e la considera con Torino la capitale d’Italia), stupisce: egli riesce a creare opere nostalgiche, assemblando soggetti accompagnandoli con musiche adeguate, dirigendo scenografi e musicisti, curando i particolari, discutendo con intellettuali che lo accompagnano volentieri. Le immagini,  raccolte e ricomposte, di varie epoche e di vari luoghi,  si ispirano anche agli scritti  di autorevoli letterati.

Nel film “Dust”, del 2003,  Paci Dalò incomincia ad intraprendere  il riutilizzo di brani filmici  e letterari: di Emily Dickinson e di Derek Jarman, in sottofondo si può ascoltare anche la voce mentre la ricomposizione delle immagini riprese tra Parigi, Firenze, Roma e Napoli, sebbene sintetica si avverte molto complessa. Del 2005 è “Petròleo Mexico”  girato e composto a Città del Messico dove fu anche  presentato, in nove giorni. In esso emergono le masse ma anche molti volti singolari ed espressivi; vi si avverte il paragone tra i volti attuali e i volti della tradizione di cui l’artista scrive: ” Il volto è il solo logo della comunità, l’unica città possibile”.

Nel film “Elegìa Italiana“ del 2006  Paci Dalò evidenzia l’analisi di immagini architettoniche del Ventennio fascista, mentre il suono di sottofondo riflette echi della voce di Mussolini. Vengono qui utilizzati testi di Leopardi, di Pasolini e di Gramsci: una sintesi della cultura del Novecento.

E’ poi  del 2009 “Atlas of emotion stream”, una visione attenta, andando in giro con una piccola telecamera, dei gesti tipici e dei luoghi  napoletani, soprattutto dei bar: Dalò considera il bar luogo del benessere, luogo della concentrazione sonora, luogo sacro, considerando al contrario la chiesa luogo profano.

Del 2012 è “Ye Shanghai” lavoro basato su materiali audio (la nota canzone del 1937 cantata da  Zhou Xuan) e su filmati, ispirato alla storia del ghetto di Shanghai, luogo che ospitava circa 23000 profughi ebrei fuggiti dai tedeschi prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. Qui come negli altri filmati l’artista smonta in frammenti e ricompone il materiale ritrovato restituendolo col fascino della sua interpretazione; la musica ripresa dal vivo è divenuta poi disco.

 Del 2015 è la performance musicale e filmica “Fronti” creata con rare  immagini, dilatate e rallentate, senza dialoghi, della Prima Guerra Mondiale. L’ Opera è dedicata a Robedrt Adrian e Oreste Zevola. Ancora del 2015 è il lavoro “1915 The Armenian Files”, riflessione sul Genocidio armeno del 1915, ancora non riconosciuto dal governo turco, quando un milione e cinquecentomila Armeni vennero trucidati dal governo ottomano, strage orrenda assimilata a quella degli ebrei per opera di Hitler. Filmato costruito dopo il recente viaggio  con  tre amici a Beirut nei cui pressi l’artista ha potuto visitare Bourj Hammoud, il luogo dove oggi vivono i discendenti dei sopravvissuti in fuga dall’Impero Ottomano, parlando anche con i bambini di una scuola elementare. Qui, scrive l’artista “si può constatare come la vita prevalga su qualsiasi piano di sterminio”. Questi filmati sono stati proiettati ripetutamente nella sala-cinema della galleria, non bisognosi di spiegazioni per gli spettatori attenti ed ammirati. Le immagini lungo le pareti della Galleria, anche di grandi dimensioni sembrano rappresentare dei flash tratti dai filmati, mettendo però in evidenza, come nel Catalogo, la delicatezza del tratto a penna e il divagante spandersi dei rari verdi e azzurri dell’acquarello, prevalente il grigio.

 

Maria Carla Tartarone, maggio 2016

 

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