Al Blu di Prussia”

Alessandro Busci  torna

con 

“Fuoco su Napoli”

 

 

 

Alessandro Busci, “al Blu di Prussia”, 2014

 

 Alessandro Busci torna in città, nella nota Galleria “Al Blu di Prussia” con una mostra ispirata nel titolo al libro “Fuoco su Napoli”, di Ruggiero Cappuccio, che introduce anche il Catalogo curato da Paola de Ciuceis. Le visioni delle opere sono ispirate soprattutto al Vesuvio che incombe irruento sulla nostra città oggi sempre bellissima, ma in crisi socio-economica. La speranza è che l’Arte la trarrà dalla crisi come desiderano le attive numerose Gallerie, Musei  e Associazioni  napoletani, mettendo in evidenza le sue priorità artistiche e culturali. Alessandro Busci ci offre particolari visioni che entusiasmano.

 L’artista, milanese, comincia nel 1996 la sua carriera con un premio nella Galleria d’Arte Suzzara, a Mantova. Dopo qualche anno, nella galleria di Antonia Jannone, a Milano esponeva la sua personale “Acqua Sporca. Luce marrone”, che già lasciava intravedere lo stile dell’artista confermato nella Collettiva di Palazzo Cicogna a Busto Arsizio e poi nelle mostre di Strasburgo del 2001  e de 2002 nella personale “Steel Life” nella galleria  di Antonia Jannone  (gallerista che ne segue tuttora il percorso e lo ha condotto nel 2012 a Napoli, “Al Blu di Prussia”) con “Milano-Napoli”. Nel 2002 a Venezia vince il premio  “La Fenice des artistes”. 

 

 

 

Alessandro Busci “Al Blu di Prussia”, 2014

 

Prestigiose sono ancora le personali a Bordeaux, “Paiseges” nel 2003   in cui si denota il suo amore per i luoghi definiti fin nella loro spiritualità con la sua pittura ispirata nella tecnica all’espressionismo astratto dei pollockiani (Cliffon Still, Willem de Kooning, Robert Motherwell, Hans Hartung) con  colori intensi e gocciolanti. Nel 2004 presenta a Genova, ai Magazzini del cotone  Normali Meraviglie: il fantastico quotidiano in 365 oggetti”; a Cremona nel 2006 partecipa alla collettiva “Nuovo Romanticismo” e presenta la personale  “Vespertine”.

  Dal 2008  si esprime con una nuova tecnica: comincia ad utilizzare il corten ed il rame come base dei suoi dipinti,  distende al suolo il foglio di metallo e vi dipinge con grossi pennelli avvicinandosi anche alla tecnica pittorica orientale come quella di Yan Pei Ming (alla Gamec “Paesaggi con pitbull”), con l’uso di acidi per ritoccare e  scarso uso del disegno. 

Il suo è un espressionismo rivolto al paesaggio, ai luoghi più vissuti e tormentati della nostra contemporaneità (le fabbriche, gli aeroporti, gli scorci aurorali di NewYork  come “Il Ponte di Brooklin”, portati a Napoli nel 2012).

Prima di giungere a Napoli il pittore aveva partecipato, nella Biennale del 2011, con due progetti: al Padiglione Cubano con “Cuba mon amour” e al Padiglione Italiano, all’Arsenale.

Nel 2012 Flavio Caroli lo chiama al Museo Maga di Gallarate insieme ad Omar Galliani per “Un passaggio di generazione”. 

Il prossimo 13 novembre alla Triennale di Milano inaugurerà la sua mostra “In alto Milano” unendosi al coro degli architetti che vogliono per la metropoli milanese una proiezione sempre più verso l’alto, come l’ultima realizzazione: il grattacielo dell’UNICREDIT ed il “Bosco” di altissime case che vi sta attorno.

 

 

 Maria Carla Tartarone, novembre 2014

 

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