“ Al Blu di Prussia”

 presentazione del romanzo di

Attilio Belli

 “Da Mao a Tao: speravamo qualcosa di meglio”

 

 

Il romanzo “Da Mao a Tao: speravamo qualcosa di meglio” (editore GuaraldiLAB) di Attilio Belli è stato presentato nella Galleria “Al Blu di Prussia”. Dopo il saluto dello scrittore Gherardo Mengoni, piacevole consuetudine della Galleria negli eventi letterari, Almerico Realfonzo,  da autorevole moderatore della “tavola rotonda”, attorno a cui, insieme all’autore, vi erano lo storico Paolo Macry e lo scrittore e critico Silvio Perrella, ha introdotto la discussione sul libro di Belli (già direttore del dipartimento di urbanistica dell’Ateneo Fridericiano), mettendo in evidenza la coerenza dell’evento con la tradizione culturale del nuovo “Al Blu di Prussia” che ha ripreso la vocazione della prima Galleria del dopoguerra nata nell’ambito storico di un’epoca particolare, connotata da un fervore innovativo, di cui Realfonzo fu giovanissimo testimone, che investì tutta la cultura napoletana, dalle arti figurative, all’architettura, alla letteratura, coinvolgendo gli interessi e gli ardimenti culturali dei giovani. Guido Mannajuolo aprì nel cortile del bel palazzo progettato da Arata un luogo di incontri per giovani intellettuali e artisti: vi si insediarono i pittori del Gruppo Sud, contigui ai giovani letterati, dagli scrittori quali Prisco, Rea, Compagnone, ai giovani della rivista “Sud” di Pasquale Prunas, che coinvolse la Ortese con i “ragazzi di Monte di Dio”, a quelli delle altre riviste che sorsero in quella fervida epoca, da “Aretusa” a “Delta” a “Città”, per citarne alcune, assieme alla redazione napoletana di “Sud Letterario” e di “Realtà”.

Come ha ricordato Realfonzo, Belli è al suo secondo romanzo, (il primo “Fuoco ai Quartieri Spagnoli”, editore Tullio Pironti) col libro “Da Mao a Tao: speravamo qualcosa di meglio” che  narra la storia, intensa e difficile, di quattro fratelli che, spesso in viaggio da Napoli verso l’Irpinia,  Roma e il nord dell’Italia, si incontrano e discutono sulle questioni emergenti in Italia nel periodo che va dalla fine degli anni settanta agli anni novanta. I loro punti di vista alimentati dalla passione politica, sono spesso polemici e discordanti: la sorella maggiore prevale quasi sempre con argomentazioni decise, abituata come giornalista di successo a interpretare le opinioni emergenti e a trasferire lungo la trama del romanzo i riverberi del terremoto e le vicissitudini dell’Italia in cambiamento sociale e politico. Talvolta si intravede la madre, a riunire intorno a sé il dolore della famiglia  quando le muore il marito o quando, ancor più triste, accoglie i figli alla morte di uno di loro.

 In breve questa è la trama che stimola la lettura. Il dibattito in sala è stato altresì interessante: i tre relatori  hanno analizzato con cura il testo ed hanno trasmesso al pubblico il loro sentire con osservazioni molteplici e brevi letture a confermare le loro parole. Nelle più estese disamine loro affidate, sia  Perrella che  Macry hanno messo in evidenza con acuta critica i particolari che trasparendo nello scritto letterario, ne determinano il carattere.  Oltre alla chiarezza  e alla eleganza dello stile dello scrittore, è stato ben chiarito al pubblico il prevalere della discussione formale in ogni discorso tra fratelli, accentuante il clima politico e la conseguente partecipazione di ognuno di loro  a suo modo agli eventi. Questa caratteristica traspare nei dettagli che i critici, sia Macry che Perrella, hanno messo in evidenza nei brevi stralci letti e commentati di questo libro intenso e amaro.  Belli ha concluso la conversazione con considerazioni su quei difficili anni e su quelli che seguirono, che videro altresì la tragica stagione del terribile terremoto irpino, quasi una metafora deludente per i molti giovani attivi in quel periodo.  Il suo intervento, con note di pungente ironia, ha concluso il piacevole  e interessante pomeriggio letterario.

 

Maria Carla Tartarone, novembre 2014

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