AL Museo Archeologico-MANN

Ashley Bickerton-Luigi Ontani-Filippo Sciascia

in mostra con

Bali Bulè

 

 

Luigi Ontani, “Artemadesiav”, maschera di legno di pule dipinto, cm.88x45x45, 2001-2005

 

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli-MANN una mostra di Arte Contemporanea che coniuga con qualche iniziale perplessità il contemporaneo al classico dei marmi bianchi maestosi dell’Atrio e delle Sale adiacenti, tutrici luminose della nostra storia così antica e impareggiabile. D’altronde anche la storia stessa del Museo è innegabilmente attraente se si pensa alle vicissitudini delle opere d’arte in gran parte derivanti dalla collezione di Elisabetta Farnese, portate a Napoli dal figlio Carlo III di Borbone e poi da Ferdinando IV, seguite nei loro restauri e nella loro collocazione nel Palazzo degli Studi da degnissimi studiosi che le accompagnavano con premura nei loro viaggi impervi. Come oggi del resto, se si considera come il Museo è accuratamente seguito, dai suoi funzionari e impiegati del Servizio Educativo.

 La mostra nel Museo Archeologico, “Bali Bulè”, a cura di Maria Savarese, con il coordinamento tecnico-scientifico di Marco De Gemmis, non vuole rappresentare una sfida all’arte classica ma un plauso al passato dell’arte ed una rivendicazione orgogliosa di appartenenza.   

 

 

 

Filippo Sciascia,” Gremano Esiatico11”, olio su legno di felce nero, gesso, ferro e foglie, cm.220x65, 2013

 

Infatti i tre artisti in mostra, con maggiore o minore evidenza, vogliono qui rivendicare la loro provenienza, l’orgoglio di appartenere ad una cultura di antica e fondamentale rilevanza.   Importante è anche rimarcare come questi tre artisti siano stati conquistati dall’affascinante e significativa cultura orientale, nei viaggi e nelle permanenze a Bali da assorbirne nelle loro opere gli antichi principi, da copiarne con nuovi materiali le antiche espressioni figurative, da mescolare l’occidente e l’oriente in nuove immagini allusive di un mondo passato strettamente legato al presente: lo testimonia la partecipazione dell’Indonesia  quest’anno alla sua prima Biennale di Venezia. E’ anche da comprendere il titolo della mostra con “Oriente-Occidente”, e poi, ha spiegato Ontani,  ‘bulè’ significa ‘bianco’, in lingua indonesiana,  ‘talvolta usato anche ironicamente’.

 

 

 

 

Ashley Bickerton, “Gold Head I”, olio, acrilico, corallo e oggetti recuperati su stampa digitale su compensato,cm.208,3x177,8x17,8,  2012

 

Gli artisti presenti sono tre, in ordine alfabetico: Ashley Bickerton (1956, Barbados, West Indies), uno dei membri fondatori del gruppo “Neo-Geo” (“neogeometric conceptualism” un gruppo antiespressionista in cui emergeva Jeff Koons),   fa da fondale alla mostra, nell’Atrio del Museo, con grandi pannelli di legno in  strutture di legno convesso e forato su cui imprime il colore  con forza vivace, in vaghe immagini. Al centro una scultura: un volto deformato nei grandi orecchi e negli occhi, grottesco, anch’esso ispirato ad antiche maschere orientali, le stesse ispiratrici di Ontani.

Segue Luigi Ontani, notissimo  artista (Vergato, Bo 1943), già a Napoli ai tempi di Lucio Amelio con i suoi tableaux vivants, le sue performance, a metà anni settanta comincia a dipingere acquerelli spesso per preparare bozzetti né mai smise: lo vediamo anche in questa mostra.  Presto passa dal povero al ricco, dalla cartapesta dei primi tempi alla  lustra ceramica e se ne vede tanta nelle erme portate  a Capodimonte nel 2009 con “CapoDioMonte” da cui discende certamente l’opera in primo piano nell’Atrio in mostra oggi, “Bali-Bulé appunto, come una divinità orientale  immaginaria ritoccata da componenti classicheggianti. A Napoli ha  portato anche   le sue maschere colorate ambigue e bivalenti, in disegni ed altre sculture plastiche dai colori lucenti che vediamo nelle altre Sale.  

Segue  Filippo Sciascia, (Agrigento 1972, che oggi vive a Bali)  con le sue sculture verticali, totem formati da composizioni naturalistiche, tronchi di palme e felci e altre verzure ornati di campanellini gioiosi e altri simboli religiosi, con all’apice volti classici copiati su legno dai nostri reperti archeologici. L’artista ha completamente penetrata l’arte orientale pur ricordando con nostalgia gli antichi templi di Agrigento. Ed è anche affascinato dai tempietti di pietra, delle stradine più segrete di Bali, che ha portati in mostra a ricordare gli antichi larari romani.  Queste opere scaturite dai ricordi dell’infanzia e dall’importanza del sito della mostra, denotano la  particolare sensibilità dell’ artista  verso la storia e i luoghi del passato.

I tre artisti sono congiunti in questa mostra, da unità di pensiero, cultura e straordinaria capacità espressiva del contemporaneo,  in un’estetica spesso oggi non perseguita.

 

 

 

Maria Carla Tartarone, ottobre 2013


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