Grandi  eventi d’Arte a Napoli

in mostra

William Kentridge, Jannis Kounellis,

Andy Warhol, Ettore Spalletti e

il Matronato alla Carriera a Mimmo Jodice  

 

 

 

 

Ettore Spalletti, opera esposta al Museo Madre, 2014

 

 La Primavera è percorsa da un susseguirsi di  Mostre ed eventi interessanti, è possibile citarne  solo alcuni con qualche approfondimento.   Al Museo Madre si dipana  nelle sale del terzo piano la mostra “Un giorno così bianco, così bianco”, di Ettore Spalletti, (attualmente anche alla Gam di Torino e al Maxxi di Roma, in una sinergia di progetto che ha ridotto i costi), curata da Andrea Viliani ed Alessandro Rabottini. In una sala dietro l’altra  è in evidenza la visione concettuale del pittore abruzzese: nelle opere pensate per quel sito, vengono messi in evidenza i colori tenui, lo spazio e la forma geometrica in un pensiero continuo senza interruzioni; gli elementi, pittorici scultorei, architettonici,  si alternano e si mescolano senza limitazioni, senza cornici.

Ancora un evento significativo per il risveglio della città e per l’Arte della Fotografia:  nella giornata di venerdì 16, la Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee/Madre-Museo d’arte contemporanea, dopo una giornata di lavori interamente dedicata al famoso fotografo napoletano ha conferito il Matronato  alla Carriera  a  Mimmo Jodice già premiato nel 2006 dalla Università Federico II col conferimento honoris causa della Laurea in Architettura. Vincenzo Trione, noto critico d’arte, coordinatore del Dipartimento di Ricerca del Madre, ha introdotto i lavori comunicando la sua relazione sull’artista: in una analisi attenta ne ha evidenziato le “capacità analitiche e di approfondimento degli strumenti e canoni del mezzo fotografico, dalle prime sperimentazioni fino alle investigazioni antropologiche dell’ultimo periodo”.

 

 

 

Mimmo Jodice, immagine riprodotta al Madre, 2014.

 

L’artista partito giovanissimo con le avanguardie degli anni Sessanta e Settanta, nei successivi anni

Ottanta partecipò alla Napoli artistica di Lucio Amelio, insieme agli artisti internazionali presenti alla mostra “Terrae Motus”. Negli anni divulgata la sua fama, ha visto le sue opere esposte al Memorial Hall di New York, alla Maison Européenne de la Fhotographie di Parigi alla Galleria d’arte Moderna di Roma, al Museo di Capodimonte, al  Museo del Louvre nel 2011 e al giapponese Wakayama Museum of Modern Art.  Nella giornata del 16 sono state altresì proiettate  e commentate le sue  serie fotografiche “Eden”, “Natura”, “Mare” e “Rivisitazioni” una serie archeologica in cui si sofferma sul rimanente, ”immortala barlumi dell’apocalisse della Storia”, scrive Trione. Jodice rappresenta dunque “uno dei vertici della produzione fotografica e della riflessione sulla foto contemporanea a livello internazionale”, non dimentico altresì della attiva tradizione ottocentesca napoletana.

 Al Pan/Palazzo delle Arti è esplosa la mostra dedicata ad Andy Warhol, ”Vetrine” curata da Achille Bonito Oliva. Già visto in una mostra, nel 2013, a Milano nel 2013 al Museo del Novecento (“Andy Warhol Stardust”), quattrocento stampe di fiori, eroi dei fumetti, ritratti di protagonisti della cultura del XX secolo, dai  colori a tempera senza linee marcate a definirli. Ed a Roma, in contemporanea a Napoli, a Palazzo Cipolla, centocinquanta opere tra tele, foto, sculture, serigrafie, tutte della Collezione Brant.

 A Napoli la mostra accolta come un evento storico, inaugurata dall’assessore alla cultura  Nino Daniele, su progetto dell’Associazione Culturale “Spirale d’idee”, sponsorizzata dalla Ferrarelle, si è espansa negli spazi del Pan/ Palazzo delle Arti esprimendo tutta la ricerca dell’artista pop dai disegni, ai ritratti fotografici ritoccati anche di molti personaggi napoletani, alle pitture raccolte nella Galleria napoletana di  Palazzo Partanna,  di Lucio Amelio che determinarono assieme agli altri artisti emergenti le caratteristiche di un’epoca, quella degli anni Ottanta. La mostra  di allora, oggi  di nuovo visitabile nelle sale della Reggia di Caserta fu intitolata “Terrae Motus” cui, è da ricordare, partecipò un folto gruppo internazionale di artisti della Pop Art: con Andy Warhol vi furono Joseph Beuys, Keith Haring, James Brown, Cy Twombly, Gilbert & George, Tony Craigg, Mario Schifano, Christian Boltanski, Anselm Kiefer, Julian Schnabel, Robert Mappelthorpe, Emilio Vedova, Luigi Ontani, Alighiero Boetti, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto.

 

 

 

Andy Warhol, scorcio fotografico ripreso al Museo del Novecento, Milano

 

Nella Galleria di Lia Rumma, in via Vannella Caetani, arriva  William Kentridge in persona,  sereno e disponibile agli autografi, già ammirato dai napoletani per i suoi arazzi, le sue mappe e le sculture in mostra al Museo di  Capodimonte, in “Streets of the city” nel  2009 e per l’opera recente alla uscita della Stazione della Metropolitana su via Toledo, un cavallo in corsa,  che ben si armonizza con la modernità dei luoghi iniziata alla fine degli anni Trenta sull’antica strada. Delle opere portate a Napoli per questa quinta mostra da Lia Rumma, realizzate dall’artista tra il 2012 ed il 2014, l’artista ne ha spiegato i contenuti in una conferenza tenuta il 5 maggio nella Basilica di San Giovanni Maggiore organizzata da Maria De Vivo, docente dell’Orientale.

Numerose sono le incisioni su linoleum e i disegni realizzati utilizzando il segno fluido dell’inchiostro indiano con cui Kentridge costruisce una natura caratterizzata da enormi alberi che fa da sfondo a goffi personaggi  in perenne corsa. I cortometraggi, i tre “flip book”,  in visione nelle sale, accentuano il movimento dell’uomo su una base statica costituita dalle pagine dei dizionari enciclopedici provenienti ad esempio da Oxford (“A Man Walks over a Chair”). L’artista  mette in evidenza le contraddizioni della realtà attuale: il frenetico movimento dei personaggi ed il continuo cambio di immagini che si rincorrono su una base immobile e stabile, di cui non si potrebbe fare a meno, quella di un antico sapere enciclopedico.  E’ in visione anche una serie di nove piccole sculture in bronzo, “Rebus”, del 2013, che spingono l’osservatore a cercare nelle immagini un differente significato col cambiamento di prospettiva.

I progetti del prossimo futuro in Italia si svilupperanno a Firenze, in settembre, dove al Museo del Bargello Kentridge presenterà “Paper Music”, un lavoro composto di film, performance e musica ed a Roma, nella primavera del 2015, dove sarà realizzato, sui muraglioni del Lungotevere, un fregio lungo 550 metri con figure alte 9 metri.  

 

 

 

William Kentridge   in Galleria da Lia Rumma

 

Infine recentissima l’inaugurazione nella Galleria La Casamadre di  Eduardo Cicelin della mostra dedicata a Jannis Kounellis. L’artista greco è il primo giunto a Napoli per partecipare al progetto “Città Mondo” ideato da Mariano Patti che è il suo curatore assieme a Francesco D’Ovidio.

 

 

 

 

Jannis Kounellis immagine della Galleria Casamadre la sera dell’opening

 

 L’artista, in Italia già dai primi anni Sessanta quando esordì a Roma, alla “Galleria La Tartaruga” dopo aver terminato gli studi alla Accademia di Belle Arti,  inizia come pittore, utilizzando frecce e lettere stampate su muri con pitture per muri. Ben presto comincia ad utilizzare oltre che i muri (fatti anche di sacchi, di pietre, di libri) anche gli animali.  Infatti, alla fine degli anni Sessanta, dopo la rassegna del 1968, voluta da Germano Celant,  “Arte Povera +Azioni Povere” negli antichi Arsenali di Amalfi, dove l’artista propose una  grande installazione, Kounellis cominciò ad usare anche i cavalli che si videro agganciati alle pareti della “Galleria L’Attico” di Roma nel 1969.

Continuando nei suoi prelievi, tipici dell’arte povera, legno, frammenti industriali, ma anche il fuoco e oggetti come le bombole appese in Piazza del Plebiscito a Napoli nel 1995, per  “Offertorio”, lo abbiamo visto a Napoli occupare le sale della  Galleria Artiaco in “Save the Date” del 2009 e nei primi giorni di quell’anno gli spazi  della “Sala Gemito”, nella Galleria Principe di Napoli, curata da Itri e Jodice di “Largo Baracche” nella collettiva “Chiamata all’Arte”. Oltre che stabilmente alla Stazione Dell’Arte di Piazza Dante e al Museo Madre,  oggi alla    Casamadre lo spettatore si trova circondato dalle opere, in bronzo, in ferro e in legno, anzi è dentro l’opera diventandone parte integrante.  Già nel 2009, quando ancora si sentiva chiamato “trasgressore” Kounellis si difendeva dicendo “trasgredisco per illuminare l’altro volto della classicità” e spiegava “la modernità è piena di classicità perché essa …è come un’identità stabile, è come una radice”. Anche così bisogna leggere  Kounellis.

 

 Maria Carla Tartarone, maggio 2014

     

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