AICA ed INTRAGALLERY due Gallerie a Chiaia

Espongono i loro artisti:

Giuseppe Amadio

Michele Attianese  

 

 

Giuseppe Amadio, una delle sue estroflessioni,  Red, cm.140x140,2005

 

 Nella “Galleria Andrea Ingenito Contamporary Art, AICA” il 12 marzo sono state presentate le opere del noto artista Giuseppe Amadio, “Estro… ri…flessioni Napoli” che potranno essere visibili fino al 16 maggio.

 L’artista, nato a Todi nel 1944, compiuti i suoi studi, preso dall’Arte,  è stato attivo per lunghi anni nello Studio di Piero  Dorazio recentemente scomparso, trovando la sua più consona maniera nelle realizzazioni estroflesse già presenti in Italia ad opera di altri  artisti. Le sue  creazioni di origine concettuale, a metà strada tra pittura e scultura vedono distesa la tela  su basi di legno, metallo o filo d’acciaio, nella ricerca di una linea figurativa movimentata, che  plasmi la tela generando  estroflessioni e  introflessioni.  Nelle tele l’ottenimento del bassorilievo  si accomuna a una pittura monocroma, tesa e uniforme, realizzata  con morbide vernici al caucciù, impeccabile, secondo la volontà dell’artista, che crea così un universo di forme tese, tra l’astratto e il geometrico che  fanno ricordare i tagli di Fontana indaganti lo spazio sconosciuto al di la del quadro.    Il maestro Lucio Fontana aprì la strada a questo genere di arte,  cui si accostarono anche  Enrico Castellani (1930) che dopo le esperienze di arte informale e di action-painting,  realizzò  il primo quadro “Superficie Nera” ottenuto con estroflessioni e introflessioni, nel 1959, nello stesso anno  in cui fondò la Galleria e la rivista Azimuth. Altro protagonista è Agostino Bonalumi (1935),  che realizzò in un primo momento, con supporti lignei, tele geometriche rettilinee, inserendo, in un secondo momento le curve in lavori chiamati “pance”.  Del gruppo fa parte anche Turi Simeti nato ad Alcamo nel 1929  che a Roma conobbe Alberto Burri  e presso il suo studio cominciò la sua produzione in opere polimateriche mentre  a Milano fece la sua prima mostra nello studio di Lucio Fontana, inserendosi tra l’altro nel progetto “Zero Avantgarde” in cui molti ambivano entrare. Oggi le sue aste costituiscono un primato di vendite che contende proprio con Giuseppe Amadio. Questi artisti nelle loro opere astratto-geometriche estroflesse, costituiscono certamente una corrente di grande interesse per l’arte contemporanea. In Amadio attento e severo realizzatore delle sue creazioni, scorgiamo una speciale tensione che costringe la tela, rifinita da colori primari uniformi, a spingersi verso l’esterno,  o a introflettersi. In  Lucio Fontana la forma tesa, dipinta con monocromo vivace, si apriva anche con buchi e tagli che consentivano di comunicare con lo spazio scuro al di là della tela (lo Spazialismo).  L’artista oggi nelle sue frequentissime mostre (pochi giorni fa era ad Arte Fiera di Bologna e a novembre 2014 al Broletto di Pavia) insieme alle tele estroflesse  espone anche  delle stele composte da elementi in plexiglas trasparenti ove la ricerca della luce sembra il primario interesse. Le sue opere sono spesso presenti nella Galleria Accademia di Padova e nel Lattuada Studio sempre a Padova. Il suo archivio è gestito dalla Galleria AICA che ha sede anche a Milano.  

 

 Lo spazio Intragallery ci ha presentato, l’undici marzo, un giovane artista, Michele Attianese in Unexpected Beauty”, ceramiche ed opere dipinte ad olio su carta e  rappresentative  del mondo di periferia che oggi attira  le riflessioni di molti artisti. Ricordo una mostra fotografica del 2013 “Al Blu di Prussia”, “I paesaggi dell’Industria” dove espose i propri lavori una collettiva di architetti e fotografi (Ugo Carughi, Alessandro Castagnaro, Marco  Dezzi Bardeschi, Augusto Vitale, Angelo Pietro Desole) affascinati dalle periferie industriali. Altri artisti poi, stimolati dalla Beat Generation degli anni cinquanta e attraverso l’arte povera, hanno espresso la  fascinazione delle periferie tra cui recentemente un folto gruppo di artisti in mostra alla Galleria PRAC in “Città” e  Cherubino Gambardella in “Città imperfette” alla Galleria  ArteAs di  Maurizio Siniscalco (2014).

 

 

 Michele Attianese, locandina della mostra con “Backlligh” , 2014

 

Il lavoro di  Giuseppe Attianese  nasce dalla collaborazione con Renzo Piano che inviava gli allievi architetti a scoprire e interpretare le periferie: i suoi primi disegni nascono da quelle osservazioni, mostrano frammenti di città, opere incompiute o vetuste, che attraverso la ispirazione data dalla tecnica fotografica, realizzano immagini in cui i colori delle prime fotografie, grigio, bianco e nero giocano con la realizzazione di sprazzi di luce che avvolgono il paesaggio.

 In Galleria, assieme ai paesaggi di periferia di Attianese è stato presentato il percorso dell’ intero gruppo tra il 2010 e il 2015, svolto tra Italia e Inghilterra: una prima personale, di Mario Coppola che dopo un’intensa esperienza presso lo studio di Londra di Zaha Hadid, oggi realizza oggetti attraverso varie tecniche come la stampa 3D realizzata con materiali riciclabili e la lavorazione di sottili lastre metalliche tagliate con macchine a controllo numerico tramite un rolling di superfici tridimensionali complesse.  Giuseppe Attianese ci porta a osservare con attenzione, nella moltitudine di immagini che ci giungono, il mondo che ci circonda e le sue possibili “intersezioni”. Tale vocabolo   gli ha suggerito il titolo per la sua ultima personale del 2014 ad Angri presso Pagea Arte Contemporanea.

Il tutto realizzato da artigiani dell’entroterra napoletano anche se concepito negli incontri internazionali dell’arte contemporanea del  folto gruppo di studiosi. Un lavoro sempre alla ricerca di un’estetica che si manifesterà in una prossima pubblicazione redatta proprio dal gruppo G124 costituito dagli architetti coordinati da Renzo Piano. E poi  si vedrà in  prossime  mostre volte alla rappresentazione dell’arte  architettonica delle periferie programmate per MIA,  MIART e durante la Design Week presso la LACS Apartment Home gallery-Brera District.

 

 di Maria Carla Tartarone , marzo 2015

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