La vibrazione guaritrice di

“TARANTERRA”

Tutto è già accaduto….

 

Continuano le richieste dello spettacolo girovago Taranterra, di Mimmo Grasso, con la regia di Massimo Maraviglia. Dopo foreste, ruderi e laghi, chiostri, chiese ed ex ospedale psichiatrico, sabato 31 maggio dalle 18, inaugura la Terrazza dell’Ostrichina nel complesso Vanvitelliano del Fusaro la cui settecentesca Casina fu inaugurata da Roberto De Simone.

Alle 18 la casina vanvitelliana è aperta per essere visitata, alle 19 si tiene l’Aperitivo al Tramonto con degustazione di vini selezionati “La Cantina dei Parchi”, e alle 20 Ettore Nigro con Marco Aspride, Anna Bocchino, Clara Bocchino, Libera Carelli, Giulia De Pascale, Rebecca Furfaro, Raimonda Maraviglia, Monica Palomby, Teresa Raiano, Riccardo Rico e Daniele Sannino mettono in scena Taranterra.  

Uno spettacolo in cui gli attori danno vita agli oggetti, ai quadri e ai loro abitanti evocati dai versi, servendosi esclusivamente dei propri corpi, di tammorre, bastoni e tessuti che trasformano e ridisegnano lo spazio dell’azione, evocando ora la tenda nel deserto di un anacoreta, ora una processione, una penultima cena, una piazza d’armi, una distesa assolata di grano, un formicaio, un tempio, un pantano, una giostra, un giaciglio, una fossa, un solo luogo di ricongiungimento e a un tempo di separazione. Uno spettacolo pensato per essere rappresentato ovunque il teatro possa tornare a essere un momento collettivo di reciproco ri-conoscimento (o di ri-conoscenza?) profonda, tra chi offre e riceve, chi riceve e offre.  

L’evento è promosso da Pass e Spasse [card] nel Parco dei Campi Flegrei, una card gratuita per sostenere i valori del Parco Regionale dei Campi Flegrei e Slow Tour Campi Flegrei come sistema di ospitalità integrata tra gli operatori dei Campi Flegrei, una delle aree più belle della Campania. Un euro va per la Cultura dei Campi Flegrei, parte del ricavato sarà destinato alla fruibilità del Real Sito Borbonico, in collaborazione con il Comune di Bacoli - Assessorato ai Beni Culturali. Progetto è ideato da Slow Tour Campi Flegrei e Lab. Arte Exe.

Taranterra è prima di tutto un poema in versi di Mimmo Grasso (pubblicato nel 2009, per i tipi de “Il filo di partenope”, in 200 esemplari numerati, con incisioni di Mario Persico e la copertina ottenuta impastando sabbia di un termitaio africano per avere l'effetto vento-di-scirocco) in cui il regista ha scorto due miracoli: «Il primo, quello di un uomo che guarisce attraverso la parola/azione, il secondo – comune a tutta la poesia quando è poesia – relativo alla dissoluzione della parola che da segno astratto si trasmuta in vibrazione guaritrice, percussione improvvisa che scuote dal sonno, soffio rigeneratore, scossa rivelatrice». Dunque, Taranterra non può, per le vie della ragione, diventare teatro, se teatro è storia, personaggi, azione, dialettica di posizioni, mimesi e catarsi. Di tutto questo in Taranterra c’è poco o nulla. Almeno in apparenza. Ma se il teatro è preghiera, rito, baccanale, sinfonia, corale, genesi o riscoperta di relazioni misteriche e analogiche tra i corpi e le loro espressioni sinestesiche, allora Taranterra diventa il testo drammaturgico per eccellenza. «Taranterra è una caosgonia, forse, o più semplicemente la storia irraccontabile dell’istante in cui un uomo (o l’uomo?) nasce/muore/nasce, o forse dell’attimo in cui l’eterno ritorno si trasmuta per sempre in ricordo placato, senza rancore, guarito». E il risultato è uno spettacolo dal forte impatto visivo e sonoro (dunque emozionale), sebbene fondi quasi esclusivamente la sua composizione sugli attori, veri e propri strumenti musicali, che interagiscono con altri più convenzionali strumenti musicali e una ridotta attrezzeria che a tratti ricorda quella dei giocolieri.

 

Le location 2012|2013|2014:

piazza Giordano Bruno a Nola|cortile dell’abbazia di Sant’Angelo in Formis a Capua| Ruderi di Sant’Eustachio a Scala|chiostro della Basilica di San Vincenzo alla Sanità|giardini del Palazzo Mezzacapo a Maiori|cortile libreria La Feltrinelli di Pomigliano d’Arco| Giardino dell’orco sul lago d’Averno| Giardino segreto di via Foria|Museo del sottosuolo a piazza Cavour| sul lago delle Terme Stufe di Nerone sul lago d’Averno|pontile di acqua morta a Monte di Procida|dimora del Fiume di Pietra sul Vesuvio|Sacello degli Augustali a Miseno|Parco Colonia Montana di Agerola|azienda agricola Ramo d’oro a Bacoli|giardino dell’Istituto Suor Orsola Benincasa|largo del Carmine a Monteverde|piazza Pallante a Sant’Andrea di Conza|piazza Michelangelo a Calitri|Foresta Regionale di Cuma|Parcheggio del Municipio di Saviano|Chiesa di Santa Caterina da Siena al corso Vittorio Emanuele|Basicliche Paleocristiane di Cimitile|CastCafè di Bacoli|Asilo Filangieri di vico Maffei|Ex Ospedale Psichiatrico Leonardo Bianchi in Calata Capodichino

Su un isolotto poco distante dalla riva del Lago Fusaro sorge la Casina Vanvitelliana, nota anche come Real Casino, una residenza di caccia realizzata da Carlo Vanvitelli nel 1782, luogo di inestimabile bellezza, fonte di ispirazione per poeti, artisti  e musicisti come  Mozart, che in questa terra compose l’opera che intitolò “Tito”. Uno straordinario complesso, che ha goduto di grande popolarità non solo come residenza reale dove i sovrani hanno accolto i personaggi più illustri, ma anche come luogo di svago per la gente comune. Nel complesso vanvitelliano è possibile ammirare altre strutture come il “baraccone”, un ricovero per le barche e gli attrezzi da pesca; il cassone, un deposito per il pesce pronto per la vendita, gli stalloni, edifici a pianta rettangolare posti sui due lati all’ingresso del parco e la cosiddetta Ostrichina, una villa sul lago realizzata nel 1825 dal re Ferdinando IV. L’ingresso del parco accoglie il turista nel grande giardino ricco di piante esotiche e di aiuole che si affacciano direttamente sul lago. Entrare nel parco significa immergersi in uno spazio fuori dal tempo dove la magia, la storia e la natura ti guidano in un viaggio tra sogno e realtà.  

 

Scrive Marco Maraviglia: “In taranterra “tutto è già accaduto”: ricordi d’infanzia,  preghiere, eros, danze di guerra e d’iniziazione,  ferimenti e lenimenti materni, incontri accidentali, abbandoni e ritrovamenti, in un continuum circolare basato su algoritmi che collidendo tra loro generano altri algoritmi, come accade in ogni ontogenesi…”

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