La voce del poeta

a cura di Antonio Spagnuolo

Gianpaolo Mastropasqua tra mito e simbolo

Un mito che, definitosi tra la stagione romantica e quella simbolista, attraversa alcune poetiche della lirica del Novecento, tra le forme  dell’essenzialità, al di là di qualsiasi sperimentalismo. Viaggiare spezzando le catene dei pregiudizi e riapparire verso le sorgenti della parola. Il giovane Mastropasqua sembra essere un poeta che si sa muovere abilmente nei meandri della lirica, conosce anche il tragico che la poesia può mostrare. Perché possiede la capacità,  “di orientare da un’altra parte (dall’altra parte) la penetrazione dello sguardo [ …] raccogliendo poi l’ombra che vi si proietta sulle restanti”. Medico  e Maestro di Musica (Clarinettista) è nato a Bari trentuno anni orsono, vive migrante tra la Porta del Mediterraneo, il Colle di Santeramo e la capitale dell’Andalusia. Ha pubblicato Silenzio con variazioni (Ed. LietoColle, 2005), finalista al Premio Festival delle Arti di Bologna, 2006, vincitore del Premio Internazionale “Nuove lettere”,  2007, da cui è stato tratto l’omonimo “Poesia Concerto” con musiche originali di Antonio Ciavarella. Nel 2008, per il medesimo editore, ha dato alle stampe Andante dei frammenti perduti. Ha partecipato a manifestazioni d’arte le più varie, riscuotendo successi indiscussi. Ha vinto il premio Alda Merini 2011. Scrive : La stanza eroica:“Se la pallida mano ha linee d’amore/ e va nel silenzio a sposare una ruga/ se il volto è un levriero in partenza/  scarno allo scatto per predare il viaggio/ tu non temere i venti avversi, soffia/ più forte, per la bava d’inchiostro/

che non versammo, per tutto il sangue/ che non scrivemmo, che danzammo/ nei passi della morte che non fermammo/ nei tempi tesi che non udimmo, vita/ che mai vedemmo, vivere.”

 

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