LA VOCE DEL POETA: rubrica di Antonio Spagnuolo

MARIOLINA LA MONICA e i ricordi rivissuti

Scrittura senza compiacimento autobiografico, pur nella lirica pastosità dei versi, che si affida al ricordo perché il riconoscimento del passato sia di potenziamento alla sfida del presente e non di invito alla fuga. Mariolina La Monica , è nata ed è tuttora residente a Casteldaccia (Palermo). Si propone in versi ed in prosa e dà il proprio apporto al mondo letterario con commenti specifici, recensioni su testi editi e con interventi e pubblicazioni. Ha fatto attivamente teatro sino al 1987:la commedia “Ombre scomposte” del 2010, l’elaborazione del testo “I ladri di sogni” di Salvo Zappulla, nel 2007, il riadattamento della riduzione scenica di “Uccelli” di Aristofane nel 2008. Ha pubblicato : “Dall’ombra e dalla luce” nel 1997, “Specchio tra le onde” nel 2001, il poemetto “Il figlio dell’aquila” nel 2004, “Io, canzone di vento e di metallo” nel 2005, “Cristalli” nel 2009. In narrativa ha esordito nel luglio del 2007 con il romanzo “Cipria”, edito da Il Filo, seguito a pochi mesi di distanza dalla raccolta di racconti “Ventaglio in verticale”- Scrive : <SILENZIO> : “S’è fatta carezza la tua palma al venticello lieve/ e il silenzio scombina/ vecchie piume di pavone nel mio vaso./ Non ero un Poeta quando premeva il mattino:/ ero uno spaurito fringuello/ che nei suoi occhi portava/ l’aria, il respiro, mistiche stille/ e passeggiava su davanzali che fiorivano al cuore./  Avviene quando osservi/ baciare realtà che il tempo più non depone/ e cercare virgulti nella nicchia/ in cui ogni umano esistere era al sole./ Ma siede il giorno pullulante d’aromi/ pago di luce/ e il silenzio scompagina/ grappoli di parole alla tua volta.” - Toni distesi anche quando più vi si esprime la morsura del vivere, del tempo che trascorre inesorabile, dell’oggi che si fa ieri e si fa domani, in un fluire nel quale si innestano le nostre certezze/incertezze, i nostri propositi e aspirazioni, ed in cui paesaggio interiore e paesaggio esteriore si riflettono l’un l’altro e la speranza s’inerpica negli stessi calanchi della sofferenza.

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