LA VOCE DEL POETA: rubrica di Antonio Spagnuolo

Lidia Gargiulo tra illusioni ed ironia

 

L’elemento caratterizzante della poetica di Lidia Gargiulo è l’applicazione del principio ironico. Si parla meglio per traslato e mediante un personaggio diverso dal solito io poetico. Si parla meglio attraverso il personaggio , denominato <<sposa>> e <<sorella>> del Grande Assente. In questa poesia l’ironia non si dà come un portato della soggettività ma è inscritta nel codice genetico delle tematiche adottate (Penelope e Proserpina), È la distanza temporale che determina l’ironia. L’adozione del principio ironico indica che è venuta meno la facoltà desiderante e la volontà di rappresentazione del reale; il linguaggio poetico si autolimita entro il momento dell’auto rappresentazione; ciò che appare prioritario è la perfetta concordanza con il carattere convenzionale e cerimoniale della comunicazione mediatica. Scrive: -Ci sono cose- “Ci sono cose in angoli deserti…/ Rimase a lungo lo scialle rosso con le rose rosse /sulla spalliera della sedia / accanto allo sgabello di Lauretta/ aspettava l’erompere di note, l’oro e l’argento/ delle voci dispari di nonna e nipotina /ma Lauretta non venne, mai più sedette al piano./  Il criceto-come lo seppe?-smise di imbottirsi /le guance di provviste, la tartaruga tra i gerani/  barcollava, non trovava l’oriente. / Lauretta non faceva domande ma lui, lo scialle, / apprendeva l’assenza, si scarificava /in una patria muta, sprofondata / grammatica di pena, a custodire./ Sulla spalliera, la muta nostalgia del rosso/ si faceva tatuaggio della casa, indelebile./ Lauretta seppe tutto dallo scialle.”

L’ironia è strategia del poeta dinanzi allo strapotere del reale, l’unica barriera corallina di difesa del dialogo, quale tecnica narrativa trapiantata nella poesia.

  

 

 

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