La voce del poeta

Tra oralità e musica la poesia di Ariele D’Ambrosio

( a cura di Antonio Spagnuolo )

 

Lavoro di scrittura e rappresentazione teatrale sono i due binari paralleli su cui scorre la parabola artistica di questo luminoso ed estroso autore. Già nel 1983 ha inizio la sua personale ricerca sulla oralità in poesia. Ariele D’Ambrosio,  perfomer, esponente di una nuova tendenza riconosciuta come “poesia orale secondaria”, specialista in medicina interna, è napoletano, nato a Firenze nel 1953. Ha realizzato libri, con CD-audio allegati, che sono anche libretti di sala. I suoi ultimi lavori in questo senso: del 2010 Pulcinella Stanco - seduto sul marciapiede del mondo - canto di rabbia e di amore, con CD-audio allegato, Napoli 2010, già rappresentato, e Canzone per Nejra - tra guerra e terrorismo,  Napoli 2005, rappresentato anche al teatro  Massimo di Benevento. Ricerca che va oltre la sola scrittura per poesie semplicemente dette, poesie dette con musica originale, poesie cantate e canzoni. Lavoro che porta avanti da anni con compositori e musicisti di estrazioni musicali diverse. Queste distinzioni, malgrado la consapevolezza che il confine può non essere netto tra un testo di canzone ed una poesia, sono per dichiarare la confusione che fin’ora si è fatta tra il lavoro dei poeti in crisi di comunicazione (e qui ci sarebbe molto altro da dire) ed una cantautoralità che sul piano del testo nulla ha a che fare con la ricerca in poesia che aspira ad una sua contestualizzazione storica, ad una sua dimensione innovativa e stilistica. Scrive : “guerriero antico” : “guerriero antico/ silenzioso/ in cantilene d’ombra/ attendi senza gli occhi/ come in tutte le guerre/ la ragione/ affollata di deserti/ - tutti/ siamo corpo di donna”. Piacevolmente ludica la musicalità stilistica per una operazione dai colori brillanti e dalle metafore sorprendenti.

 

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