Giornalismo e non solo

di Luciano Scateni

L’iniziativa è firmata dal centro Dehoniano di Napoli e impegna una dozzina di giovani immigrati a seguire un corso di giornalismo. Ma cinesi, bielorussi, africani, giapponesi che hanno scelto l’Italia per un percorso di vita da moderni globetrotter della multi-etnicità, davvero si propongono di diventare giornalisti? La risposta non è, né potrebbe essere univoca. Tra loro c’è chi è al capolinea di un iter universitario che porta alla professione di ingegnere, altri  sono impegnati nel sociale, altri nel sindacato. Qualcuno tenta davvero l’impervio cammino che si conclude con il giornalismo. Tutti partecipano nella consapevolezza che perfezionare la conoscenza della lingua italiana e delle complessità proprie del nostro Paese è un arricchimento decisivo sul cammino della loro italianità e non meno nell’ipotesi di esportare  nei luoghi d’origine le diversità positive di cui si appropriano in Italia. Per chi dialoga con loro durante il corso è interessante la scoperta della qualità del  loro pur recente inserimento nel tessuto sociale e culturale della terra che li accoglie. Di più, c’è la conferma dell’ignoranza colpevole che guida il nostro rapporto con queste  energie che tra non moltissimo compenseranno il deficit di popolazione italiana giovane. In ciascuno di loro l’emigrazione non cancella i valori di culture più antiche della nostra e i comportamenti, spesso più rispettosi, riconoscenti per il privilegio di acquisire esperienze, gli  aspetti per loro inediti della nostra cultura e relazioni umane a volte estranee alla loro appartenenza  ma per questo utilmente complementari. Di qui la scelta del corso di procedere su piani paralleli che senza dimenticare il titolo “giornalismo” propongono la comunicazione, nella sua più ampia accezione, come elemento fondamentale per la conoscenza di uomini, eventi e strumenti avanzati da ottimizzare nelle relazioni interpersonali e in ogni campo.

 

 

 

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