Una Napoli familiare e irreale, con 101 amplessi e 101 desideri in un libro

di Tania Sabbatino

 

NAPOLI - Oggi vanno di moda le sfumature di grigio, di nero e di rosso d’Oltreoceano ma Luciano Galassi, saggista di lingua napoletana, con un’incursione in un territorio sconosciuto e “sdrucciolevole” tenta di descrivere le sue “101 sfumature di eros”, un romanzo edito da Kairòs edizioni (180 pagine). Storia di una passione caduta tra capo e collo in età matura, storia di una fascinazione che colpisce un uomo stanco ed insicuro, fragile, incapace di vera autorevolezza, ma solo di scoppi di rabbia e di brevi alzate di testa. 
Arnaldo Maione, l’ingegnere, è così e spesso si nasconde dietro ad un titolo, a quella sigla che precede il suo nome, per non affrontare la realtà delle cose, per non sentire e dare un nome al suo male di vivere.
 
E poi arriva Tina Apicella, brava nel suo lavoro e disposta a tutta pur di avere il posto in azienda che le spetta. Una venere che incanta, come sottolinea Galassi, una Sirena, com’è la città, Napoli, dove la vicenda è ambientata.
 
Una Napoli in parte riconoscibile, con via Palizzi, il Vomero e tanti altri quartieri e punti di riferimento, in parte “traslata”, mascherata, reinterpretata e divenuta irreale, anzi surreale. Come a tratti lo è la vicenda cui assiste.
 
“Alcuni nomi di strade e di luoghi – spiega l’autore - come via Napoli Bizantina o via Sibilla Cumana, sono di pure fantasia e servono ad enfatizzare il senso di irrealtà”.
 
L’autore da una parte vuole trasmettere l’idea di una donna intesa come un’entità superiore, vitale prospera e che sfugge alla comprensione del maschio, dall’altra ci presenta una co-protagonista ambigua, manipolatrice, lasciva ed a tinte fosche, per cui non si riesce a non provare una viva antipatia ad un certo punto, schierandosi a difesa di Arnaldo, per quanto appaia “schiavo di situazioni e persone”, perdente nei confronti di questa donna e delle cose, incapace di affrancarsi da un’attrazione sessuale che lo umilia, ma che insieme gli restituisce l’adrenalina delle emozioni ed il sapore della vita.. Un personaggio che, come sottolinea l’autore stesso, è del tutto privo di maturità emotiva, che finisce sempre per reagire (in maniera stizzita), facendosi trascinare nel flusso delle cose, anziché agire attivamente e con una presa di responsabilità.
 
“Non sa neanche dare un nome a ciò che prova – ribadisce Galassi - non sa se sia mera attrazione sessuale, tenerezza o amore. Non sa amarla, non sa conquistarla ed infine non sa neanche perderla”.
 
Si muove a tentoni nel territorio del desiderio, esplorando una landa sconosciuta, lasciandosi tirare da una parte e dall’altra dai suoi istinti. Curiosità, sorpresa e paura si alternano continuamente.
 
La loro storia potrebbe riassumersi in “Né con te né senza di te” che riporta alla mente l’amore fou di Francois Truffaut, quello che porta a perdere gli equilibri, ad uccidere e ad uccidersi.
 
Non è un caso che la soluzione finale l’autore non la affidi al protagonista ma ad un altro personaggio, Giovanni Comberiati, che ha il coraggio, nel bene e nel male, di prendere posizione.
 
In qualche modo Giovanni incarna nel finale gli istinti più estremi di Arnaldo, quelli pensati, sentiti ma non tradotti in realtà.
 
Con la sua morte, al pari di quanto avviene ne i dolori del giovane Werther di Goethe, vengono eliminate in maniera violenta anche quelle passioni che portano ad andare “fuori binario” (con un finale aperto al dubbio su chi abbia fatto cosa).
 
Ad osservare la vicenda rimane sempre la Città delle Sirene, una medusa che è capace di assorbire il “peccato” e distruggerlo, una metropoli che si muove tra realtà, magia e mito.
 
Nel libro confluiscono, filtrati dalla lente della scrittura romanzata, esperienze dirette ed indirette dell’autore, frammenti di storie raccontate nel corso del tempo che gli trovano una collocazione come pezzi di un puzzle.
 
Tante le suggestioni letterarie, i “maestri”.
 
Dal romanzo “Un amore” con la forza narrativa e le atmosfere surreali di Dino Buzzati, all’interesse per le “possibilità della lingua” e la nettezza dei particolari di Tommaso Landolfi. Ed ancora Giuseppe Marotta, con la sua aggettivazione insistita e barocca e Vitaliano Brancati, con il suo ruotare, a volte in maniera “ossessiva”, attorno al tema della sessualità.
 

di Tania Sabatino (da CINQUEW.it)


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