“La rivincita di Tommy”

 Intervista all’autrice Monica Florio  

di Tania Sabatino

 

Di grande attualità, “La rivincita di Tommy” di Monica Florio (La Medusa Editrice, 9.20 euro, pp. 172 ) esplora un fenomeno molto diffuso in ambito scolastico quale il bullismo omofobico che colpisce gli adolescenti e sfugge spesso all’attenzione del mondo adulto.

Ne parliamo con l’autrice, la giornalista Monica Florio.

 “Anche nel “Canto Stonato della Sirena” ti occupavi di storie forti, dure. Nel tuo ultimo libro, ambientato a Napoli, c'è una continuità rispetto al passato?”

- Nelle mie storie sono sempre protagoniste le realtà che sono oggetto di emarginazione come l’handicap, l’omosessualità, il disadattamento. Nel “Canto stonato della Sirena” ho raccontato la condizione di chi, non più giovane, si scopre omosessuale e il timore dei giudizi altrui.  Nel romanzo illustrato “La rivincita di Tommy” è in primo piano, invece, l’atteggiamento omofobo della gente.

“Che rappresenta l’omosessualità nella nostra società?”

- L’omosessualità è solo un modo di essere, mentre il rifiuto di un orientamento sessuale alternativo denota il disagio di chi è represso.

“Chi è Tommy?”

- Tommy è un tredicenne timido e dall’aspetto asessuato, un adolescente i cui problemi relazionali scaturiscono non tanto dal suo carattere quanto dall’ostilità dell’ambiente, scolastico e familiare, che lo circonda.

“C'è un Tommy in ognuno di noi?”

- Credo che ognuno di noi abbia delle difficoltà ad accogliere quella parte di sé che può essere fonte di problemi. Per Tommy è la femminilità che si manifesta attraverso la sua dolcezza e femminilità.

“Secondo te a che punto siamo nella nostra società meridionale per quanto riguarda i diritti degli omosessuali?”

- Il fatto che si parli di omosessualità più spesso che in passato non può essere che positivo benché esista nei confronti dei gay un fastidio che si cela dietro il politicamente corretto. L’omosessualità viene tollerata se non è esibita dal soggetto ma, quando i gay escono allo scoperto, scatta l’omofobia.

“Come vedi il controverso tema delle adozioni, a proposito di bimbi e adolescenti in crescita?”

- Non sono contraria alle adozioni da parte di coppie omosessuali.

D’altra parte, non è che la famiglia tradizionale, tra divorzi e separazioni “in casa”, si sia dimostrata infallibile. Solo il tempo può attestare, a mio avviso,  il reale funzionamento delle famiglie atipiche.

“Pensi che il Gay Pride sia utile ai fini di una battaglia in difesa dei propri diritti? O forse un modo gridato ed eclatante rischia di produrre effetti opposti?

- A differenza di molti intellettuali e scrittori, non sono ostile al Gay Pride, né mi irrita  il pensiero di qualche manifestante truccato in modo vistoso. È un momento in cui i gay scendono in piazza e ognuno lo fa a modo suo, eccessivo o misurato che sia. Come sempre si dà molta importanza alle apparenze, dimenticando che le manifestazioni non sono proprio una serata di gala, tutti tirati a lucido e con l’abito migliore. Forse le critiche al Gay Pride, a cui peraltro partecipano oggi tanti eterosessuali, sono un voler prendere ulteriormente le distanze da chi, nel bene e nel male, ha il coraggio  di esprimere il proprio modo di essere in barba alle convenzioni.

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