Fatti e personaggi della grande Napoli

La villanella

di Rosario Ruggiero

 

 

Incalcolabili le poesie a tutt’oggi create; le diverse forme adottate, come il sonetto, il madrigale, il sirventese, il rispetto, lo strambotto, il poema epico, l’epigramma, la ballata o l’ode, sono invece certamente in numero inferiore.

Infinite anche le composizioni musicali germinate dai compositori di tutti i tempi; molto meno le differenti forme nelle quali sono racchiuse, come la sinfonia, la canzone, la rapsodia, il valzer, la fuga, il canone, la passacaglia, il tema con variazioni, la suite, le serenata o la messa.

Le singole creazioni, sono frutto quasi sempre di creatività individuali, o di pochissimi; le forme artistiche, prodotto di sviluppi epocali, di civiltà particolarmente capaci, non di rado, fino alla loro piena definizione, opera di molti, e sicuramente più significative per la storia dell’arte anche in virtù della loro maggiore rarità e più lunga gestazione.

L’Italia, che ha lasciato nella storia della musica tracce straordinarie, ha saputo generare anche forme importantissime, come il melodramma o l’oratorio, ma la sola città di Napoli non è stata da meno dell’intera nazione, depositando alla storia un contributo nell’arte dei suoni eccezionale, per bontà degli interpreti, dei compositori, delle scuole artigiane di costruzione degli strumenti, dei procedimenti compositivi teorici, come la scala napoletana, e non ultimo nella creazione ed evoluzione di forme musicali di amplissima diffusione, nei tempi  e nei luoghi, di forte influenza sugli sviluppi della musica seguente e di grande adesione di compositori anche massimi come sono state, ad esempio, la tarantella o la canzone classica napoletana.

Forma musicale di origine partenopea e di altrettanto ampia rilevanza fu quella sorta nella prima metà del 1500, durata oltre un secolo, e che va sotto il nome di villanella alla napoletana. È una composizione vocale, anche a più voci, dove sostanzialmente le sillabe del canto scorrono contemporaneamente per tutte le voci cantanti, diversamente, ad esempio, ad una fuga, dove le varie voci in gioco, principalmente, si rincorrono l’una l’altra, come avviene nel Kyrie della messa da requiem di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il testo della villanella è sobrio, anche di una certa eleganza, di carattere popolare, amoroso o pastorale, ma talvolta pure beffeggiatore o licenzioso. Infinito il numero di composizioni di questo genere che seguirono quelle contenute nella prima versione a stampa, anonima, che vide la luce nella città del Vesuvio l’anno 1537, fino all’ultima, edita nel 1618. Un successo via via crescente che portò questa particolare forma musicale nelle corti e per la strade, tra gli aristocratici e la più umile gente, in città, lungo l’Italia e per l’Europa, con i suoi interpreti, anche famosi, interessando pure la creatività di alcuni tra i massimi compositori dell’epoca, come, oltre a Pomponio Nenna, Stefano Felis, Girolamo Converso, Giuovanni Domenico da Nola, Giovanni Ferretti e Baldassarre Donati, i fiamminghi Adriano Willaert ed Orlando di Lasso, il bolognese Adriano Banchieri, il bresciano Luca Marenzio, ed il modenese Orazio Vecchi.

Un tipo di composizione recentemente riscoperto ed eseguito che continua ad affascinare anche gli ascoltatori moderni per la suggestione dell’atmosfera che genera. Un contributo all’arte dei suoni, nato all’ombra del Vesuvio, indubbio, giacché poi universalmente accolto e sviluppato.

E, da quei giorni, sicuramente tanta musica che seguì non potette non tenere conto della garbata e pregevole lezione di questo delizioso modo di far musica.

 

 

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