Fatti e personaggi della grande Napoli 

di Rosario Ruggiero

 

La tarantella

 

Se l’importanza di una espressione culturale è da ravvisare anche nell’ampiezza della sua affermazione nei luoghi e nel tempo, per quantità e soprattutto qualità delle adesioni, allora la tarantella, celeberrima danza legata da lungo tempo a Napoli, è incontestabilmente un’ulteriore espressione culturale di questa città che ha impresso vigorosamente il segno nella storia dell’uomo. Nata, infatti, in epoca così remota da aver fatto perdere le tracce nette delle sue origini e dell’autentica etimologia del suo nome, sì che alcuni sostengono che il termine derivi da “Taranto”, altri dalla tarantola il cui morso induceva a movimenti frenetici per reazione o per fini terapeutici, né mancano altre versioni, la tarantella è un ballo folcloristico partenopeo che ovviamente trova grande spazio nella produzione musicale cittadina, ma che al tempo stesso ha lusingato la creatività di alcuni tra i più grandi compositori, anche stranieri, di tutti i tempi.

Così, se non si contano le tarantelle esplicite nell’ambito della canzone napoletana (“Tarantella d’’e vase”, “Tarantella internazionale”, “Tarantella paesana”, “Tarantella scugnizza”, “Tarantella segreta”, “Tarantelluccia”, etc.) e quelle non apertamente dichiarate, come la famosissima “Funiculì funiculà”, pure hanno scritto tarantelle artisti come Chopin, Liszt, che addirittura nella sezione dedicata a Napoli della sua raccolta “Années de pèlerinage” ne scrive una, vorticosissima, utilizzando la melodia di “Fenesta vascia”, Rossini, Prokofieff, Martucci, Casella, Ciaikowski, Stravinskij, ed altri ancora.

Ma cos’è una danza? Tecnicamente una danza è un tipo di musica atto a coordinare i movimenti del corpo, non di rado scandendo marcatamente una formula ritmica, ossia una particolare successione di accenti, forti e deboli, ostinatamente. Nel caso specifico, ed esprimendosi con estrema semplicità, la tarantella ha un andamento assai vivace, ossia una velocità di scorrimento dei suoni molto elevata, ripetendo continuamente tre accenti, via via più deboli, ma in più casi ha un primo accento forte, un secondo addirittura inesistente, ossia non suonato, ed un terzo accento debole. Con un esempio linguistico, è come ripetere velocemente la parola “Napoli”, ed in quei particolari casi è come ripetere velocemente la parola “Napoli” tacendo la sillaba “po”, dove “Na” è evidentemente l’accento forte e “li” l’accento debole. Si provi, infatti, a ripetere più volte, velocemente “Na…li, Na…li, Na…li, Na…li”, dando ai punti sospensivi la durata della sillaba “po” mancante e si percepirà subito il ritmo di “Funiculì funiculà”, de “La danza” di Rossini e di altre composizioni simili.

 Cos’è allora, in definitiva, la tarantella? Un tripudio di gioia e vitalità, una danza che ha finito col rappresentare Napoli nel mondo, ma soprattutto è la dimostrazione, incontestabile e palese, che la più autentica e genuina Napoli, anche nei suoi momenti più festosi e disimpegnati, esprime pensiero e sentimento a cui anche giganti dell’umanità non hanno evidentemente potuto, e non possono, esimersi dall’inchinarsi.