Fatti e personaggi della grande Napoli

La Briciola di Rosario Ruggiero

Filippo Smaldone, padre dei sordomuti

 

Nato a Napoli il 27 luglio 1848, nel quartiere Mercato, figlio di un negoziante e fabbricante di mattoni e primo di sette fratelli, Filippo Smaldone, appena quattordicenne, avvertì la vocazione religiosa. È il 27 settembre 1863 quando, entrato nel seminario arcivescovile, indossa l’abito talare. Per circa otto anni affronterà gli studi per diventare sacerdote, ma da subito scopre la sua attitudine più che per lo studio e le speculazioni teoretiche, per l’attività pratica, l’insegnamento del catechismo, la visita ai malati, ma soprattutto una particolare attenzione cristiana verso i sordomuti. Così, operando indefessamente, e raffrenati impulsi missionari, tra il 1881 ed il 1882 darà luogo ad una piccola comunità dedita a questi fratelli meno fortunati, finché, trasferito nel 1885 a Lecce, farà nascere la famiglia delle Suore Salesiane dei Santissimi Cuori, intitolata a San Francesco di Sales, patrono dei sordomuti. Da allora il futuro santo vivrà sempre nella città pugliese ove tutt’oggi posa la sua salma. Si spegnerà, settantacinquenne, il 4 giugno 1923. Il 15 ottobre 2006 la canonizzazione di quest’uomo che papa Giovanni Paolo II non aveva esitato a definire “perla del clero meridionale”. È il primo santo napoletano, giacché gli altri due comunemente ritenuti tali, Alfonso Maria de’ Liguori e Giuseppe Moscati, nacquero in realtà rispettivamente a Marianella, a quei tempi comune a sé, ed a Benevento. Un apostolato lungo ben cinquantadue anni, quello di Filippo Smaldone (fu ordinato sacerdote il 23 settembre 1871), esercitato anche tra difficoltà ed amarezze, umile ed al tempo stesso energica reazione alla conclusione espressa da una riunione di vescovi e prelati, svolta a Roma nel 1854 per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, nel corso della quale fu posta la questione se quanti sordomuti sin dalla nascita potessero giungere alla conoscenza delle virtù rivelate attraverso l’educazione familiare ed i gesti naturali, se per la fede fosse necessaria un’istruzione sistematica, se insomma si dovessero ritenere “infedeli” coloro che avessero ricevuto soltanto l’educazione familiare. La conclusione fu che “i sordomuti non istruiti erano da considerarsi di fatto come infedeli”. Oggi gli istituti “Filippo Smaldone” e le suore salesiane dei Sacri Cuori operano a beneficio dei sordomuti in Italia e nel mondo, in Brasile, Rwanda, Tanzania, Benin, Paraguay, Moldavia, luminosa conferma del migliore impegno umano e civile e del più esemplare operato di una Chiesa che il Concilio Vaticano II riconobbe “santa, indefettibilmente santa, anche se formata da peccatori e da uomini e donne deboli”.    

 

 

 

Condividi