Fatti e personaggi della grande Napoli di Rosario Ruggiero  

La scuola pianistica napoletana

 

Enorme è stata l’incidenza della città di Napoli nella storia della musica, incidenza avvenuta con la creazione e lo sviluppo di generi nuovi, come la canzone classica napoletana, l’intermezzo e l’opera buffa, con forme musicali ampiamente usate, come la villanella e la tarantella, con il prestigio di stilemi più ampiamente intesi ed abbondanza di importantissimi compositori, per la qual cosa basterà gia solo ricordare la felice temperie artistica del Settecento partenopeo, con la creazione dei conservatori, con la bellezza e l’importanza di un autentico tempio della musica qual è il teatro di San Carlo, ma pure con la formazione di eccellenti strumentisti e splendidi cantanti, uno per tutti il tenore Enrico Caruso. Anche in ambito didattico, quindi, l’apporto della città di Napoli al mondo della musica non è certo trascurabile, basti solo pensare alla gloria della scuola pianistica partenopea ed alle sue felici diramazioni nel mondo.

Nata già, potremmo dire, con Domenico Scarlatti, brillante esecutore al clavicembalo e compositore dalla straordinaria fantasia creatrice, autore di oltre cinquecento sonate per quello strumento nelle quali sono ravvisabili innumerevoli prodromi della futura scrittura pianistica ed esaltazione virtuosistica di formule esecutive già esistenti, come tasti rapidamente ribattuti, incroci delle mani, vorticose velocità, estesi arpeggi, trilli e quanto più, la più autentica scuola pianistica napoletana vuole il suo fondatore nel ginevrino Sigismondo Thalberg, rinomato virtuoso ottocentesco, uno dei pochi a quei giorni, se non l’unico, pare, in grado di rivaleggiare con Franz Liszt nei prodigi di esecuzione.

Thalberg fu musicista particolarmente attento, oltre che ai problemi meccanici dell’esecuzione pianistica, all’ambiziosa mira di superare i limiti insiti dello strumento, come l’impossibilità di realizzare il vibrato e quella caratterista dei suoni che, una volta prodotti, tendono purtroppo spontaneamente a morire e non possono essere variati diversamente in intensità, per assurgere alle vette espressive della voce umana, come traspare chiaramente dalle sue diverse elaborazioni di pagine operistiche e dalla sua raccolta “L’arte del canto applicata al pianoforte”, che racchiude anche una trascrizione della celebre canzone “Fenesta vascia”.

L’illustre concertista visse i suoi ultimi anni a Posillipo, e qui, a Napoli, ebbe allievi, tra cui il prediletto fu Beniamino Cesi, artista che poté vantare  la gloria di essere chiamato da Nikolai Rubinsten per tenere cattedra di Pianoforte al conservatorio di Pietrogrado.

Allievi di Cesi furono musicisti di chiaro valore nonché esimi didatti e virtuosi del pianoforte, come l’operista Francesco Cilea, il didatta Modestino Rivela, più noto agli studenti di pianoforte, con lo pseudonimo di Rochner, come autore di un metodo, Sigismondo Cesi, che fu insegnante di Vincenzo Vitale il quale a sua volta darà luogo ad una scuola pianistica di una certa rinomanza, Alessandro Longo pianista, compositore, autore, tra le altre, della revisione delle sonate di Domenico Scarlatti, insegnante del pianista Tito Aprea, del direttore d’orchestra Antonino Votto, di quel Paolo Denza che formerà due eccellenti pianisti come Paolo Spagnolo ed Aldo Ciccolini.

Di Beniamino Cesi furono pure allievi Florestano Rossomandi e Giuseppe Martucci, compositore e virtuoso del pianoforte quest’ultimo, insegnante, a Napoli, con Francesco Simonetti, di Giovanni Anfossi, a sua volta maestro di pianoforte di una superba espressione del concertismo del secolo scorso quale Arturo Benedetti Michelangeli

Alla scuola di Florestano Rossomandi si formeranno invece i pianisti Attilio Brugnoli, pure didatta e teorico della tecnica pianistica, Enrico De Leva, autore anche di canzoni napoletane, Luigi Finizio, insegnante del prestigioso concertista Sergio Fiorentino, e quel Vincenzo Scaramuzza che, trasferitosi in Argentina, darà al mondo concertistico artisti notevoli come Daniel Baremboim, Martha Argerich e Bruno Leonardo Gelber.

Questi sono solo ben pochi nomi di quella illustre progenie artistica, ma già più che sufficienti a delineare come scuola pianistica magnifica ed invidiabile, quella napoletana, che ha saputo diramare la sua lezione d’arte al mondo intero, formando decine e decine di insegnanti e concertisti a deliziare, ancora oggi, innumerevoli ascoltatori, con incantesimi di tocco e straordinarie magie digitali, una scuola il cui ricordo è un invito a recuperare certi valori d’arte che purtroppo vieppiù, nella città del Vesuvio, pare stiano tristemente languendo.

 27 settembre 2011

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