Fatti e personaggi della grande Napoli 

Il teatro di San Carlo

 

di Rosario Ruggiero

Voluto da Carlo di Borbone ed inaugurato il 4 novembre 1737, giorno onomastico del sovrano, dopo essere stato costruito in soli duecentosettanta giorni, un autentico tempo da primato, il teatro napoletano di San Carlo, con i suoi duecentosettantaquattro anni compiuti, è attualmente il più antico teatro d’opera in funzionamento di tutta Europa, e il più capiente d’Italia, con i  suoi oltre tremiladuecentocinquanta posti distribuiti tra una platea, cinque ordini di palchi a ferro di cavallo, un loggione ed un grande palco reale.

Progettato da Giovanni Antonio Medrano, che vi incluse anche un collegamento dal palco del sovrano all’adiacente Palazzo Reale, fu arricchito poi da opere di Ferdinando Fuga e di Antonio Niccolini, subì incendi ed altri danni, ha avuto quindi ricostruzioni ed è stato soggetto di restauri, fino agli ultimi, recenti.

Tra i suoi direttori musicali potette vantare personaggi illustrissimi, come Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti, e dall’inaugurazione, avvenuta con l’opera “Achille in Sciro” di Domenico Sarro, su libretto di Pietro Metastasio, a tutt’oggi, ha visto salire sul suo palcoscenico, lungo ben oltre trenta metri, i più insigni virtuosi del mondo e rappresentare le maggiori opere di tutti i tempi, non poche in prima esecuzione assoluta.

 L’Unesco ha perciò ritenuto proclamarlo patrimonio dell’umanità. Una gloria, quindi, non solo cittadina, ma nazionale, ancor più, europea, ed in virtù dell’incontestabile peso, specialmente culturale, nel presente e soprattutto nel passato, del Vecchio Continente sul globo, il teatro di San Carlo è sicuramente gloria del mondo intero.

Una sopravvivenza, quindi quella del prestigiosissimo teatro, ed una esigenza di responsabilità e sensibile attenzione culturale, che non dovrebbe ricadere solo sulla città del Vesuvio, ma sull’intera nazione e su tutto il continente, da esercitare attraverso la massima tutela della struttura, il valore degli interpreti scelti e la felicità delle programmazioni, per questo magnifico monumento, faro di cultura per il  mondo intero, che ha emanato, e dovrà sempre emanare, la massima luce musicale sul pianeta, attraverso sì la scelta dei più grandi capolavori già riconosciuti, ma, in virtù di un prestigio incontestabile della cultura musicale napoletana nel mondo, sarebbe certo ottima cosa non trascurando le più interessanti forze emergenti, specialmente cittadine, e la più antica tradizione musicale partenopea, quella di nomi come Paisiello, Piccinni, Pergolesi, Alessandro e Domenico Scarlatti, Cimarosa, Martucci, Cilea, Jommelli, Mercadante ed infiniti altri ancora, notoriamente grandiosa e, per quanto trascurata e misconosciuta, incontestabilmente di massimo merito.

  

 

Condividi