Fatti e personaggi della grande Napoli

 

Lina Piedimonte

 

di Rosario Ruggiero

 

L’umiltà dei grandi, un’umiltà intima, genuina, profonda, seppur talvolta non sempre esteriore, non è semplicemente una loro caratteristica, ma vero e proprio elemento generatore della loro grandezza, perché proprio quell’umiltà permette di vedere, quindi eventualmente aspirare e perseguire, risultati migliori, la presunzione, invece, nascondendoli alla nostra percezione, ce ne toglie ogni desiderio lasciandoci acquiescere nelle miserie della nostra beata condizione.

Pure è altrettanto vero che ogni realtà ha una sua esteriorità ed una profondità; la prima ha presa sugli spiriti ingenui, semplici e più facilmente manipolabili, la seconda sui più esperti, attenti e pretenziosi. Per questo può capitare a volte di vedere gloria anche amplissima toccare a figure fatue mentre a persone di straordinario, autentico valore restare l’ammirazione profonda e memore di chi ha avuto la fortuna di conoscerle, pur rimanendo relegate nell’anonimato generale.

Eppure sono autentiche perle i doni di questi grandi pur trascurati, che aumentano l’impressione che suscitano proprio per l’ingratitudine dell’ignoranza che li circonda, generando un’amarezza che reclama, nell’animo dei loro estimatori, riscatto e tutela.

Così è per Lina Piedimonte, straordinaria attrice, che “avrebbe potuto emozionare anche declamando l’elenco telefonico”, come si usava dire al Salotto Tolino, il noto cenacolo napoletano di cui era ospite regolare e non di rado applauditissima protagonista.

Nata a Napoli il 16 giugno 1922, a sei anni già calcava il palcoscenico lavorando via via per Ettore De Mura, Libero Bovio ed Ernesto Murolo, al fianco di Titina De Filippo, Luisella Viviani e Vincenzo Scarpetta, fino al giorno delle nozze, dal quale antepose la famiglia all’arte. Sarà grazie a Salvatore Tolino ed al suo prestigioso cenacolo che tornerà a deliziare il pubblico nelle mattinate organizzate dal poeta ed in qualche altra sporadica occasione. Si spegnerà nel 2008.

Sono dati biografici e professionali, questi, oggi facilmente reperibili su un sito informatico voluto dal marito e dai figli dell’attrice, unitamente a qualche saggio della bravura della compianta artista. Ma qualunque spettatore smaliziato saprà certo quanto l’inadeguatezza dei mezzi di registrazione e di riproduzione umili gli esiti che cercano di documentare. Ed è questo certo il caso delle registrazioni inerenti a Lina Piedimonte, per cui tanta parte della sua ineffabile magia è irrimediabilmente perduta.

Resta però una misura certo significativa, corroborata anche dalle testimonianze di quanti l’hanno apprezzata in persona, di quella che era l’atmosfera reale nel quale il suo magistero prepotentemente immergeva il fruitore. Si confronti la sua interpretazione della poesia “Cosce ’argiento”, di Raffaele Chiurazzi, con quella di Angela Luce, più libera ed istrionica, pure attualmente documentata su siti informatici; similmente, quella di “Nannina”, di Libero Bovio, con l’interpretazione ben più sommaria e sbrigativa che ne dà Lina Sastri; o si apprezzi l’intensità espressiva profusa nei versi di “’O Miercurì d’’a Madonna ’o Carmene” di Ernesto Murolo.

Un magistero, quello di Lina Piedimonte, che sicuramente scaturiva anche da un’umiltà profonda e nobilissima che, per quanto personalmente mi riguarda, rifulgeva con la stessa bellezza di un autentico capolavoro attraverso un episodio che ha avuto modo di ripetersi più volte giungendomi sempre esemplare lezione di vita che intimamente mi rimpiccioliva e che non mi stancherò mai di ricordare e, con ammirazione, divulgare. Amabile cenacolo il Salotto Tolino, perché amabile anfitrione si dimostrava Salvatore Tolino, fondatore, persona di modi ed attenzioni gentili, tra cui la delicatezza, per quanto mi riguarda, di interpellarmi privatamente, prima dell’inizio di certi incontri, quando non era possibile svolgere un programma prestabilito, affinché poi mi potesse chiedere pubblicamente un intervento pianistico. La mia accondiscendenza in tal senso era costante per cui, Tolino, apprezzandola, istituì che fossi sempre io a concludere le mattinate da lui organizzate, con una esecuzione al pianoforte, o almeno concludessi quelle mattinate particolari. Ma tra quanti similmente venissero interpellati e si prestassero c’era anche Lina Piedimonte, sicché non di rado è capitato che entrambi ci esibissimo nella stesa occasione. Ebbene, regolarmente, per rispetto all’uso istituito da Salvatore Tolino, l’attrice non solo ricordava, ma insisteva perché si mantenesse la modalità secondo la quale concludessi io la mattinata. Questo a dispetto del suo indubbio valore, della sua ben più lunga e prestigiosa attività artistica, maggiore anzianità di frequentazione del salotto, più stretta conoscenza dell’anfitrione e chiara benevolenza del pubblico.

Ed era lampante prova di una completa adesione al ruolo di semplice parte di uno spettacolo, signorile non ingerenza e, soprattutto, mancanza di vanesia onnipotenza che è solo delle grandi anime, le uniche poi ad avere, per riconoscenza divina, lo straordinario dono di imporsi al pubblico con l’irresistibile forza della loro ammirevole semplicità.

 

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