Fatti e personaggi della grande Napoli  

 

La nferta

 

 

di Rosario Ruggiero

 

Pensiero gentile, il dono, non può che felicemente alimentarsi di gentilezza di pensiero e di sensibilità. Esistono infatti regali che tradiscono malizioso servilismo, vanitosa megalomania, arroganza da smargiassi, subdola corruttela, obbligata consuetudine. Nessuno, per quanto materialmente prezioso, eguaglierà mai, per un animo elevato, il dono che rivela finezza d’animo e profonda civiltà, e Napoli, da lunghi secoli culla di indubbia civiltà, non poteva non partorire una chiara prova di squisitezza di sentire anche nel gesto dell’omaggio, e lo ha fatto con un’invenzione, la “nferta”, che si fa risalire, se non anche prima, a Giulio Genoino, abate, vissuto a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo, nato a Frattamaggiore, morto a Napoli, erudito e letterato, il “Metastasio napoletano” come fu detto, “il più notevole poeta dialettale di quei tempi”, come di lui scrisse Francesco De Sanctis.

Di etimo latino (da “infercio”, riempire, infarcire), la nferta è un florilegio di componimenti letterari, di uno o più autori, riuniti in un libriccino da donare a capodanno agli amici con intenzioni benaugurati.

Genoino ne pubblicò dal 1834, includendovi dialoghi, poesie, canzoni, duetti musicali, perfino una commedia, realizzandone anche una in occasione della Pasqua, “contra tiempo”, come scrisse.

Ad abbracciare con lui questa consuetudine anche Luigi Cassitto, Domenico Iaccarino, Luigi Chiurazzi, Michele Zezza e Ferdinando Bottari. In tempi recenti fu ripresa dal giornalista Max Vajro, nel 1964 dal sodalizio dei poeti dello “Sciaraballo” capeggiati da Ettore De Mura, nel 1986 dai poeti Gennaro Esposito e Vincenzo Fasciglione, che proseguirono fino al 1994, oggi da Claudio Pennino che, dal 2003 a tutt’oggi, ne ha prodotto undici, monografiche, sui temi più vari, dal tempo al destino, alla luna, alla rosa, al vino.

Amabile espressione di affettuosità, ben altra cosa dai ridondanti cesti natalizi e gli impersonali regali vari, tante volte vuotamente consuetudinari se non ineludibilmente doverosi, a cui ci ha abituato l’opulento, consumistico materialismo dei nostri giorni più recenti, umanamente distratti, materialmente ingordi, miseramente superficiali.

In un progressivo inaridimento del mondo, anche una vena, per quanto esigua, di delicatezza d’animo induce a sperare circa la sopravvivenza e la rinascita di un’umanità più profonda, più fine, autenticamente generosa ed attenta. Ci si rifletta bene: la tradizione della nferta napoletana, apparentemente piccola, apparentemente trascurabile, è, preziosamente, anche questo.  

 

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