Fatti e personaggi della grande Napoli 

di Rosario Ruggiero 

Giacomo Leopardi e Napoli

 

Non tutti i grandi fatti legati alla città di Napoli hanno epilogo ammirevole, seppur epilogo non necessariamente definitivo. L’osservazione e la critica di questo fenomeno però, può, e deve, sicuramente essere incitamento a migliori esiti. A questa sorta di realtà è certamente da ascrivere l’attuale rapporto della città del Vesuvio con uno dei maggiori lirici dell’umanità, Giacomo Leopardi.

Nato a Recanati, l’illustre letterato, dopo vari soggiorni per l’Italia, giunge, infatti, con Antonio Ranieri definitivamente ai piedi del Vesuvio, nell’ottobre del 1833, trentacinquenne. Si spegnerà qui il 14 giugno 1837, e sarà proprio l’amico napoletano ad affidare poi, con lascito testamentario, i preziosi manoscritti del poeta alla attuale Biblioteca Nazionale cittadina dove ancora oggi sono custoditi.

Un impagabile tesoro culturale, incontestabilmente, che potrebbe essere motore di fermenti di alto valore intellettuale, turistico, e quindi economico per la città.

Luoghi come Ravello hanno fama nel mondo per l’indubbia amenità paesaggistica, la sontuosità monumentale, ma soprattutto il costante richiamo turistico esercitato in tutto il mondo da una continua offerta spettacolare e più specificamente musicale che li caratterizza.

La piccola Giffoni Valle Piana tanto deve alle sue attenzioni cinematografiche.

La stessa Recanati, città natale di Leopardi, è tutta un inno al suo illustre figlio, dalla toponomastica al palazzo avito, meta di visite turistiche, alle istituzioni legate a studi leopardiani.

Perché Napoli, che di quel sommo lirico possiede gli straordinari manoscritti, non istituisce un centro di studi leopardiani di opportuno richiamo, regolari convegni annuali, rassegne di inerenti declamazioni da parte di importanti attori, e quanto più per perpetuare il canto ed il pensiero del grande recanatese, l’amore per l’arte, per le belle lettere, per la finezza intellettuale?

Questa una delle tante contraddizioni della città del Vesuvio che, con l’opera manoscritta di Giacomo Leopardi conserva gli autografi di tante altri eminenti figure, di San Tommaso, di Torquato Tasso, Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo e tante altre ancora, ma pure può vantare un patrimonio di antiche chiese monumentali unico al mondo per copia e bellezza architettonica, una biblioteca musicale presso il conservatorio “San Pietro a Majella” ed un prestigio musicale settecentesco che reclama regolari rassegne concertistiche specifiche, un fenomeno musicale mondiale come la canzone classica napoletana che anela un museo e luoghi di offerta e divulgazione stabile, ed infinite altre cose ancora.

Lungo via Santa Teresa degli Scalzi, tra rumori e fumi di automobili, la targa annerita e trascurata posta su di un palazzo, a fianco di un balconcino con tanto di panni stesi ad asciugare ed impianto per il condizionamento dell’aria in bella mostra sul muro, esteticamente abbastanza discutibile, è molto più del ricordo degli ultimi momenti di un insigne soggiorno, è monito silenzioso che gravemente pare sentenzi alla città: «Tra tanti luoghi a questo mondo che hanno bisogno di crearsi attrattive, Napoli, perché vergognosamente trascuri gli infiniti tesori tuoi?»